Cosa unisce The Clash al Macondo? E le Kandeggina Gang e i Kaos Rock di Santa Marta a La Fura dels Baus? Quale filo accomuna il Virus ai locali “fighetti”, New Kary e la Calusca, Atomo e Swarz con la Vox Pop, l’Odissea 2001 e via Torino, il Viridis con Frizzi e Lazzi, il Pois e la Palazzina Liberty? I CCCP coi Sonic Youth, Fabio Treves coi The Carnival of Fools, Gianni Sassi con Diamanda Galás: che legame li attraversa?
Dietro ogni accostamento improbabile, c’è la corrente probabile che tiene insieme tutto.
Angela Valcavi, con amorevole precisione chirurgica, ci accompagna nella sua storia personale, che va dalla fine degli anni ’70 ai primi anni ’90, intrecciando musica, politica, il fermento della Milano di quegli anni e le sue metamorfosi.
In 448 pagine, il suo ultimo libro Via Rismondo 117 (edizioni Interno 4) restituisce la sua esperienza personale e collettiva, raccontando la nascita e l’evoluzione di realtà artistiche e sociali alternative.
Ci racconta come in questo contesto abbia iniziato a occuparsi delle sue prime fanzine, espressione diretta della cultura punk e underground.
Dalla periferia ovest di Milano, nel quartiere Baggio, in una casa di ringhiera con bagno esterno – che le agenzie immobiliari definirebbero “Vecchia Milano” –, nascono le visioni, le progettazioni e la messa in opera delle fanzine Fame, Amen e Informe.
E‘ la spinta creativa che, nel suo impulso, crea mondi artistici e spazi sociali alternativi.
La fanzine Fame, come le successive, non era solo uno strumento creativo di controcultura e autoproduzione, ma anche un vero e proprio spazio di condivisione e confronto, con base nella casa di Angela, in via Rismondo 117. Ogni numero, corredato da un’audiocassetta, era pronto per la diffusione.

Libertà e sperimentazione vi trovavano casa: piccole rivoluzioni su carta, strumenti che, al di fuori dei circuiti ufficiali, hanno tessuto reti culturali alternative e dato voce dal basso. Una comunicazione indipendente, irriverente, senza filtri né compromessi.
Un ulteriore valore del libro sta nelle fotografie delle fanzine realizzate negli anni, che corredano le pagine e restituiscono la vitalità di quella creatività.
Il Punk è morto, viva il punk!
Il punk “scossa improvvisa, amore fulmineo” nel 1980 viene considerato un fenomeno concluso, ma sopravvive nel gruppo di Angela, custode del suo spirito e della sua attitudine.
La storia dell’evoluzione delle fanzine viene narrata senza tralasciare le tensioni sociali dei diversi periodi: dalle divisioni tra le “tribù” musicali nelle vie milanesi, alle occupazioni degli spazi, dalla legge Reale a Cossiga, da Chernobyl all’annuncio della morte di Luca Rossi da parte di Umberto Gay a Radio Popolare. In mezzo a questi eventi, la cronaca si intreccia con il profondo legame di amicizia che Angela aveva con Luca, rendendo la narrazione molto più personale che collettiva.
Si percepisce il vivere le relazioni umane e sociali, occupando strade e spazi necessari per proporre cultura. Anche la comunicazione prende forma nella strada, esposta sui muri in tutta la sua immediatezza.
Se volete capire cos’è il punk nella sua essenza, al di là dell’estetica, scoprire com’era Milano quarant’anni fa e cosa accadeva per le sue strade, in questo romanzo troverete tutto.
Tuffatevi, immergetevi, respirate questa storia: ogni pagina vi farà sentire il sapore di una controcultura quasi scomparsa, e proprio per la sua assenza ci spinge a riflettere.
Oggi, la casa di via Rismondo 117 non esiste più, ma le storie che ha ospitato continuano a vivere tra queste pagine.
Una restituzione culturale, musicale ed emotiva di una Milano che non c’è più. Non si tratta di nostalgia, ma di un affresco storico, un pezzo di storia di Milano, che da milanese ho amato tantissimo.


