Un’esperienza catartica: Emma Nolde alla Festa di Radio Onda d’Urto
A Brescia, la Festa di Radio Onda d’Urto si è affermata da anni non solo come punto di riferimento per la musica alternativa ma come una vera e propria istituzione capace di attirare ogni estate migliaia di persone tra concerti, mercatini e stand enogastronomici.
In un programma fitto di nomi, la voce di Emma Nolde è arrivata sul palco il 19 agosto per regalare una delle serate più intense della festa.
Il suo nome è già noto agli addetti ai lavori, e le sue collaborazioni ne sono la prova: Niccolò Fabi l’ha voluta nel suo ultimo disco, Brunori Sas in apertura di importanti date, Manuel Agnelli nel suo podcast su Radio 24 “Leoni per Agnelli” e ha lavorato di recente con Roberto Mercadini in uno spettacolo teatrale.
A testimonianza di questo magnetismo, il suo seguito continua a crescere, fatto di ammiratori fedeli che la seguono con passione. E non è un caso, perché un suo concerto non è solo musica, ma un’esperienza che ti entra sottopelle e non ti lascia più.
Lo spettacolo della musicista toscana è un momento unico, in cui la sua voce e la sua chitarra si fondono in un’architettura sonora complessa e allo stesso tempo intima.
Un sound che unisce elementi di pop sperimentale con le radici del folk d’autore (à la Nick Drake, per intenderci), capace di toccare l’intensità dei primi Bon Iver e la profondità dei migliori Coldplay.

Ad accompagnarla, una band coesa e potente, composta da Francesco Panconesi, un vero polistrumentista che passa con disinvoltura dal sax alle tastiere e ai sinth, la “new entry” Federica Sutera al basso, Marco “Pizza” Martinelli alla batteria, Andrea Beninati al violoncello e percussioni.
La serata di Radio Onda d’Urto si era già accesa con il set di Ginevra, un’artista di grande personalità che ha folgorato il pubblico con un trio minimale ma carico di intensità.
È stato poi alle 22:20 che un’altra energia ha preso il sopravvento, avvolgendo il pubblico nelle prime note di Intro, il brano che apre anche “NuovoSpazioTempo” ultimo lavoro uscito nel 2024.
Pur nella sua brevità, il pezzo è stato una dichiarazione d’intenti, come dimostrano i versi che marchiano a fuoco con queste parole: “Sveglie, passi, passi / Giorni pieni tu che ridi / Pochi amori tanti amici / Saremo felici mai? / Cosa succederà poi? / Poi, poi, poi, poi, poi”. Un’apertura intensa che, in pochi istanti, ha fatto capire perché l’album sia entrato nella cinquina del Premio Tenco 2025, e perché per molti, me compreso, ne sia il vero vincitore. Mentre la musica cresceva in un’onda sonora inarrestabile, Emma è apparsa sul palco. Con disinvoltura è arrivata al microfono e ha salutato con un “ciao” che è sembrato la premessa di qualcosa che stava per esplodere, e in un attimo la sua sola presenza è diventata la padrona indiscussa del grande palco bresciano.
Dopo l’intro, si è entrati subito nel vivo con Pianopiano!, un brano che è anche un esplicito invito – espresso poi da Emma anche a parole – a godersi il concerto come un momento speciale, concedendosi di essere se stessi senza temere il giudizio altrui.
Del resto, i brani dal vivo si trasformano in veri e propri monumenti sonori.
La scaletta ripercorre il meglio di una discografia che cresce a ogni uscita, partendo da “Toccaterra”, passando per “Dormi”, fino al bellissimo “NuovoSpazioTempo”.
Brani come Storia di un bacio, CQVT e Voci stonate risuonano in modo nuovo e potente, ma è su Resta che l’esperienza si fa più intensa.
Negli stacchi del brano, la chitarra noise di Emma lascia andare il feedback, un chiaro richiamo a band come i Sonic Youth che del rumore hanno fatto Arte.

Emma è padrona del palco.
Con la voce di una dea ribelle scesa dall’Olimpo che scuote i comuni mortali, pizzica la chitarra con le dita o si lancia in assoli che toccano il ‘noise’, cambiando strumento a ogni brano, ciascuno con una diversa accordatura, segno che non è mai ferma, mossa da una espressività vivace in continua ricerca.
Allo stesso tempo, dimostra di essere una vera performer anche quando lascia lo strumento, dominando la scena con il solo microfono in mano.
Sprigiona un’energia fisica pazzesca e coinvolgente, tipica dei suoi 25 anni.
Non si pone limiti, né se ne pone la band fatta da polistrumentisti eccezionali, e in un paio di pezzi suona anche una piccola tastiera-synth per creare atmosfere inedite.
L’energia che si respira è palpabile non solo sul palco, ma anche tra il pubblico. Lontano da ogni retorica, il messaggio di solidarietà si è manifestato in modo chiaro: dal palco, Emma ha sventolato una bandiera arcobaleno, mentre sotto al palco un ragazzo dell’organizzazione ha mostrato quella della Palestina.
Il concerto si innalza brano dopo brano. Il culmine è raggiunto con Berlino, a cui segue l’ulteriore salita di Punto di Domanda.
Qui, il mix di melodia e rap mostra il lato più sperimentale dell’artista, senza mai sacrificare l’aspetto melodico.
La progressione continua con La stessa parte della luna, fino ad arrivare all’apice emotivo e sonoro con Tuttoscorre.
E ogni volta che pensi di essere arrivato al vertice, Emma ti porta ancora più su con Sempre la stessa storia fino ad arrivare a Sirene, uno dei gioielli del suo capolavoro “NuovoSpazioTempo”.
È in questo brano che le delicate melodie della viola di Andrea Beninati si fondono alla perfezione con il resto della band, sprigionando il “muro sonoro” in tutta la sua potenza.
A sostenere questa ascesa c’è una sezione ritmica impressionante.
Marco ‘Pizza’ Martinelli non è definibile come batterista, sarebbe riduttivo: è un cuore che pulsa in maniera crescente fino a portarti allo spasimo.
Il suo stile, fatto di infiniti crescendo con tamburi che si fanno tribali e piatti che deflagrano senza sosta, trova il perfetto complemento nel basso pulsante di Federica Sutera, un combo che porta in Italia un nuovo modo di suonare, che può ricordare l’intensità dei primi dischi di Bon Iver e Novo Amor.
Federica, spesso alle prese anche con un archetto di violino, aggiunge un tocco di eleganza e mistero che completa perfettamente le atmosfere quando si fanno rarefatte.
E a coronare il tutto, il sax di Francesco Panconesi tesse lunghe note, creando atmosfere tirate e sognanti che esaltano i vertiginosi crescendo della band.
Artisti così coinvolgenti sono davvero rari nel panorama italiano e non solo, e il mio ricordo va subito a uno dei più grandi, l’immenso e unico Paolo Benvegnù, i cui concerti erano veri e propri momenti di catarsi.

Il concerto è un flusso ininterrotto, che non ha bisogno di pause anche grazie a un’organizzazione impeccabile. Un’escalation continua, tanto che i bis arrivano quasi senza che ce ne si accorga.
A sorpresa, il primo è ‘Indipendente’, il suo nuovo singolo, in cui Emma batte il tempo con un rullante, introducendo un ritmo nuovo e ipnotico.
Seguono la bellissima Sconosciuti, e infine il brano di chiusura, la struggente Nero Ardesia.
Ed è qui che arriva il vero, catartico, addio: Emma ringrazia il pubblico e la festa, ma soprattutto si congeda con stacchi precisi e un urlo cantato liberatorio che lascia il pubblico in un’emozione profonda.
Nonostante l’assenza della mia preferita in assoluto, Universi paralleli, il concerto è stato meraviglioso, un’esperienza che tocca dentro come pochi altri sanno fare.
Alla prossima, Emma Nolde!
Setlist:
01 Intro
02 Pianopiano!
03 Storia Di Un Bacio
04 Resta
05 Cqvt
06 Voci Stonate
07 Respiro
08 Berlino
09 Punto Di Domanda
10 La Stessa Parte Della Luna
11 Sempre La Stessa Storia
12 Sirene
13 Mai Fermi
14 Bis
15 Indipendente
16 Sconosciuti
17 Nero Ardesia


