“Primitivo” – Gionata Mirai

Articolo a cura di Cristian Arnò

Gionata Mirai è una delle figure più riconoscibili e sfaccettate della scena rock indipendente italiana degli ultimi vent’anni. È fondatore e leader dei Super Elastic Bubble Plastic, power trio post-hardcore attivo dalla metà degli anni Duemila con tre album all’attivo e quasi duecento date live in tutta la penisola.
È inoltre chitarrista e co-fondatore de Il Teatro degli Orrori, band nata insieme a Pierpaolo Capovilla, Francesco “Franz” Valente e Giulio Ragno Favero: una delle parabole più significative del rock italiano contemporaneo, dall’esordio con Dell’Impero delle Tenebre (2007) fino al disco omonimo del 2015.

Parallelamente all’attività con le band, Mirai ha sempre coltivato una dimensione solista centrata sulla chitarra acustica e sulla tradizione fingerpicking. I riferimenti sono John Renbourn, Leo Kottke, John Fahey.
Nel 2011 pubblica “Allusioni” (La Tempesta / Niegazowana), suite per chitarra a dodici corde in cinque movimenti, seguita da oltre cento concerti in formato solo.
Nel 2017 arriva “Nelle mani” (La Tempesta / Casa Lavica), il secondo lavoro da solista, mentre nel 2023 firma la colonna sonora di “Dallarte”, documentario su Lucio Dalla diretto da Jonny Costantino.

“Primitivo” (24 Aprile 2026, La Tempesta / DOC Records) è il terzo capitolo solista.

È proprio in questo percorso, sempre più essenziale e personale, che prende forma un’idea di ascolto che va oltre la canzone.

C’è un modo di ascoltare la musica che non ha niente a che fare con le canzoni. Ha a che fare con i luoghi, con la luce, con la sensazione fisica di essere da qualche parte.
“Primitivo”, terzo disco solista di Gionata Mirai, appartiene a quella categoria: è un disco da ascoltare ad occhi chiusi, lasciare che ti trasporti senza interruzioni.

Si comincia con Horn, brano di Nick Drake contenuto in “Pink Moon”, eseguito da Mirai in maniera fedele all’originale. Non è importante, o almeno non lo è per me, sapere chi l’abbia scritta. Quello che conta è l’immagine che produce: Horn mi porta alle prime inquadrature di “Paris Texas” di Wim Wenders, la Death Valley, spazi sconfinati e silenziosi. È un’apertura accogliente, che dice subito di che tipo di disco si tratta.

Tutto riparato è l’allegria del viaggio. Sei alla guida, è estate, la strada e il paesaggio ti scorrono accanto, dalla radio la musica ad alto volume trasporta il fluire leggero dei pensieri. Non siamo più nella desolazione americana, siamo nella più mediterranea Sardegna, sereni arriviamo, parcheggiamo, scendiamo dall’auto, lasciamo che il disco ci accompagni come colonna sonora, facciamo due passi, il brano cambia e inizia Mari Ermi, ed è un’esplosione. Percorriamo la passerella di legno, davanti a noi si apre lo spettacolo blu del mare, camminiamo sul quarzo della spiaggia, l’armonica di Alessandro “Rasta” Antonelli spinge tutta l’emotività del brano verso l’esterno. Siete mai stati alla spiaggia di Mari Ermi? Se sì, tornateci ascoltando questo brano a volume smodato. No? Andate comunque, con questo brano in cuffia e a volume smodato.

I due superpiedi quasi piatti è la seconda cover del disco, il tema di Guido e Maurizio De Angelis per la colonna sonora del film omonimo. Rispetta tutto l’andamento del disco ed è il brano giusto per accompagnarci nella strada del ritorno.

ROMA26 e Milano russa sono due facce opposte della stessa moneta. Roma parte malinconica, non triste, con un’intensità che per intenzione mi ha riportato ai Giardini di Mirò. È forse il mio brano preferito dell’intero disco. Milano russa è invece una ninna nanna, il brano per affrontare i pensieri della giornata prima di spegnere la luce.

Volume alto per l’inizio della title track Primitivo, riverberoni ed echi per pochi, intensissimi, meravigliosi secondi. Piccolo tour è la sovrapposizione stratificata delle cose da fare, il dialogo tra i vari noi intenti a comporre i puzzle della giornata. Caotica, multistrato, con una nota finale che chiude tutto.

Ragtime XL fa da ponte a un cambio di registro e all’ingresso della chitarra di Stefano Pilia su Lentoneutro. Pilia, che molti conoscono anche come componente dei Massimo Volume e Afterhours, porta con sé un peso specifico preciso, su questo brano una frase di Emidio Clementi non sarebbe stata male, anche se a dire il vero nel corso dell’ascolto non mi sono mancati i cantati, le batterie, niente.

Salta la mula, brano conclusivo, sembra volerci portare a danzare nella piazza centrale del paese. Quello che era partito come un viaggio si conclude in una festa.

“Primitivo” è un disco da viaggio nel senso più letterale: ha un brano giusto per ogni situazione, per ogni ora del giorno, per ogni paesaggio.
Mirai mi aveva già colpito con i brani di Nelle mani, Pan di Zucchero o con No potho reposare – A diosa, e mi fa pensare che abbiamo lo stesso problema con la Sardegna. Ascoltalo ad occhi chiusi e lasciati trasportare e soprattutto alza il volume.

Tracklist:

01 Horn
02 Tutto riparato
03 Mari Ermi
04 I due superpiedi quasi piatti
05 Roma 26
06 Milano russa
07 Primitivo
08 Piccolo tour
09 Ragtime XL
10 Lentoneutro
11 Salta la mula

 Foto Giada Chandra Maugeri Monia Mancini