“The Age Of Everything” – Johnny Marr

A distanza di quattro anni dal precedente “Fever Dream Pts 1-4”, progetto musicale che prevedeva il rilascio delle sedici tracce in quattro ep, poi racchiusi in un unico disco doppio, Johnny Marr torna con “The Age Of Everything” (BMG) , suo quinto disco solista. Se il precedente suonava più variegato e, per stessa ammissione dell’autore, racchiudeva una ‘serie di influenze e un suono molto ampio sviluppato dall’uscita dagli Smiths fino ad ora’, questo nuovo album rappresenta in toto gli Smiths.

Prima di qualsiasi critica a questa affermazione è però opportuno fare un riassunto delle puntate precedenti. Dal 1987, anno dello scioglimento della band, Marr e il suo vecchio sodale Morrissey sono divisi da una dura e aspra faida legale e mediatica senza fine.
A cominciare, possiamo dirlo senza problemi, è stato il vecchio cantante (Moz non denunciarmi), il quale, per certi versi, è stato investito del titolo di vera anima del vecchio corso. In verità, Morrissey, quasi subito dopo il suo esordio ha preso le distanze dallo “Smiths sound” in favore di una proposta più personale e, per certi versi, più interessante. Il suo conservatorismo, però, toccò l’apice quando, cinque anni dopo lo scioglimento della band, nel 1992, si presentò sul palco del Finsbury Park avvolto dalla Union Jack.

L’enorme polemica che si innalzò nella quale venne tacciato di flirtare con l’estrema destra si spense poco alla volta, ma nessuno dimenticò il gesto.
Il conservatorismo di Marr, invece, lo scopriamo oggi. Dopo l’ennesimo botta e risposta a distanza tra i due, dopo che l’ex chitarrista degli Smiths ha assunto il controllo del catalogo musicale e per il quale Johnny stesso venne accusato da Moz di fermare diverse pubblicazioni celebrative e di rinunciare a una richiesta di reunion milionaria, forse c’è stato un ripensamento. Il nuovo disco, infatti,  vuole essere una risposta musicale a tutto questo.

Ed ecco tornare a “The Age Of Everything”, che, come anticipato, rappresenta la vecchia band culto ma aggiornata ai giorni nostri. L’attacco di Spin ci riporta indietro con gli anni. La voce chiaramente è quella di Marr, ma la chitarra è presa direttamente da “Strangeways, Here we Come” (per la precisione dalla seconda traccia intitolata I Started Something I Couldn’t Finish), canto del cigno della band mancuniana.
Il gruppo qui è affiatato ed è costituito da James Doviak alla chitarra, Iwan Gronow (basso) e Jack Mitchell (batteria), entrambi usciti dall’esperienza Havok e dal 2013 solidi collaboratori di Johnny, e da interventi ai cori a cura di Meredith Sheldon e del figlio Nile Marr.

E proprio nella seconda Beyond The Rain troviamo l’intervento puntuale delle seconde voci che riempiono un pezzo interpretato da Marr in modo ammaliante.

La prima sorpresa l’abbiamo con la terza traccia It’s Time. La canzone tirata è sicuramente un passo avanti rispetto ai due pezzi precedenti; si discosta dal passato e, stranamente, la voce qui sembra riprendere il timbro di Martin Rossiter, il cantante dei Gene, una band molto vicina agli Smiths e tacciata, a inizio della sua storia, come una replica degli Smiths stessi. E’ una curiosità, ma personalmente trovo che a distanza di tanti anni sembra un po’ chiudere il cerchio: La band di Manchester era geniale, ma anche quella londinese aveva i suoi perché e la ripresa di alcune soluzioni stilistiche lo dimostra.

How Come, a seguire, è sempre una rock ballad ma con un tono più riflessivo e dal grosso potenziale come singolo; mentre Ophelia, (il terzo estratto, oltre a Spin e It’s Time), presenta un gioco di chitarre fresco e ben supportato dalla sezione ritmica. Le reminiscenze sono dietro l’angolo, ma qui le parti strumentali sono ben dosate e ci ricordano come un certo tipo di sound anni ‘80 di scuola R.E.M. e The Smiths stesso, è destinato a durare in eterno.

E’ però la successiva That Feeling che catturerà l’attenzione dei più. La voce di Marr lievemente filtrata nella strofa introduce un coro accattivante che ti si staglia in testa e rimane fisso oltre la fine del disco. Si segnala l’ottimo lavoro di Gronow che in sottofondo fa cantare il basso e sostiene l’ossatura del pezzo. Sono certo che questa canzone farà la felicità di quanti si cimentano con lo strumento e per proprio gusto personale decideranno di replicare la struttura. Chapeau.

In And Out Of Love è forse la traccia più debole. La qualità dei musicisti è insindacabile, ma la canzone passa senza lasciare un’emozione particolare che ti faccia desiderare di premere sul tasto replay.

Just Once More, a seguire, rialza le sorti di un’opera comunque sopra la media. Si apprezza sempre l’ottimo lavoro di basso, il quale, assieme alla batteria di Mitchell, crea una sensazione di tensione molto simile a quella presente in Columbo, penultima traccia di “Forth”, quarto e ultimo disco in studio dei The Verve. Come in precedenza, il basso regge la struttura consentendo l’esplosione delle chitarre che culminano in un breve ma intenso assolo di quella solista.

Fire With Fire ci accoglie con un arpeggio ipnotico che si alterna al palm mute nel momento in cui Johnny Marr inizia a cantare. Canzone tutt’altro che scontata potrebbe rappresentare la base di partenza che consentirebbe alla band di discostarsi dal passato pesante del chitarrista per cercare senza esitazione una nuova venatura d’oro. Per ora è solo una pagliuzza, ma la vediamo brillare e tanto basta.

La chiusura è lasciata a All In A Life, che suona come un ulteriore conto saldato con il passato e ci lascia con la curiosità del prossimo episodio.

Questo è il momento giusto per Johnny per capire se la svolta è dietro l’angolo, oppure ci si accontenterà di replicare un formula che piace, che emoziona e che tutto sommato ci va ancora bene così com’è. D’altronde puoi migliorare delle ricette, puoi aggiungere o togliere ingredienti, ma se hai raggiunto il culmine, ti spetteranno lodi eterne anche se non rivoluzionerai più i tuoi piatti.

Tracklist:

01. Spin
02. Beyond The Rain
03. It’s Time
04. How Come
05. Ophelia
06. That Feeling
07. In And Out Of Love
08. Just Once More
09. Fire With Fire
10. All In A Life