Cristiano Gianni, in arte Cristeirubin, è un cantautore genovese che porta con sé una lunga esperienza maturata nella scena indipendente italiana. La sua attività musicale affonda le radici negli anni Novanta, quando è voce e autore degli ZERO, band con cui prende parte a importanti manifestazioni della scena indipendente, tra cui il Rock Targato Italia 1998 (di cui si aggiudica la vittoria) e Ritmi Globali 1998. Nel corso di quegli anni si esibisce in diversi contesti e città italiane, dal Binario Zero e Parco Acquatico di Milano al Capolinea di Cuneo, fino al teatro di Rovigo con gli Scisma e al Goa Boa di Genova, in apertura ai Prozac+ e a Mao.
Dall’esperienza con gli ZERO nasce successivamente il progetto Cristeirubin, che porta avanti una ricerca personale attraverso diverse pubblicazioni discografiche: “Forse in un’altra vita” del 2008, “Ancora qui” del 2013 e “Cristeirubin” del 2021, fino a “Il sogno è che saliamo su” del 2022. Un percorso nel quale la scrittura rimane un elemento centrale e che nel 2026 si apre a una forma espressiva diversa da quella strettamente musicale.

È infatti con “Parole Sparse – Parole e Pensieri” che Cristiano Gianni raccoglie e presenta il proprio lavoro poetico in un volume disponibile su Amazon.
Il libro nasce da una raccolta di parole e pensieri e si colloca quindi in continuità con un percorso artistico nel quale la scrittura ha accompagnato da sempre la musica. Il passaggio dalla canzone alla poesia non cancella l’esperienza maturata come autore e cantautore, ma porta la parola al centro, affidandole uno spazio autonomo.
Il libro è un viaggio verso il sole, una scoperta di se stessi, un giro di boa negli andirivieni della vita e dell’amore.
La figura della donna amata ci accompagna nel viaggio di incontro con il proprio io, che attraversa mari, correnti, frastuoni. L’inizio del libro è come l’attestazione poetica di un manifesto generazionale, “Non fingo più/evito di essere” (Al bordo), un punto fermo nel marasma dell’età del sonno, in cui, tra dubbi amletici e passi incerti, ci si consuma nella ricerca di senso.
Questo percorso tra l’incertezza dell’essere, “Tu non sei come me/no non sei come me” (Sono come noi), e l’amore che governa tutte le cose e ci costringe a camminare sempre più in là, come un Orfeo che conduce al di fuori degli inferi la sua amata, ci rende liberi dalla paura, attraverso un mare d’amare: “Mi sapresti dare un mare d’amare/per attraversare/l’uomo senza timore” (Un mare d’amare).

Il percorso di senso che si insegue raccoglie, intorno all’amore — visto nella sua accezione più vitale, come un sole che conduce e abbaglia o un mare a cui chiedere consiglio —, il suo nucleo principale. È l’amore per la scoperta e per la visceralità della vita che ci fa dire “Sei per me/qualcosa che inseguirò/fino a morire” (Il mondo tuo), nel freddo mattino o nella luce abbagliante del mezzodì.
Tra il non riconoscersi e dolore da “intensamente provare”, possiamo dirci che “forse mi rivedrai/o forse no e me ne andrò” (Mi dispiace); ma, anche se non ci sono alternative e altri luoghi, “un modo c’è se ci sei anche tu” (Ora o mai più), anche se “sono partito per non ritornare” (Nuotare).
Nei meandri della scoperta di sé, l’amore e il viaggio quasi odissiaco vengono vissuti come un bipartito sistema di dolorosa consapevolezza e di laceranti divisioni. È questa la sensazione che trasmette la raccolta, e spero che un’immersione senza riserve nella lettura sia lo spirito con cui vi si approcceranno i nuovi lettori: un’opera d’arte in bilico tra il volere e il dovere, il compiuto e l’incertezza.



