Batti 5 – 5 domande in 5 minuti: Amado

Oggi parliamo di un brano che ha il respiro della poesia e il cuore pieno di immagini evocative, come “I vecchi archi suonano in silenzio”

Tra Stoccolma e il Brasile, tra Narciso che piange e Caetano che cambia pelle, Amado ci invita a guardare dentro noi stessi, a riconoscere le emozioni senza nome che spesso cerchiamo di nascondere. Un testo libero da regole: come la musica che mi piace!

L’ospite di questo nuovo Batti 5 è Amado, che con il suo nuovo singolo Sindrome di Stoccolma ci regala una sorta di pagina di diario scritta in metrica libera.
Pronti a perdervi anche voi tra queste righe?

Ciao Amado, complimenti per questo brano trascinante!

La Stoccolma che racconti appare come un luogo freddo e mentale, uno spazio che sembra trasformarsi in un’abitudine tossica, una dipendenza da cui non ci si libera mai del tutto. È un luogo reale o simbolico?

È un luogo reale e al contempo simbolico, la voglia di scappare da un luogo fisico non è mai un sentimento realmente geografico, Il più delle volte si cerca di scappare dalla persona che sei in determinate condizioni ambientali

La speranza di uscirne, la rinascita, sembra coincidere con l’idea di andare verso il caldo, in Brasile. Citi Caetano — Veloso, suppongo — che ‘ha scoperto San Paolo’ e, per essere chiaro, ‘ha tradito un altro’.
È un riferimento biografico preciso, o una metafora?

Anche un questo caso, entrambe le cose. È un omaggio alla sua canzone Sampa,  in cui racconta il giorno in cui si è messo in discussione riuscendo ad apprezzare San Paolo, città concreta e spigolosa, ed a trovarci poesia, lui che veniva dal posto più bello del mondo: la Bahia.

La ‘fottuta coerenza’ sembra più un vincolo che una virtù, una catena che imprigiona anche di fronte ai bisogni dell’anima. Qual è, per te, l’emozione dominante che attraversa tutto il testo?

La coerenza è un paraocchi, per coerenza si uccide, si soffre e si fa soffrire. È importante sapersi contraddire.

Il ritmo musicale sembra proprio sollecitare una spinta, con richiami al pop anni ’60 e al pop punk. Chi ha collaborato con te nella parte musicale?

Luca Narducci ha curato la produzione, Alessio Senis il mix ed il master, e la sezione ritmica è quella dei miei fratelli musicali di sempre, Loris Grattarola alla batteria e Andrea Senis al basso.

Hai dato vita a Indieponente Festival, in programma il 6 settembre all’Arena Bigauda di Camporosso (IM). In un periodo in cui è sempre più difficile per gli artisti indie trovare spazi per i loro live, (al di fuori di esibizioni collettive), organizzare un festival sembra quasi un atto visionario — o temerario. Cosa ti ha spinto a farlo?

Non ritengo sia un momento non facile per l’indie, al contrario, nell’ultimo biennio sono usciti grandi dischi e l’Italia pullula di festival.
Il Ponente Ligure invece ne era orfano. Ma Annibale arrivando in Italia in groppa ad un elefante disse: noi o troveremo una strada, o ne costruiremo una.

Indaco Records