Il debutto di Rosendorf è senza dubbio uno dei momenti più interessanti di questa primavera discografica. Il cantautore di Treviso, al secolo Enrico Nanni, firma un’opera prima di grande spessore emotivo, segnata da un cammino tormentato e necessario.
Un percorso che ha trovato la sua prima scintilla nel legame con Paolo Benvegnù, faro necessario per Nanni, immaginando inizialmente il progetto proprio sotto la sua direzione artistica. La sua improvvisa scomparsa, però, ne ha cambiato bruscamente il destino.
Un colpo che ha lasciato un vuoto umano e artistico incolmabile: “I dubbi tornano a girare per la testa, la voglia e l’entusiasmo scemano, quindi mi fermo”, confessa l’autore, vedendo svanire il sogno di dare forma alla sua musica al fianco di una guida così carismatica.
Dopo quel tempo di attesa e dalla scia emotiva di un mancato incontro è fiorito però un dialogo artistico fecondo con Beatrice Antolini che, coinvolta sin dall’inizio, si è unita al progetto nel momento ideale, quasi a compiere un destino già scritto. Per lei è stato un onore profondo “prendere le redini di un lavoro che avrebbe dovuto fare Paolo”, e con questa devozione ha messo sensibilità e cura al servizio del disco, valorizzando la statura poetica di Nanni.
È da questo delicato passaggio di testimone che prende vita “Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone”, la prima creazione in studio di Rosendorf, da lui stesso autoprodotta. Un titolo talmente convincente da far quasi credere che sia vero, che scrivere una canzone non sia difficile: durante l’ascolto, infatti, tutto fluisce con naturalezza. Un’armonia in cui visioni e testi intensi trovano una spinta ulteriore nella produzione di Beatrice Antolini. Un contributo fondamentale, il suo: talentuosa autrice e polistrumentista – basti pensare al folgorante “Iperborea” – qui, in veste di producer, plasma la materia sonora con lucidità visionaria, elevando quella dichiarata semplicità a un’architettura di altissimo livello.

Davanti a un risultato così maturo, viene da chiedersi da dove emerga un talento così denso, ma la verità è che Enrico Nanni ha saputo attendere il momento giusto per svelarsi.
La solidità di questo esordio non è un caso, ma affonda le radici in un lungo percorso: dagli anni con gli Aut (1994-2010) — band trevigiana che vanta un EP prodotto da Andrea Chimenti – fino all’esperienza con i Radio-Line(e).
In questo lavoro Rosendorf si fa carico di tutto: è autore di musiche e testi, firma gli arrangiamenti e si muove con estrema naturalezza tra le corde della chitarra elettrica, i tasti del pianoforte e la propria voce. Una padronanza che affonda le radici in un lungo vissuto artistico e che si avvale di collaboratori di alto profilo – come Giorgio Cedolin (già al fianco di Andrea Chimenti) alla batteria, la cui sensibilità ritmica rifinisce il suono- e che trova la sua vera forza in una visione d’insieme lucida e coerente.
Proprio questa coerenza d’intenti si riflette anche nella scelta dei supporti: l’album è disponibile in streaming solo su Bandcamp (https://rosendorf.bandcamp.com/album/non-ci-vuole-poi-molto-a-scrivere-una-canzone) e il CD si presenta con una grafica accattivante e originale. È il segno di una cura che non si ferma alla composizione, ma diventa un invito esplicito ad addentrarsi nell’opera attraverso ogni suo dettaglio.
Una volta varcata la soglia, ci si trova davanti a un percorso di otto tracce che scavano dentro, a cominciare da Il canto della Sirena, breve episodio musicale che nei suoi trentadue secondi si rivela tanto affascinante quanto sfuggente.

Dall’evanescenza del primo pezzo si passa alla concretezza di Quello che conta, singolo che ha anticipato il disco: una canzone manifesto che mette a nudo l’essenza della scrittura dell’artista. Inizia con un riff di chitarra wave affidato a Eddy Bassan – storico bassista degli Estra e qui ospite di prestigio – la cui impronta noir apre la strada a un ritornello che si svela con forza a ogni ascolto. A completare l’ossatura del brano interviene il basso di Luca “Roccia” Baldini, colonna portante dell’universo artistico e musicale di Paolo Benvegnù: una presenza preziosa che ne cementa l’impianto sonoro, sigillando un’intesa artistica di grande spessore e intensità.
Il viaggio prosegue con Io non ci sarò, un pezzo struggente che si impone come un vero gioiello, capace di cristallizzare in pochi minuti tutta l’intensità emotiva che questa opera sprigiona.
Si arriva a La sgualdrina e l’aeroplano, dove le atmosfere sognanti create dalla tromba e dal flicorno di Riccardo Vidotto fanno da contraltare a un’amara riflessione sulle derive nel nostro presente.
Con Pola, addio la storia collettiva si intreccia a quella privata. È un pezzo dolente che preme su un nervo scoperto con una delicatezza che disarma.

Ora è più semplice attacca chitarra e voce in puro stile cantautorale, per poi virare verso un’architettura ritmica avvolgente.
Arriviamo a Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone, dove l’urgenza, nuda e diretta, arriva dritta allo stomaco.
A chiudere il disco è Ti riconosco, un momento di estrema intimità in cui la voce si adagia sul piano: un ringraziamento confidenziale, quasi segreto, dedicato alla donna che lo accompagna da una vita.
È l’atto finale di un lavoro che trova il suo equilibrio perfetto in un canto che si fa carne insieme alle parole, facendo convivere con estrema naturalezza lo sguardo sul mondo fuori e la delicatezza del sussurro privato. Un esordio che ha la forza di farsi spazio tra gli ascolti necessari, diventando una di quelle scoperte preziose destinate a restare nel tempo.
Tracklist:
01. Il canto della sirena
02. Quello che conta
03. Io non ci sarò
04. La sgualdrina e l’aeroplano
05. Pola, addio
06. Ora è più semplice
07. Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone
08. Ti riconosco


