Gavino Ganau: qualcosa che emerge dal profondo

Articolo a cura di Tiziano Farinacci

È fuori dal 31 Maggio 2026 il primo lavoro solista autoprodotto di Gavino Ganau (già LanD ExcapE), un concept-album dal titolo “Il confine di pietra”. Si tratta dell’ulteriore passo dell’artista sardo nel suo processo di ricerca caratterizzato dalla pittura, dalla combo musicale con Giovanni Dibeltulu ed ora in solitaria, a voler palesemente raccontare il suo rapporto più intimo con il Monte Limbara, dalla cui ombra in quel di Tempio Pausania il Ganau proviene.

“Il confine di pietra” è piano minimale ma incisivo ed elettronica sperimentale ambient, visiva rappresentazione del maestoso e imponente creato naturale che fa da musa della vita che scorre da sempre ai suoi piedi.

Soggiogati dalle atmosfere a tratti icastiche e a volte rarefatte, oscure e misteriche percepibili in questa sua creazione, abbiamo voluto porre alcune domande a Gavino Ganau per scavare nella sua percezione al cospetto della realtà che l’ha scelto.

All’ascolto di “Il confine di pietra”, all’interno della mio monolocale romano, si è sviluppata la percezione di una foschia fitta, certamente condizionata anche dallo scatto fotografico immortalato nella copertina del disco. La sensazione godibile è quella di un’austerità magica e al contempo impenetrabile. Così Gavino mi domando e ti domando, cos’è per te il Monte Limbara, un “muro” che protegge o che nasconde?

È sicuramente tante cose: protezione ma anche nascondiglio, paesaggio che mi ha accompagnato ogni giorno sin dalla più tenera età, fino a quando ho vissuto a Tempio Pausania, ma anche oggi che vivo a Sassari (la foto di copertina è stata fatta dalla finestra della mia camera a casa dei miei genitori).
Nel caso di questo lavoro musicale il Limbara è stato un confine, una delimitazione che mi ha dato le coordinate entro le quali muovermi, capaci di generare l’ordine di cui avevo bisogno. Non ho capito subito quanto il massiccio montuoso che ho osservato da sempre potesse essere un meraviglioso catalizzatore, ho iniziato a farlo quando ho concepito un lavoro pittorico (la pittura va di pari passo con la musica) per una mostra collettiva in un museo sardo denominata “L’anima del paesaggio”, con un quadro che ho intitolato “Senza accorgermene”, che è anche il titolo di un brano del disco.
Nel quadro c’è la montagna e da lì ho iniziato casualmente e, appunto, senza accorgermene, una riflessione profonda sull’appartenenza a un vissuto visivo, scandita da appunti musicali che sono cresciuti in naturale risonanza con le immagini della montagna. A volte serve solo un pretesto per organizzare qualcosa che emerge dal profondo e che ha bisogno di essere semplicemente incanalato.

Questo disco permette il suo ascolto “in sicurezza”, il percorso che lo attraversa sa toccare momenti di sospensione temporale e brillii emotivi, ma non conosce esasperazione. Che rapporto hai con “la stasi”, con il silenzio che permette l’indagine all’interno del tuo IO?

Il mio rapporto col silenzio e la stasi è quotidiano e costante. I brani ricorsivi del disco, denominati “Escape”, li ho creati di notte, in una dimensione di sospensione e meditazione.
Buona parte della mia giornata è scandita, oltre che dalla musica, dalla progettazione e dalla realizzazione di opere pittoriche, in uno stato psicologico fatto di riflessione, gesti lenti, ripetuti e rituali che pratico da trent’anni e che, mi rendo conto, mi hanno addestrato a un procedimento introspettivo di fondamentale importanza per la genesi di lavori pittorici e musicali.

Domanda banale ma risposta che mi interessa molto… com’è stato creare un progetto musicale da solista? E “Il confine di pietra” (quindi la musica in solo) è il tuo primo capitolo di un ulteriore canale artistico espressivo?

È un qualcosa che si è sviluppato lentamente, dopo le prime sortite con i LanD ExcapE (progetto di musica elettronica che condivido con Giovanni Dibeltulu). Parallelamente alla stesura dei brani dei LanD ExcapE ho iniziato a buttare giù delle cose che non prevedevo potessero diventare un progetto solista, li consideravo degli appunti sonori: mi sono reso conto che, quasi quotidianamente, provavo delle soluzioni che erano legate da una trama evidente, generata innanzitutto dall’uso di un suono pianistico riverberato che è diventato la  cifra stilistica del confine di pietra.
La convinzione di pubblicare è arrivata anche grazie all’esortazione del mio amico e coautore  nei LanD ExcapE e di mia moglie Patrizia e mia figlia Alice che sono le mie più convinte sostenitrici. In realtà ho accompagnato l’uscita de “Il confine di pietra” con altre due pubblicazioni contemporanee, su Bandcamp, di due ep con due moniker differenti che, inizialmente, non ho divulgato (digital mist e Code Words) e che si muovano stilisticamente tra trip hop e industrial.
Una piccola operazione concettuale della quale avevo bisogno per chiudere un ciclo. In futuro la maggior parte delle energie creative saranno dedicate ai LanD ExcapE ma credo che le mie altre incarnazioni musicali verranno a bussare, prima o poi, e non potrò fare altro che ascoltarle :-).

Quali sono i tuoi riferimenti musicali? Le contaminazioni, gli ascolti, gli amori sonori di gioventù?

La mia evoluzione di ascolto giovanile si è mossa, innanzitutto, dentro il perimetro del post punk. Quando ho iniziato a consolidare i miei gusti il post punk era iniziato da poco: Joy Division, e la loro prosecuzione nei New Order, The Cure, Cocteau Twins, John Foxx e Ultravox, The FallWire, Durutti Column, The Sound, Cabaret Voltaire, Brian Eno, Japan e a seguire David Sylvian, solo per fare alcuni nomi delle cose che ho preferito di quel periodo: subito a seguire sono arrivati altri ascolti, in ordine sparso anche dal punto di vista temporale: CCCP e CSI, Pixies, Massive Attack, The Smiths, le cose più interessanti del Grunge, cantautori più o meno underground, maschili e femminili, americani e inglesi, elettronica varia, Aphex Twin, Boards of Canada, Murcof, Alva Noto, Eluvium e Goldmund (questi ultimi due mi hanno ispirato non poco per la stesura di questo lavoro), Max Richter, A Winged Victory for the Sullen, Indian Wells, Bochum Welt.
Continuo sempre a cercare nuovi stimoli e credo che sia tantissima buona musica prodotta nella contemporaneità.

Salutandoti e ringraziandoti per averci concesso questa intervista, cosa c’è all’orizzonte del tuo universo artistico?

A giorni inizieremo a scrivere dei nuovi brani come LanD ExcapE, per un po’ concentrerò tutta l’energia creativa, musicale, in quella direzione, abbiamo già diverse idee che vogliamo concretizzare anche se, ne sono certo, metterò da parte degli abbozzi di brani che faranno da base per qualcos’altro che, per ora, non è definito.
Contestualmente sto preparando un paio di mostre pittoriche che mi stanno impegnando molto e che vedranno la luce tra ottobre e novembre.
Grazie a voi per le belle domande, che mi hanno consentito di raccontarmi.