Cosimo Bianciardi: l’universo e le sue profondità siderali

Intervista a cura di Andrea Notarangelo e Joshin Elisabetta Galani

Con il suo nuovo album “Singolarità Nuda”, (qui la nostra recensione) Cosimo Bianciardi esplora il profondo universo della psiche umana, una dimensione che ha sempre alimentato la sua ricerca musicale.

Il progetto, che porta la firma di Cosimo Bianciardi & IntimaPsicoTensione, si distingue per una proposta sonora che mescola il rock d’autore con le sfumature del jazz e dell’elettronica, unendo il passato e il futuro in un viaggio interiore arricchito da sonorità elettriche e digitali.

Il titolo dell’album è un chiaro riferimento all’astronomia, alla “singolarità nuda” che gli astrofisici ipotizzano esista all’interno di un buco nero, un’entità che, priva dell’orizzonte degli eventi, diventa osservabile dall’esterno.
Un’immagine potente, che Bianciardi usa come metafora per rivelarsi attraverso un’introspezione.

Nel disco, l’artista non si limita a riflettere sulla propria interiorità, ma fa un passo ulteriore, esplorando nuove soluzioni sonore e arrangiamenti più elaborati sotto la guida del produttore Fabrizio Orrigo, e della collaborazione di Umberto Bartolini (Otto‘P’ Notri, Andrea Chimenti) alla sezione ritmica, Vincenzo Zingaro alle chitarre e Luca Cantasano (Diaframma) al basso a allo stick bass.
La profondità di questo lavoro sembra esser una ricerca incessante dell’equilibrio, dove ogni nota suona come una parte di una psiche che non smette mai di evolversi.

In questa intervista, andremo a scoprire come Bianciardi abbia saputo tradurre la sua personale esperienza e il concetto di “singolarità” in un linguaggio musicale, interrogandoci sul legame tra il suo vissuto e le scelte sonore che definiscono questo nuovo capitolo del suo percorso artistico.

Nella tua proposta musicale è evidente come diverse anime si amalgamano perfettamente. La sperimentazione progressive accoglie le dinamiche jazz seppur le canzoni siano ascrivibili nel mondo rock.

Esatto, questa commistione di generi (soprattutto il prog) è in gran parte merito della straordinaria capacità che ha Fabrizio Orrigo nell’ arrangiare i miei brani insieme alla band. Cerchiamo comunque di non cadere in forzature di stile, quello che senti è frutto di un processo creativo molto naturale e istintivo.

Encelado è un intermezzo musicale che tocca venature prog, sembra quasi un lungo momento di respiro. Che connessione hai voluto creare con gli altri brani dell’album? È una pausa, una riflessione o semplicemente un’esplorazione sonora?

Encelado (uno dei satelliti di Giove) è nata come introduzione al brano successivo Orbita contraria, dopo che un’etichetta discografica ascoltando i brani ci disse che erano troppo lineari. Dopo esserci fatti una bella risata andammo in sala prove e improvvisammo per un paio d’ore sull’ introduzione di Orbita contraria il risultato fu un brano talmente prog che decidemmo di tenerlo come traccia separata e io decisi di intitolarlo Encelado.

I titoli delle canzoni di “Singolarità Nuda” rimandano al mondo dell’astronomia. Qual è stata la vostra fonte di ispirazione per il concept del disco? A tal proposito, Giancarlo Erra, un tuo collega musicista e leader dei Nosound, si occupa di astrofotografia. Hai anche tu una passione simile o comunque legata all’astronomia?

Il progetto Cosimo Bianciardi & IntimaPsicoTensione, è nato da una mia urgenza di parlare della mia psiche utilizzando il più possibile la metafora. Mente nel primo disco i titoli sono più diretti, in “Singolarità Nuda” ho voluto dare i titoli usando la metafora astronomica per dare un senso di profondità al concept della psiche. Non sono particolarmente preparato sull’argomento, ma sono sempre stato affascinato dall’ universo e dalle sue profondità siderali.

Quanto cambiano le tue canzoni in sede live? Pensi che la riproposizione dal vivo aggiunga o tolga qualcosa ai tuoi pezzi?

Alcuni brani dal vivo restano molto fedeli alla versione registrata, altri subiscono cambiamenti soprattutto nelle strutture. Tra novembre e febbraio saremo in tour in versione acustica, va da se che i brani subiranno cambiamenti adeguati.

A proposito di live, ti ho visto a Firenze all’evento “Sfioriamoci” dedicato a Paolo Benvegnù. L’hai omaggiato con una intensa interpretazione de Il sentimento delle cose. Ci racconti cosa ti legava a Paolo? Hai un aneddoto da condividere?

Conobbi Paolo nel 2003 in un paesino vicino Prato dove aveva lo studio di registrazione. Io avevo formato una band , i Le Mon e andavamo a provare nella sua sala prove. Lui stava ultimando i mix del suo primo album solista (Piccoli Fragilissimi Film) e di tanto in tanto entrava in sala prove per ascoltarci. Andò a finire che ci produsse un Ep!
Essere stato scelto per esibirmi in sua memoria è stato uno dei momenti più belli della mia carriera. Quello che sono oggi come cantautore, lo devo a lui.

Un altro aspetto che ti lega a Paolo è la produzione artistica, firmata da Fabrizio Orrigo. Gli arrangiamenti del disco sembrano creare un dialogo molto stretto tra la voce e gli strumenti. Come avete lavorato per bilanciare questi due elementi, evitando che uno prevalesse sull’altro?

Fabrizio oltre che essere un ottimo amico è un artista di una sensibilità enorme.
Riesce ad entrare sempre in sintonia con i brani che gli propongo, è come se mi leggesse dentro. Il dialogo tra voce e strumenti è frutto del suo lavoro quasi maniacale in studio durante la fase di missaggio dei brani alla quale non partecipo quasi mai.
Ho piena fiducia in lui.

I brani Esistenziale (Orizzonte degli Eventi) e Stadi Evolutivi sono accompagnate da un video. In che modo il visual si integra con i temi musicali e concettuali di questi brani, e quanto sei stato coinvolto nel processo creativo del video?

Per i video ci siamo affidati alla fantasia di Bianca Lisa Nannini. Le ho fatto sentire i brani dandole completa libertà. È riuscita in ambedue le canzoni a centrare perfetto il concetto.

Della canzone Esistenziale (Orizzonte degli Eventi), l’utilizzo di un linguaggio più poetico rende iconica la descrizione del senso di disagio causato dalla necessità di contatto e la conseguente difficoltà nel trovarlo.
E’ anche presente una bella voce femminile, che dovrebbe appartenere a Irene Orrigo, la figlia di Fabrizio. Canta incessantemente i versi Come se le cose intorno a me apparissero immense. Ci puoi dire qualcosa di più su questa traccia?

Esistenziale (Orizzonte degli Eventi) è un brano che già suonavo con i Le Mon in cui Irene, che faceva parte della band cantava il ritornello. Sciolta la band misi da parte tutti i brani tra cui questo. Nel periodo in cui stavo scrivendo i brani per “Singolarità Nuda” mi ritornò in mente e lo feci ascoltare a Fabrizio che gli diede nuova vita mantenendo le atmosfere e soprattutto il ritornello. Volevo però che fosse ancora Irene a cantarlo e così ci inviò un file da Berlino (dove abita attualmente) con le tracce della sua voce.

Quanto è importante per te il mondo onirico nella creazione di un pezzo? Non mi riferisco solo al testo, ai temi trattati, ma anche a un certo andamento che ha a che fare con qualcosa di molto intimo. Trai ispirazione dai tuoi sogni? 

No i sogni non c’entrano niente. Traggo ispirazione da qualsiasi cosa, è difficile da spiegare il meccanismo creativo che entra in azione. Uso qualsiasi immagine o pensiero che mi regali una scintilla di rivelazione.

Nella tua luce è forse il brano più intimo, sognante e delicato del disco. Si intrecciano i movimenti dell’universo ed i sensi. C’è una certa spiritualità nella tensione tra il desiderio di credere e la struggente ricerca di qualcosa di più grande. In che misura questa canzone si inserisce nel tuo percorso personale di crescita o riflessione?

Nella tua luce è una canzone alla quale sono molto affezionato, l’ho scritta in 20 minuti e l’arrangiamento è stato messo a punto in un paio d’ore. In questo senso segna una grande crescita artistica, ma ogni brano che scrivo è per me un percorso di riflessione e crescita.