Una delle realtà più interessanti nate in questi anni è, sicuramente, il Collettivo S.B.A.M. Acronimo dalla geometria mutevole, non rappresenta un semplice contenitore neutro ma uno spazio d’azione; un progetto nato dall’urgenza di fare musica come atto concreto e di testimonianza civile.
È un laboratorio di indipendenza artistica che rifiuta l’isolamento per farsi forza collettiva, dove la sperimentazione è il metodo e l’inclusività una pratica quotidiana. Dall’incontro tra questo nucleo creativo e l’associazione Il Segreto di Penelope di Lecco – realtà che offre percorsi di integrazione e riscatto per donne migranti partendo dall’artigianato sociale – nasce un’opera che ne eredita il nome e l’intento: “Il Segreto di Penelope” è infatti il titolo di questo primo lavoro corale del collettivo.
La figura mitologica di Penelope diventa così il simbolo di una creatività che tesse storie e resistenza, trasformando il lavoro manuale e quello compositivo in uno strumento di emancipazione e rifugio.
Prodotto da Flavio Ferri (Delta V), qui nelle vesti di capitano del collettivo e dell’intera opera — il disco è il risultato di un viaggio geografico e umano registrato tra febbraio e marzo 2026. Una vera mappa sonora che si snoda lungo la penisola italiana per spingersi fino alle latitudini di Girona, in Spagna, e di Cherchell, in Algeria. Questa dispersione territoriale converge in un unico disco di resistenza che rifiuta la retorica della compassione per stare dentro le contraddizioni del presente.

La scrittura stessa si fa corale: all’interno dei testi affiorano citazioni e riferimenti a poeti che hanno indagato il confine e l’umano, da Warsan Shire e Koleka Putuma fino a Dino Campana, Cesare Pavese e Pier Paolo Pasolini. Un mosaico letterario che trova un riflesso nella cronaca in Appunti per la storia, il cui testo raccoglie i titoli crudi riportati dai media nazionali.
Questa pluralità di visioni si riflette anche nell’architettura sonora del disco, dove i confini tra i progetti solisti sfumano in commistioni feconde. A guidare l’apertura è Nicola Lotto con Ecco l’uomo, un brano dove il suo cantato profondo mette a nudo la “bestia umana” attraverso un incedere intenso e nervoso. Cantautore e chitarrista padovano dalla cifra stilistica definita, Lotto – che nel disco interpreta anche l’evocativa E Ulisse – rinnova qui la consolidata intesa con Flavio Ferri, portando in dote un bagaglio artistico impreziosito dalla collaborazione con Paolo Benvegnù.
Subito dopo l’apertura, troviamo il contributo dei Popforzombie con Quello che si credeva. La band torinese, forte di collaborazioni con Max Casacci, ritrova qui Flavio Ferri per declinare la critica alle ipocrisie dell’Occidente attraverso un brano cantautorale molto riuscito: qui l’atmosfera acustica veicola una durezza di fondo, capace di scuotere l’emotività nel profondo.
A seguire, un posto di rilievo spetta ai Màdrega, formazione parmense dalla lunga militanza visionaria, che mette a disposizione del disco un percorso solido costellato di collaborazioni importanti, come quelle con Omar Pedrini e lo stesso Flavio Ferri.
La loro Tramonti straordinari è una delle tracce più cariche di atmosfera dell’intero lavoro, capace di catturare lo smarrimento umano attraverso sonorità che riflettono, con estrema precisione, la fatica e la vertigine di abitare luoghi dove non si vorrebbe.
La presenza dei Popforzombie torna poi a punteggiare la scaletta con l’evocativa Un piccolo intervallo, la title track Penelope e la suggestiva La benevolenza, brani che consolidano il legame tra narrazione e impegno attraverso un equilibrio sapiente tra l’eleganza degli arrangiamenti e la forza del messaggio. Un’incursione più sperimentale arriva poi con A’Tini (Judgment day): qui la band torinese, insieme a Lo S.C.I.O., scompone la forma canzone in una tensione sonora che toglie il fiato, complice il finale affidato al basso distorto e al qanun che rimanda alla tradizione classica araba in un’atmosfera apocalittica.

Il disco prosegue intrecciando i talenti del collettivo: Lotto è protagonista di un connubio magistrale in Passo, brano dalle cadenze tribali dove la sua voce incontra il basso di Lo S.C.I.O. che infonde nel progetto il suo stile distintivo già svelato nel poderoso “Children Of Prostitution”. Le trame sonore di Appunti per la storia nascono dalla collaborazione a tre tra Flavio Ferri, Lo S.C.I.O. e Gaetano Nicosia.
Lo sperimentalismo del duo Ferri-Scioni sorregge la voce abrasiva di Nicosia, che qui affida le proprie riflessioni a un testo scarno e diretto affondando la lama nel business dell’accoglienza. Nicosia si riprende la scena anche nell’intensa Dalla finestra, confermandosi interprete sensibile, e firma la spiazzante Dov’eri, interpretata da Brat in un vero e proprio manifesto post-punk.
Brat porta nel progetto un’esperienza ultraventennale maturata nel mondo della musica indipendente. In questa traccia, la sua attitudine indie-rock regala momenti di inaspettata alienazione, dove l’ignavia di fronte allo sgomento dell’altro viene urlata su una struttura sonora nervosa e tagliente.
In questo labirinto di voci ritroviamo Tosello — già apprezzato in queste pagine per l’ammirevole “Nel Disordine Delle Cose” — che qui gioca in solitaria in Corpi sommersi e Nell’ombra, brani capaci di abitare il silenzio e confermarne il purissimo talento del songwriter valdostano.
Ma Tosello lavora in sinergia anche con Lo S.C.I.O., e insieme firmano uno dei momenti più struggenti e feroci del disco, L’assoluzione: un brano che scardina la pietà di facciata dell’Occidente e denuncia la strumentalizzazione del dolore altrui in una ballata piano e voce di grande intensità.

Le visioni de Il Complesso del Brodo, con Infiltrazione omogenea, apportano infine un respiro universale e spietato. Progetto nato nell’Alto Vicentino e già distintosi per l’impegno nella compilation Gaza Calling, sonoramente agiscono per contrasti: infondono a ritmi sincopati in tinte fusion-prog un senso di latente isteria, esasperata da un’estensione vocale che si spinge verso picchi lancinanti.
L’andamento frammentato della composizione rompe ogni linearità, creando un’infiltrazione sonora che funge da ponte verso l’ignoto e denuncia l’invisibilità di chi rischia di svanire nel nulla del silenzio mediatico. Il brano esplode in un finale lungo, liberatorio, necessario.
La chiusura dell’opera è infine affidata a La realtà occidentale, brano firmato dal Collettivo S.B.A.M. Pezzo caustico e corale, si configura come una fotografia spietata del nostro presente, dove il benessere poggia sulla sofferenza dell’altro. Musicalmente, il brano è un amalgama affascinante e destabilizzante: una batteria free-jazz sorregge un’atmosfera sospesa dove convivono pulsazioni indie, suggestioni etniche e inserti di musica concreta. È la denuncia finale del desiderio perverso di compiacersi nel ruolo di benefattori, smascherando quell’idea di “elemosina” che serve solo ad assolvere la coscienza occidentale.
Il risultato è un’opera maestosa, ambiziosa, politicamente scorretta e pertanto necessaria. Attraverso diciassette brani che pulsano di vita e di rabbia, la musica smette di essere semplice accompagnamento per farsi corpo d’urto e presa di posizione. È un lavoro che non si limita a narrare, ma agisce; un manifesto collettivo che, grazie alla produzione sapiente e visionaria di Flavio Ferri e alla convergenza di queste anime inquiete, restituisce dignità e voce a chi è stato condannato al silenzio. “Il Segreto di Penelope” non addolcisce la pillola, non cerca il consenso facile e non arretra di un solo passo.
È il porto sicuro dove approdano storie naufraghe, trasformando il dolore del viaggio in un canto universale di riscatto e di vita. Una sintesi che trova compimento in una compattezza sonora che fa convivere con naturalezza l’asciuttezza del cantautorato acustico e le derive più spigolose della sperimentazione. È un lavoro di rigore e lucidità, dove la produzione di Flavio Ferri riesce a dare una direzione precisa a una materia così eterogenea, consegnandoci un album solido, lucido e urgente.
Tracklist :
01. Ecco l’uomo
02. Quello che si credeva
03. Tramonti straordinari
04. Un piccolo intervallo
05. Nell’ombra
06. Appunti per la storia
07. Corpi sommersi
08. Passo
09. Dov’eri
10. Infiltrazione omogenea
11. Penelope
12. E Ulisse?
13. A’tini (Judgment Day)
14. Dalla finestra
15. L’assoluzione
16. La benevolenza
17. La realtà occidentale


