Articolo a cura di Cinzia Nalci
Giorgio Cuscito, musicista, cantautore, poeta e performer di Acquaviva delle Fonti, classe 1994, è noto come voce e autore dei Violent Scenes, band art rock con quattro album e centinaia di concerti tra Italia e Stati Uniti.
Nel suo percorso ha musicato testi di Paul Éluard, Cesare Pavese, Gottfried Benn e Pier Paolo Pasolini, lavorando tra musica, teatro e arti contemporanee.
“L’amore da vicino” è il suo primo album di canzoni in italiano, in uscita il 16 ottobre per VREC Music Label con il contributo di Nuovo Imaie. Registrato con Sebastiano Lillo e Paolo Palmieri allo SLAP Studio di Castellana Grotte, raccoglie undici brani scritti tra il 2013 e il 2025 dedicati all’amore nelle sue forme più quotidiane e profonde.
C’è qualcosa di volutamente fuori moda ne “L’amore da vicino“, e forse è proprio questo il suo punto di forza. Fuori moda poiché non segue i suoni del momento e non cerca ritornelli orecchiabili a tutti i costi.
Dopo quindici anni di ricerca, Cuscito sceglie di togliere invece di aggiungere.
L’apertura con Mi sbagliavo mette subito le carte in tavola: un’ammissione sottovoce, più che una affermazione determinata, voce e chitarre sussurrate. Da lì si entra in un paesaggio domestico, dove Manchi solo tu non è una dichiarazione urlata ma un’assenza che si nota mentre si fa altro, basso che fa da ombra e batteria in sottofondo.
Una finestra e Marmo lavorano sulla stessa idea con parole diverse, una trasparente, più arpeggiata, l’altra durissima, percussiva, per dire come l’amore a volte si faccia confine.
Una cassa e cinque uomini portano atmosfera di chitarre pulite e senza effetti, crepuscolari e intime.
In mezzo, Una settimana è forse il momento più leggero, quasi una poesia sussurrata che dà aria al disco spezzando il tono.
Poi ci sono i due snodi che tengono insieme tutto il progetto, le due cover. E parlo ancora di te di Ivano Fossati è affrontata con un rispetto raro: Cuscito non cerca il confronto, non alza la voce dove Fossati graffiava. La spoglia, quasi fosse una lettera che si rilegge a distanza di anni. Si sente il suo lavoro da interprete, da chi ha musicato grandi autori.

Lo stesso vale per Michelangelo Antonioni di Caetano Veloso. È una scelta che dice molto del suo percorso: citare il cinema per parlare di sentimenti, tenere l’amore in un’inquadratura lunga, senza bisogno di un climax. Nella sua versione diventa più da camera, ed è proprio lì che si sente il ponte tra il Cuscito più sperimentale e questo nuovo cantautorato in italiano.
A chiudere tutto, È già domenica che in realtà lascia la porta aperta. È la sensazione giusta dopo un disco così: che l’amore, quando lo guardi da vicino, non abbia un finale, ma solo un tempo che continua, da trascorrere insieme.
Un esordio che non cerca di piacere a tutti, e proprio per questo risulta coerente.
Tracklist:
- Mi sbagliavo
- Manchi solo tu
- Una cassa
- Una finestra
- Marmo
- Una settimana
- E parlo ancora di te
- Achille e Patroclo
- Michelangelo Antonioni
- Cinque uomini
- È già domenica
Foto Nicole De Pergola


