Batti 5 – 5 domande in 5 minuti: Gintsugi

Le contiamo sulla punta delle dita: 5 domande ai nostri artisti, il tempo di batter 5 et voilà, in 5 minuti le risposte.

Ho il piacere di ospitare nel Batti 5 di oggi Gintsugi, che con il suo nuovo singolo Stranger uscito l’8 aprile, anticipa l’EP omonimo previsto per l’autunno 2026.

Il brano si muove su un equilibrio essenziale tra elettronica e dimensione intima, costruito attraverso sintetizzatori analogici, pianoforte e voce.

Stranger lavora per sottrazione: una scrittura che lascia spazio, respira, e costruisce la propria intensità in modo graduale. Al centro c’è un dialogo interiore, rivolto a quella parte di sé che resta spesso ai margini, difficile da definire ma impossibile da ignorare.

Cantante, polistrumentista e produttrice, Gintsugi porta avanti una ricerca sonora coerente e personale, già avviata con l’EP d’esordio prodotto da Victor Van Vught e consolidata attraverso collaborazioni con Yoad Nevo. Negli ultimi anni il progetto ha trovato spazio anche dal vivo, con date tra Italia ed Europa.

Il tuo nuovo singolo crea un’atmosfera avvolgente che apre uno spazio emotivo profondo. Nel testo si percepisce la lotta tra controllo e perdita di controllo, il contrasto tra minaccia e ninna nanna, l’immagine del fuoco e del ladro e dei diversi momenti dell’infanzia: quale storia volevi raccontare attraverso questo brano?

In genere le mie canzoni non seguono una logica narrativa lineare, in questo caso è a partire da una sensazione di estraneità che la canzone è emersa. C’è una sensazione epidermica che si ha per esempio appena si incontra una persona, o si entra in una stanza per la prima volta – sensazioni che una volta immersi nella relazione o nel luogo in questione spariscono per assuefazione. In quelle sensazioni lì trovo delle profonde verità. A partire da quella sensazione la canzone è emersa un po’ da sé, gioca sicuramente sull’attrazione e la repulsione.

Hai collaborato con figure internazionali come Victor Van Vught (Nick Cave, Beth Orton) e Yoad Nevo. In particolare, mi incuriosisce la presenza di Victor, che ha prodotto il tuo primo EP omonimo. È conosciuto per il suo stile molto atmosferico ed emotivo e per la capacità di far emergere il lato più intimo e vulnerabile degli artisti. Come ha influenzato il tuo approccio alla musica lavorare con lui, e quanto senti che questa influenza si rifletta nel tuo nuovo singolo, con quei suoni scuri e immagini così caveiane, quella sensazione di qualcosa che ti invade tipica delle narrazioni di Cave?

Sono entrata in studio con Victor senza aver fatto neanche un concerto, e dopo aver messo piede in studio una sola volta.
Ci sono tantissime cose che la collaborazione mi ha insegnato. Victor e’ conosciuto per la sua abilità sulle take vocali, ci sono suoni che sono riuscita a far emergere in studio con lui e poi mai piu’ per esempio. Ed è un vero artista, a differenza di molti tecnici sicuramente efficaci ma con cui il rapporto umano si instaura con molta più distanza. Victor è uno che si appassiona ad un progetto, resta in studio con te senza limiti di orario, e’ capace di fare trenta revisioni su un brano.
Sono andata a cercarlo proprio perché già l’universo di Nick Cave e i Bad Seeds mi entusiasmava, soprattutto i primi album. In questo brano trovo sicuramente affinità con Loverman e Red Right Hand, sia a livello concettuale che musicale.

C’è mai il rischio di esporsi troppo, emotivamente, attraverso la musica?

Il problema non è tanto esporsi, è mettere le parti più vulnerabili di se e del proprio vissuto nel lavoro, per poi spesso e volentieri vederle valutate in maniera frettolosa e  a volte inappropriata. Bisogna essere capaci di centratura e a volte di mettere una distanza protettiva, che all’inizio non avevo, infatti soffrivo molto.
In questo lavoro mi ha molto aiutato Nico Note, artista e cantante che ha un grosso bagaglio umano oltre che professionale.
Sicuramente e’ anche utile avere una buona cerchia di persone affini intorno, per poter affrontare meglio il mondo. Non c’è nulla di peggio in quanto artista solista di avere troppo vicino persone che considerano il tuo lavoro con superficialità o con le stesse logiche di mercato che troverai fuori. La stessa sensibilità che permette di creare  e’ quella che poi ti rende a volte reattiva o fragile.
Non e’ un difetto o qualcosa da eliminare. E’ qualcosa da riservare a spazi dove sai che la tua vulnerabilità non verra’ maltrattata.

La ripetizione melodica sembra quasi rituale: che ruolo hanno i pattern ricorrenti nella tua scrittura musicale?

Escono fuori un po’ da se in alcuni contesti, come dico sempre (e non solo io) la musica è un po’ nell’aria o almeno l’impressione che hai a volte è di qualcosa che “arriva”, non qualcosa che hai costruito. Quindi non rifletto molto, osservo il brano che sta prendendo forma davanti a me. Questo non vuol dire che sia tutto immediato, ma che in genere piuttosto di pensare “cosa voglio dire o fare io in questo brano” tendo a pensare “cosa vuol dire o fare questo brano attraverso me”.

Hai trasformato il kintsugi in ‘Gintsugi’ per il tuo nome: volevi dare un’idea più imperfetta, più umana, del concetto di guarigione?

In giapponese la riparazione con il filo d’oro si chiama Kintsugi, quella con il filo d’argento Gintsugi. Preferivo il colore argento, da cui la scelta del nome. Inoltre in francese argent vuol dire anche denaro. Mi piaceva che ci fosse una possibile ironia nel titolo, come nelle canzoni a volte mi piace mettere dei doppi sensi nelle parole.

 

Ecco le date dei prossimi live:

05 / 06 Escales Iséroises – Villefontaine (FR)
07 / 06 Stand Alone Fest – Bari (IT)
01 / 10 Urgence Disk Records – Genève (CH)
08 / 10 kraspek myzik Lyon Album Release (FR)
02 / 12 La Pente – Lyon (FR)
TBA Album Release – Grenoble (FR)
23 / 10 Madame Claude – Berlin (DE)
10 / 11 The Peer Hat – Manchester (UK)
11 / 11 Leigh Depot – Edinburgh (UK)
12 / 11 The Northern Guitars Little Bellow Events – Leeds (UK)