“Never Enough: Versions” – Turnstile

Partiamo dal principio: siamo negli U.S.A., nel Maryland, a Baltimora, con il suo porto internazionale. Laggiù la scena hardcore punk locale, nel 2010, partorisce i Turnstile:
Brendan Yates (voce principale, percussioni), “Freaky” Franz Lyons (basso, percussioni, seconda voce), Daniel Fang (batteria, percussioni), Pat McCrory (chitarra, cori), Meg Mills (chitarra ritmica, cori)

La band si differenzia subito dalle altre del genere per i repentini cambi di tempo (fondamentale il ruolo del batterista Daniel Fang fin dagli esordi) all’interno di ogni singolo brano, mischiando il punk con il rock alternativo, il funk e la musica elettronica, spiazzando così la fruizione sonora dell’ascoltatore medio.

Nel giugno del 2025 esce “Never Enough“, il loro quarto album con l’etichetta Roadrunner Records, che spinge la band a livelli mai raggiunti di critica, di pubblico e di fama internazionale. È un album fresco, giovane, maturo nell’intenzione, melodico e rissoso allo stesso tempo, che trasporta l’ascoltatore in un giro di valzer tra l’hardcore più spinto e melodie degne di “Miami Vice”. Ad agosto di quest’anno la Roadrunner decide di pubblicare la sua naturale evoluzione musicale, chiamata “Never Enough: Versions“, un doppio disco con ben 36 brani, gran parte riarrangiati dal precedente lavoro, che conteneva solo 14 tracce.

Il disco si apre con “Never Enough“, prima traccia con i Porches, una synth-pop band di New York. Easy listening e soft, ammorbidita all’ascolto rispetto all’originale del 2025, che suonava molto più punk nell’animo delle sue chitarre.

Segue “Birds“: questa versione con la cantante americana Slayyyter trattiene l’idea iniziale hardcore del brano con l’aggiunta di una voce a dir poco pungente, urlata ed in perfetta simbiosi con quella del cantante Brendan Yates, mischiando ritmi con chitarre serrate ad un’elettronica degna di Paul Kalkbrenner.

La successiva Sole, riarrangiata da Floating Points, parte subito elettronica ed ipnotica, ideale per essere ascoltata in cuffia durante una corsa; è completamente stravolta rispetto alla versione del 2025 hardcore, dove l’elettronica si trovava solo alla fine. Light Design, in collaborazione con Dev Hynes (in arte Blood Orange) è un intreccio di elettronica frammentata che, grazie alla dolcezza dei synth, culla l’ascoltatore come una delicata carezza musicale.

Dreaming, con Dan Deacon, musicista americano di elettronica: assume quel sapore alla Daft Punk, con un incalzare sul finale dato da un ritmo elettrorock degno di un maestro del genere. Un orgasmo elettronico di suoni. I Care è sesta traccia acustica con la dolcezza di Faye Webster. Cantautrice americana dall’indole musicale minimale, dona al brano una leggerezza sconosciuta fatta di chitarra acustica e pianoforte. Un brano ideale come sottofondo in un locale di musica jazz/soul di Manhattan, mentre si sorseggia un drink.

Si prosegue poi con Sunshower, realizzata insieme agli Angel Du$t: una doccia di hardcore made in Baltimore, abbastanza fedele all’originale. Tutt’altra atmosfera si respira con Dull, in collaborazione con Chanel Beads. La canzone inizia malinconica e leggiadra, avvolge come un caldo abbraccio. le sue sonorità richiamano gli anni ’80, i Cocteau Twins, agli albori di quello che poi sarebbe diventato shoegaze negli anni ’90.

Look Out for Me: sembra davvero un brano dei Massive Attack. Il merito va al riarrangiamento di Four Tet, autentico genio dell’elettronica e chef sonoro dalle inconsuete alchimie musicali, che unisce ingredienti electropop ai Turnstile, restituendo agli ascoltatori una pietanza musicale da club berlinese di elettronica.

Si passa poi alla versione di Dreaming realizzata con Brandon Woody: è a tutti gli effetti un brano jazz molto elegante, ma meno spinto dell’originale, che già aveva dei fiati al suo interno che lo rendevano unico.

Arrivati alla traccia 11, Seeing Stars vede la partecipazione di Elton John. Il pezzo inizia con un piano affiancato da una batteria ha voglia di tenere il tempo sui piatti, prima di accendere il motore vero e proprio del brano, che risulta abbastanza fedele all’originale nelle chitarre perfette negli assoli. Elton John si diverte e presta la sua opera rendendo il brano ancora più pop e radiofonico.

Il brano Magic Man (insieme ai Panda Bear) ricorda i Beatles, la musica sacra ed i rave.

La traccia 13 Birds con i Dying Fetus, diventa un brano metal cringe. Si prosegue con  Dull nell’interpretazione di A.G. Cook, dopo il bagno elettronico in stile Nine Inch Nails.

Ceiling con Hayley Williams, già voce dei celebri Paramore: è un brano minimale, all’ascolto dolce e rarefatto.

Slowdive rivisitata da Shabaka con le sue trombe acide, non è più un brano hardcore ma un brano lisergico.

Sunshower di Nourished by Time è un brano dove è stato tolto molto, ma si è riarrangiata l’essenza in stile drum and bass.

La diciottesima traccia è Light Design con Oklou, sussurrata nella sua anima musicale e senza più nessuna impalcatura punk hardcore. Fluttuante e accomodante.

A seguire troviamo Look Out for Me con Kettama, che ci riporta al trip-hop anni ’90.

Spazio poi a Never Enough di Rod Lee, che sembra passata al setaccio dei Fugees.

Nel passaggio successivo Alex G lavora su Magic Man e la trasforma in un brano a metà strada tra Sakamoto e gli ultimi Coldplay.

Si prosegue con Mustafa e Julien Baker, che arrangiano Time Is Happening dandole un sapore tra Seal e Cyndi Lauper.

Dalla traccia 23 inizia il secondo disco, ovvero il lavoro originale del 2025 ripubblicato. Si parte con Never Enough, che inizia con le tastierine dream pop ma non tradisce, grazie a delle ottime chitarre. I ragazzi colpiscono e vogliono arrivare ovunque, a chiunque, aprire le porte di chi non li conosce. Il disco poi continua sino alla traccia 36, rispettando la scaletta originale.

In definitiva il lavoro dei Turnstile non delude: le chitarre shoegaze si mescolano al R&B, amoreggiano con i synth e si sposano alle batterie hardcore ed ai ritornelli radiofonici, amalgamati in un’unica ricetta sonora. Se la musica fosse mediazione, loro sarebbero gli alfieri di essa e “Never Enough: Versions” ne sarebbe il manifesto!

Il disco che mette tutti d’accordo, miscelando il dream pop all’incazzatura punk, passando per la new age, il jazz e l’alternative rock. Un’opera molto pretenziosa, ma riuscita bene. I Turnstile vogliono arrivare dicendo: “Ehi, noi siamo una fottuta band hardcore punk, ma i nostri brani li puoi anche fischiettare sotto la doccia. Non serve che tu sia un expert di hardcore per innamorarti di noi”.

Tracklist:

01. Never Enough: Porches Version (con Porches)
02. Birds: Slayyyter Version (con Slayyyter)
03. Sole: Floating Points Version (con Floating Points)
04. Light Design: Blood Orange Version (con Blood Orange)
05. Dreaming: Dan Deacon Version (con Dan Deacon)
06. I Care: Faye Webster Version (con Faye Webster)
07. Sunshower: Angel Du$t Version (con Angel Du$t)
08. Dull: Chanel Beads Version (con Chanel Beads)
09. Look Out for Me: Four Tet Version (con Four Tet)
10. Dreaming: Brandon Woody Version (con Brandon Woody)
11. Seein’ Stars: Elton John Version (con Elton John)
12. Magic Man: Panda Bear Version (con Panda Bear)
13. Birds: Dying Fetus Version (con Dying Fetus)
14. Dull: A. G. Cook Version (con A. G. Cook)
15. Ceiling: Hayley Williams Version (con Hayley Williams)
16. Slowdive: Shabaka Version (con Shabaka)
17. Sunshower: Nourished by Time Version (con Nourished by Time)
18. Light Design: Oklou Version (con Oklou)
19. Look Out for Me: Kettama Version (con Kettama)
20. Never Enough: Rod Lee Version (con Rod Lee)
21. Magic Man: Alex G Version (con Alex G)
22. Time Is Happening: Mustafa & Julien Baker Version (con Mustafa & Julien Baker)
23. Never Enough
24. Sole
25. I Care
26. Dreaming
27. Light Design
28. Dull
29. Sunshower
30. Look Out for Me
31. Ceiling
32. Seein’ Stars
33. Birds
34. Slowdive
35. Time Is Happening
36. Magic Man