“Animalerie” – Sandri

Vi siete mai sentiti stufi delle sovrastrutture, della pulizia eccessiva delle immagini e dei suoni? Di tutta quella perfezione così facile da ottenere con i mezzi che il duemilaventisei ci concede di usare? Oggi esiste tutto quello che puoi immaginare, e oltre.

Una cosa però, non so voi, io faccio fatica a trovarla – del resto puoi implementare e ottimizzare, perchè accontentarsi, dunque? Sto parlando della semplice, mediocre, banale imperfezione di un’esperienza che non vuole stupire, ma solamente esserci.

Un cantautore che semplicemente c’è, scrive, compone, canta e incide un album, senza volerti stupire, colpire o innovare, è Sandri. E finalmente, aggiungo. Finalmente, appena ho ascoltato il suo “Animalerie” – non un esordio, ma un quarto lavoro, tra l’altro, uscito lo scorso 17 aprile – non sono rimasta scossa, non ho urlato al miracolo, non ho sussultato come di fronte a un giovane genio. No, niente di tutto questo: ho ascoltato in silenzio, come se a parlarmi fosse un nuovo amico che mi raccontava la propria vita, normale e semplice, i propri pensieri e sentimenti, senza filtri. Me le raccontava bene tutte queste cose, di getto e dandogli importanza come fossero pietre preziose però, questa è la novità.

Sandri – nome d’arte di Michele Alessandri- classe 1996 e originario di Cesena, si è avvicinato alla musica molto presto: si è approcciato al basso, per poi approdare al contrabbasso classico in conservatorio. Ha collaborato con orchestre e progetti musicali, ma il suo progetto solista è nato nel 2022, anche grazie all’incontro con il produttore Andrea Cola; nello stesso anno  ha pubblicatoOpet, il suo primo disco autoprodotto, ed è stato finalista di Musicultura. Per concludere, è stato il vincitore dell’ultima edizione di Musica da Bere.

Le influenze di Sandri sono diverse, dal rock classico al cantautorato indipendente (da Battisti, a Calcutta  ma anche Andrea Laszlo de Simone, per intenderci), passando marcatamente (e quasi sfacciatamente) per alcune sonorità di “Endkadenz Vol 1 e 2 e vocalizzi nello specifico che richiamano ad Alberto Ferrari (Verdena).

Il tutto però con una necessità di espressione che quasi non ha un piano, un progetto, un costrutto. Lo dico nella migliore delle accezioni, ovviamente.

Che questa urgenza sia un fatto e non un’impressione è testimoniato da un dato: tutto ciò che arriva dalla voce e dagli strumenti di Sandri è stato registrato nella “sua” Cesena in diretta, buona la prima. Se non è necessità urgente questa, non saprei che altro.
Da menzionare è che Sandri ha avuto dei validi compagni di viaggio nell’esecuzione del disco: il già citato Andrea Cola e poi Simone Bartoletti Stella, Jacopo Casadei, Dino Bellardi, Arturo Zanaica e Francesco Righi Bozzuto.

Voglio introdurvi “Animalerie” legandomi al suo titolo: se lo leggete in francese, la sua accezione fa riferimento ai negozi di animali, e ok. Ma non se lo leggete all’italiana: le “animalerie” nella nostra lingua non esistono, le ha inventate Sandri. Le ha inventate per intendere un concetto che non aveva ancora un nome: “sono stanze interiori dove convivono vulnerabilità e desiderio, rabbia e tenerezza” così ce le definisce Alessandro.

Non posso non menzionarvi anche un paio di altri fatti che mi hanno fatto provare subito per “Animalerie” un’enorme simpatia (nel senso etimologico del termine: mi sembrava di appartenere emotivamente a questo disco, prima ancora di ascoltarlo, già nella fase in cui mi stavo documentando): innanzitutto Sandri l’ha portato per mano a farlo conoscere a tutti con un mini tour di sette concerti solo chitarra e voce, dove lo presentava per intero, e questo è accaduto prima ancora che uscisse.
Secondo motivo: il video che ha accompagnato l’uscita del disco, una serie di riprese grezze come il contenuto musicale, di animali, appunto. Ma no, non di animali universalmente considerati fotogenici, bensì riprese di insetti: larve di zanzara, una farfalla che svolge e riavvolge la spiritromba (così è definita la “cannuccia” che costituisce il suo apparato boccale), l’elegante capo triangolare di una mantide religiosa, e ancora api, formiche, libellule, locuste, tutti intenti nelle proprie attività abituali.

Già questo video mi ha lasciato un messaggio meraviglioso, non so se intenzionalmente: noi esseri umani usiamo reputare degne di menzione solo le forme di vita che più ci somigliano o in cui possiamo leggere atteggiamenti nei quali ci rivediamo, ma non dimentichiamo che la vita è molto più varia, complessa e meravigliosa di così.

“Animalerie” parte con un’inaspettata ma bucolica ninna nanna in dialetto dal titolo Canta n°1. Inaspettata neanche tanto se ci pensate: nel cantautorato il dialetto è spesso importante per delineare le sfumature di un’opera, e la natura citata in dialetto rende ancor più viscerale il legame con la campagna.

Boy resta qui dice “lamentati lamenta un dolore / chiama il dottore fatti dare i giorni / e poi vieni qui / che ho trovato un buco dietro la cucina / che ci porta là dove tu ti senti bene” senza volerti piacere, un po’ ossessionandoti anche, con un cantato che piacevolmente, se chiudo gli occhi, mi ricorda il buon Stefano Rampoldi nelle sue urla viscerali. Semplice e bellissima, Il mago e l’indiano non ha bisogno di altro se non di una voce incerta e di una chitarra per nulla invadente per dirti ma tu mi hai preso la mano/ hai urlato ti amo/ mi hai fatto paura/ hai detto che il mondo è una fregatura/ poi mi hai consolato/ poi mi hai perdonato/ mi hai fatto ancora paura /e ho capito che anche lamore è una fregatura.

Sandri non canta scomode verità, nè argomenti eccezionali o realtà spiazzanti, canta quel che ha dentro, che è la stessa cosa che potreste aver dentro voi che state leggendo; la canta senza paura di apparire ridicolo, perché un cuore ferito non lo è mai.

Nina è un’ode, non a una donna, ma alla zolla di terra alla quale Sandri vorrebbe restare sempre accanto.

Ci sono brani delicatissimi, in “Animalerie”, come la splendida e strumentale Intermezzo 3 e Neanche il tempo di una réclame, pt.2.

Ma abbiamo conosciuto il disco qualche mese prima della sua uscita con un singolo molto diverso, Bye bye samurai/vite, “uscito nei giorni della merla, sporco di terra e steso laggiù in mezzo alla vigna, a osservare il freddo e il comportamento degli animali”: questo è il messaggio comparso insieme al brano alla sua uscita.

Secondo singolo, uscito a marzo, è stato invece Cose esplose, viscerale ballata che racconta di come l’amore e l’affetto siano un punto fermo che protegge dal brutto che c’è intorno: “io con te sento come se il bosco mi coprisse dalle fisse e dalla merda della vita”.

C’è poi  Ninna nanna della siepe dove l’inferno è menzionato con una voce talmente angelica da parere un ossimoro intrinseco, e c’è Miss A.(pezzo per lei) che musicalmente strizza l’occhio al buon Elvis (o ad Alberto Ferrari?), mentre canta di un mondo infame e di dio.

Di cosa parla quindi, Animalerie? Non basta certo questo articolo per raccontarlo. Ascoltarlo è il punto di partenza per poter pensare a tutto ciò di cui parla, accenna.
Ed elenca, anche, come nella splendida Notte dellabbaiare di un cane: elenca una serie di cose che succedono di notte, semplicemente. E io credo che gli elenchi nei testi siano uno dei ganci più belli per farti pensare a qualcosa: se ci pensate, quando qualcuno vi elenca qualcosa vi sta evocando ricordi, reminiscenze e collegamenti. Vi viene da visualizzarle quelle immagini, in successione, e vi viene da aggiungerne altre, che per voi hanno un significato.

Non sono stata del tutto sincera all’inizio di questo scritto: Animalerie non è un disco semplice. Parla di e con semplicità ma semplice non è.
Si stratifica a mano a mano che avanza l’ascolto, dà cento e più spunti di riflessione, a volte trema, a volte urla, talvolta si dimena e talaltra sussurra e si calma. Più ci dirigiamo verso la conclusione del disco, più questo mi è chiaro.
Prendete la meravigliosa Longiana, che in punta di piedi, acuta e fragile, si fa portavoce di dolore e di malinconia: “costi lanima sai perché a volte lo sai che non mi importi più che mai”.
Conclude il disco la title track, Animalerie: pensatelo come un inno di tutto il coraggio che ci vuole oggi per esprimere la paura verso chi governa il mondo.
Non è facile dire di aver paura, dirlo veramente; ma la paura, se ci pensate, è quel sentimento viscerale – e animalesco, sì – che ti porta istintivamente ad allontanarti da quel che intuisci come più grande di te, troppo grande. Talmente grande da poterci soccombere.

Sandri è uno dei cantautori più coraggiosi che abbia mai ascoltato: il suo coraggio è quello di aver espresso senza alcuna paura, in un disco vivo, sporco e delicatissimo al contempo, le fragilità che tutti noi abbiamo, in quanto animali. Paura compresa, anche se può sembrare un paradosso.

Pioggia Rossa Dischi Foto Marcella Magalotti

Tracklist:

01 Canta n°1

02 Boy resta qui

03 Il mago e l’indiano

04 Nina (focus track)

05 Cose esplose

06 Intermezzo 3

07 Neanche il tempo di una réclame pt2

08 Ninnananna della siepe

09 Bye bye samurai/vite

10 Miss A. (pezzo per lei)

11 Notte dell’abbaiare di un cane

12 Longiana

13 Animalerie