Articolo a cura di Cristian Arnò
Quando non è necessario fare cose nuove se sono fatte bene
C’è un momento, nell’ascolto di un disco, in cui smetti di chiederti se quello che stai sentendo sia originale e cominci semplicemente ad ascoltarlo con attenzione.
Con “Solo stare solo”, primo EP dei Noday, quel momento arriva presto. La band emiliana non si preoccupa di reinventare niente: porta avanti un’estetica grunge-shoegaze già scritta da altri, la conosce bene, la abita con convinzione e la fa suonare come propria.
Ed è esattamente questo il punto.
I Noday vengono dalla provincia tra Reggio Emilia e Modena e si sono formati a fine 2023. La formazione è composta da Enrico Tosti (voce e chitarra), Marco Di Masi (chitarra), Manuel Lasco (batteria) e Veronica Ganassi (voce e basso), tutti provenienti da altre esperienze musicali. Si ispirano alla nuova scena heavy shoegaze statunitense, cantando in italiano.
I testi traggono ispirazione da momenti di vissuto quotidiano, riflessioni su momenti difficili passati, sulle moderne relazioni e prese di coscienza sulla società attuale.

Nei primi mesi di attività hanno già condiviso il palco con band underground italiane (Gazebo Penguins, Cosmetic, A/lpaca, Radura, Stormo) e internazionali (Paerish, Saetia, Algaebloom).
Hanno le stesse influenze che abbiamo avuto più o meno tutti: Soundgarden, The Smashing Pumpkins, Korn, Verdena, Editors, Interpol, i Cure, e la lista potrebbe essere infinita ma non ha davvero importanza. Hanno ascoltato, metabolizzato e messo da parte come riferimenti, non come modelli da copiare. Non vogliono essere i nuovi nessuno. Sono solo Noday.
“Solo stare solo” è pieno, denso di malessere giovanile, e ha in sè tutta l’energia per fare gridare gli ampli.
Il brano giusto per aprire il disco? 30 gradi, apre con le chitarre che riverberano pesanti e piene e due voci che si incastrano senza sovrapporsi, creando un’atmosfera sognante che resiste alla potenza del muro sonoro. Fuori il mondo brucia nel caldo estivo ma spesso il freddo che arriva da dentro è più forte, le ferite del cuore. Il riferimento al suono dei Soundgarden è lì, evidente almeno per me, ma i Noday non ne fanno una citazione: lo metabolizzano.

Con Nuovi mostri i Noday spostano l’asse ritmico in primo piano, con una linea di batteria che guida il brano con la stessa determinazione degli Editors, eppure l’atmosfera rimane sospesa, quasi notturna, anche quando sotto c’è il macello. L’ansia e l’introspezione, quando il tempo è il tuo nemico: affrontare i cambiamenti, intrappolato in un loop, i rimorsi e i rimpianti legati a ciò che è stato.
Il brano successivo è Occhiali da sole è il brano più sbarazzino dell’EP, il più diretto, con un’andatura lineare e una melodia che si pianta in testa e non va più via. È il momento più “punk” dei Noday, il singolo più “facile”, quello che abbassa la guardia dell’ascoltatore e lo prende mentre non se lo aspetta. Occhiali da sole nasce come altri brani da un grido, da un bisogno di tirare fuori l’incendio che ci devasta dentro, la forza del brano è riuscire a trasformare tutto questo in matrice pop togliendo il peso dalle parole spostandolo nelle distorsioni.
Si torna alle grida di Turista ed è il panico di chi è cresciuto in provincia e lo sa che non è facile. I cori e il muro noise costruiscono una pressione sonora che dà fisicamente il senso della costrizione, del desiderio di spazio che non c’è. Un brano che chi viene da certi posti capisce senza bisogno di spiegazioni.
Come chiudere un esordio così? Non tremo più ed è il momento più esplicitamente americano dell’EP. I suoni di chitarra rimandano dritti agli Smashing Pumpkins, a quella particolare densità che sa essere allo stesso tempo pesante e luminosa. Un brano che non ha bisogno di spiegazioni: suona e convince. Il bisogno di dimostrarsi forti e incuranti del giudizio degli altri, recitare una parte quando i rimorsi sono tanti, poi ci si ferma, non si cerca più di dimostrare, non si trema più.
“Solo stare solo” è un esordio convincente. Non perché faccia qualcosa di nuovo, ma perché fa bene quello che deve fare e suona bene, c’è presenza, ricerca, un EP tutt’altro che banale. Personalmente mi aspetto grandi cose da loro e non vedo l’ora di potermeli gustare live, il loro ambiente naturale.
Ecco le prossime date dei live:
10 Maggio Femme Fest Piacenza
20 Maggio Bar Futura Reggio Emilia
22 Maggio Arci Agorà Cusano Milanino (MI)
Tracklist:
01. 30 gradi
02. 30 gradi
03. Occhiali da sole
04. Turista
05. Non tremo più
Dear Gear Records Shore Dive Records.



