GTO: un viaggio interiore in Gran Turismo

Articolo a cura di Cinzia Nalci

I GTO nascono in Umbria, a San Leo di Bastia, mettendo in scena uno stile folk con un pizzico di rock ‘n’ roll: un pot-pourri che fa l’occhiolino al genere della Patchanka (con elementi di punk rock, ska, reggae e folk).

Il gruppo è formato da Stefano Bucci alla voce, Romano Novelli a chitarra, mandola e armonica, Luigi Bastianoni a chitarra e fisarmonica, Piero (Giampiero) Passeri al basso e Alessandro Bucci alla batteria.

Acquistano notorietà in seguito al trionfo all’edizione di Arezzo Wave del 1998 con Fiori nel fiume. Da lì seguono diversi live e collaborazioni, tra cui quelle con un club e la TV tedesca, per la quale firmano la colonna sonora di una produzione televisiva.

Durante i concerti dividono il palco con artisti del calibro di Bandabardò, Gogol Bordello, Modena City Ramblers e Teresa De Sio. Nella loro discografia vantano 8 album e, nel 2023, una raccolta di 38 canzoni: un vero e proprio viaggio nella loro carriera trentennale.

Ora eccoci qua, con l’ascolto dell’ultima uscita: “Boomer”, album uscito il 12 luglio scorso per Music Force, composto da 12 tracce.

Conosciamoli meglio, quindi, questi ragazzi grintosi; sentiamo cosa ci raccontano e come si raccontano.

Dal 1993 ad oggi sentite che qualcosa è cambiato nelle vostre canzoni, pur rimanendo fedeli a certe sonorità folk-pop e balcaniche?

Sì, forse qualcosa è cambiato dal momento che abbiamo aggiunto due nuovi elementi: tastiera e chitarra acustica. Le nostre sonorità ricordano di più la musica italiana del filone cantautorale, con l’aggiunta però di una buona dose di ritmo ed energia rock.

GTO è un acronimo che nella storia del rock ha già avuto vite diverse — penso alle Girls Together Outrageously. Voi, nel ’93, perché avete scelto proprio GTO?

GTO è un acronimo che significa Gran Turismo Omologato, utilizzato da molti brand automobilistici, tra cui Ferrari e Pontiac. Da qui l’idea del viaggio. Inoltre, quando abbiamo iniziato ascoltavamo molto blues e ce n’è uno di John Lee Hooker — uno dei nostri bluesman preferiti — intitolato Mustang Sally & GTO, dove canta “Mustang Sally got a brand new GTO”… Bisogna saper leggere fra le righe!

In che misura i cantautori italiani hanno influenzato i vostri testi?

Probabilmente molto, perché siamo cresciuti con Guccini, De André, De Gregori, Bennato e Dalla, giusto per citare i più famosi. C’è sempre un messaggio più o meno profondo nelle nostre canzoni.

In quale brano dell’album vi siete divertiti di più durante la registrazione? C’è un aneddoto accaduto in quel momento che vi va di raccontare?

Sicuramente Gin and Tonic. Non eravamo soddisfatti del coro e allora, dato il tema della canzone, siamo andati al bar del paese (che sta proprio di fronte al nostro studio) e abbiamo detto: Ehi ragazzi, vi va di fare il coro su una canzone dei GTO? È facilissimo!. Sììììì!!!. Detto fatto: sono venuti in studio e ci siamo divertiti un sacco!

Riuscite a raccontare con leggerezza, allegria e un velo di malinconia i momenti quotidiani della vita di tutti noi: quanto c’è del vostro vissuto in canzoni come Gita del quinto e Storia di Chiara?

Gita del quinto è una storia d’amore che inizia in gita ma poi finisce male perché, se da un lato la scuola unisce e ci rende partecipi di tutte le esperienze, dall’altro la vita a volte divide, perché ognuno ha le sue idee e le sue aspettative. Diciamo che sì, si parte da un’esperienza personale, ma per dire poi qualcos’altro.
Storia di Chiara, invece, è una canzone che ha a che fare proprio con la difficoltà di affermare la propria condizione nella nostra società; ma alla fine “alla vita non si può dire no” e Chiara decide di fare come “Ceneo che prima era Cenide”.

Nei brani si viaggia da Gita del quinto a New York, passando per la Giamaica. “Boomer” è più un viaggio geografico o interiore?

Entrambi. Viaggiare significa anche cambiare interiormente, interrogarsi; significa capire meglio chi siamo, dove viviamo, chi amiamo. Spesso il modo migliore per apprezzare il posto in cui vivi e le persone che hai intorno è proprio distaccarsene. Di questo parla anche Bella Bellissima, che è sostanzialmente una canzone d’amore.

Avete chiuso “Boomer” con le voci femminili di Maria Elisa e Angelique: sono state volute un po’ come la ciliegina sulla torta alla fine di questo viaggio?

 Sì, perché sono due bravissime cantanti con due timbri vocali completamente diversi e ci siamo divertiti molto a scrivere e a suonare con loro. Ci sembrava proprio doveroso inserirle nel disco!

“Boomer” si trova fisicamente in versione CD che in versione liquida su tutti digital stores.