Nother e Moon Leap: un continuo oscillare tra fragilità e forza

Articolo a cura di Francesco Pietro De Angelis

Nother è il progetto solista di Stefano Milella, produttore, batterista e compositore.
Moon Leap è il progetto solista di Alessandra Stella, cantautrice.
Dopo il successo del loro singolo Us, uscito nel 2022, in questo EP dal titolo “On The Edge of Getting Lost”, composto da cinque  tracce, disponibile in streaming dai primi di giugno 2025, il duo pugliese “affronta la complessità delle emozioni umane quando ci si trova sull’orlo della disintegrazione interiore”, come da loro stessi dichiarato.

Non un semplice EP, ma a un viaggio nell’ombra delle emozioni. Insieme a questa formazione electro dream pop, abbiamo provato a decifrarne le coordinate.

Ringraziandovi per la disponibilità, vorremmo chiedervi, per prima cosa, di raccontarci un po’ la nascita di questo duo. Come si è sviluppata la sinergia che ha dato luogo a questo vostro progetto di collaborazione? E’ stato un passaggio naturale o più ragionato? O un incontro fortuito da cui è scattato qualcosa?
Il progetto è nato in modo molto naturale. Io (Nother) stavo lavorando al mio primo album e abbiamo iniziato a collaborare su alcuni brani.
Da lì è nata Lines, che ci ha fatto capire subito di essere sulla stessa lunghezza d’onda. Successivamente abbiamo scritto insieme Us, un pezzo che ci ha portato a raggiungere traguardi importanti come l’esibizione al Primavera Sound e diverse segnalazioni da parte di media internazionali. In quel momento abbiamo capito che era arrivata l’ora di scrivere un album insieme.
Nel frattempo, la collaborazione artistica è diventata anche un legame personale: oggi siamo un duo non solo nella musica, ma anche nella vita.

Sappiamo che i brani di questo EP faranno da colonna sonora per una serie Tv Rai Fiction, in collaborazione con Ernia.
Vi va di raccontarci qualcosa di più su questa esperienza?

La collaborazione con Fidelio, la casa di produzione, è iniziata prima ancora delle riprese, e da subito si è creata una sintonia speciale con i due registi, Fabio Mollo e Domenico Croce.
Questo ci ha permesso di intrecciare profondamente i brani con la storia: alcuni interpretati direttamente dai protagonisti della serie, altri composti appositamente come colonna sonora.
Abbiamo lavorato per trovare il giusto equilibrio tra la parte più street del racconto e i momenti più emozionali e intensi che restituiscono tutta la complessità del quartiere QT8 di Milano.
È stata un’esperienza molto arricchente, che ci ha fatto scoprire nuovi modi di dare vita alla nostra musica attraverso le immagini.

Il brano che apre l’EP, Nothing Wrong, la potremmo definire un’electro-ballata, con sonorità che riecheggiano un recente passato, un po’ beat anni ’80, un ritornello coinvolgente, una musica che rimane e che avvolge.
Una canzone ballabile che si lega perfettamente con la voce di Moon Leap. Ci raccontate la nascita e lo sviluppo di questa canzone così densa (e bella)?

Grazie! Come spesso accade nel nostro processo creativo, Nothing Wrong è nata da una base strumentale di Nother, su cui io ho iniziato a scrivere la linea vocale e le parole.
Fin da subito ci siamo resi conto che il brano aveva un’energia particolare: una ballata elettronica che richiama atmosfere del passato ma le reinterpreta con una sensibilità contemporanea.
In qualche modo è una canzone sospesa tra nostalgia e leggerezza, capace di essere ballabile ma allo stesso tempo intima.
Per noi racchiude bene l’essenza dell’EP: un continuo oscillare tra fragilità e forza, tra passato e presente.

Until You Come Back Home, terza traccia, è un beat di nostalgia e voce, un battito d’ali che attraversa un bosco e si perde in esso, lasciandosi dietro qualche traccia leggera del suo passaggio.
Anche voi ne aspettate il ritorno, oppure la consapevolezza di una data realtà ne impedisce, in qualche modo, la sua trasformazione?

Per me (Moon Leap) la nostalgia è un sentimento fondamentale, che vivo quasi in modo masochistico.
È una sofferenza, certo, ma allo stesso tempo custodisce un amore immenso e lo rende tangibile, quasi reale.
Potrei dire che restiamo in attesa di un ritorno, ma in realtà non è così: accettiamo l’assenza come la prova che una presenza c’è stata, e che ha lasciato un segno profondo.
Sentirne la mancanza è naturale, ed è proprio questo che dà senso al brano.

Mercy, è il penultimo brano, dal ritmo pop avvolgente che ben si mescola con la voce di Moon Leap e l’intensità che trasmette.
Sembra che ci sia una svolta, in questa traccia, che si fa largo nella nebbia, fino a farsi presente e viva. Un sorta di grido che avanza e scuote. Un passo fermo, una rivendicazione, un coraggio. Come la vivete, voi, questa canzone?

Mercy non nasce come uno svelarsi intimo, a differenza degli altri brani, ma come una presa di posizione.
È un brano che afferma, che rivendica uno spazio e una voce. Non cerca indulgenza, ma trasforma la vulnerabilità in forza. In questo senso la viviamo come un passo deciso, netto, che porta con sé coraggio ed energia.
E dentro c’è anche la rabbia, che per noi cela sempre la presenza di un desiderio: una parte vitale che va ascoltata e sublimata.

Quinta ed ultima traccia dell’EP, What’s Left of Me, sembra lasciare aperta una porta di speranza per le nuove occasioni, una via d’uscita, una strada battuta che si intravede nella disperazione.
E’ un abbaglio o questa strada (anche non battuta) esiste davvero?

Crediamo che una strada esista, ma What’s Left of Me non parla di una via d’uscita.
Il suo punto non è mostrare speranza, ma restare nella sofferenza, viverla fino in fondo e farci stare anche gli altri dentro, perché a volte l’unico modo per spiegare un dolore invisibile è mostrarlo così com’è, senza filtri.
Spesso cerchiamo subito una soluzione, un modo per guardare oltre, per non incontrare mai davvero quel dolore. Ma a volte è necessario sostarci, attraversare il caos, lasciarsi straziare, perché solo così si può iniziare a guarire.
So che fa paura, ma l’illusione che esista sempre una via rapida verso la salvezza rischia di fare più danni. Ciò che proviamo non è un errore da negare o cancellare: va riconosciuto, abitato e comunicato.

Da dove traete l’ispirazione, a livello sonoro? Avete dei maestri, ritmi, basi, a cui vi ispirate? Seguite delle tecniche particolari nella stesura di musica e parole?
Questo EP ha avuto per me (Nother) una sorta di doppia vita, perché l’ho ri arrangiato due volte. All’inizio cercavo un riferimento ideale in sonorità che mi erano familiari, tra Garage UK, elettronica emozionale ed affini, come già nel precedente album.
Ma i brani non sembravano mai davvero finiti, non ci restituivano quello che volevamo. Dopo mesi di tentativi, la svolta è arrivata quando ho spento tutto tranne la voce e pochi suoni di synth di riferimento, e ho deciso di risuonare ogni cosa con strumenti acustici.
È stata una scelta quasi radicale, ma proprio così il disco ha preso forma in maniera naturale e, con questa “nuova” formula, lo abbiamo completato in meno di un mese.

Domanda d’obbligo: intenzioni e/o progetti per l’immediato futuro?

A fine settembre, in contemporanea con l’uscita della serie tv Hype, rilasceremo uno dei brani della colonna sonora che sarà quello che chiuderà l’ultimo episodio della serie.
Non vediamo l’ora di farvelo ascoltare!

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