Articolo a cura di Cinzia Nalci
Finalmente ci siamo, realizzo uno dei miei sogni, vedere Dave e i suoi Foo Fighters dal vivo, dopo aver percorso km e km alla ricerca del mitologico ingresso rosso, che ci appare tipo miraggio materializzandosi sotto i nostri piedi già doloranti.
Aprono le danze gli Idles, capitanati dal colorato personaggio di Joe Talbot, che trovo decisamente simpatico e buffo; sembra quasi pensare “Ora che vi potrei cantare?”, appoggiandosi sulle ginocchia sornione e distratto. Ottima grinta ed esperienza, incorniciati davvero da una semplicità di presenza scenica che si fa comunque piacevolmente notare.
Poi, dopo circa un’ora di attesa, arriva Dave: un tuffo al cuore per me. Dopo averlo visto su miliardi di foto, innamorata persa della sua folta chioma, ora lo vedo lì davanti a me, su un enorme maxischermo, più bello e carismatico che mai, esattamente come l’ho sempre sognato. Se mi sporgo un po’ di più, posso vedere anche lui sul palco, il suo regno: questo fantastico re con le bacchette al posto dello scettro.

All My Life dà inizio a quella che sarà una stupenda serata rock. Il concerto coincide con la celebrazione dei trentuno anni dal loro album di esordio, ma a giudicare dalla loro grinta sembra che gli sia stata donata l’eterna giovinezza: la stessa energia dei ragazzi che furono 31 anni fa.
Mi aspettavo anche un concerto per promuovere la loro ultima uscita “Your Favorite Toy”, pubblicato lo scorso aprile, ma invece hanno stupito con una scaletta che ci ha fatto percorrere diversi anni sull’onda della loro carriera, facendoci sentire “ragazzi tutti pazzi”, per dirla proprio alla Dave.
Il momento di presentazione della band è molto emozionante e Dave dimostra ancora una volta che la loro formazione è composta da ammirazione e rispetto reciproco, ricostruendo in un simpatico e tutt’altro che nostalgico album dei ricordi, con tanto di foto “di quando eravamo giovani”, i brani che ognuno di loro ha suonato in passato prima di entrare nei Foo Fighters; così una fase ormai standard e obbligata di ogni concerto si trasforma in uno spettacolo nello spettacolo, da Chris Shiflett con Invincible dei No Use for a Name a Nate Mendel che canta Seven dei Sunny Day Real Estate.
Ilan Rubin, tra le altre cose anche ex batterista dei Nine Inch Nails (in assoluto tra i miei gruppi preferiti), non fa rimpiangere Josh Freese, tornato nella formazione di Trent Reznor; ovviamente il ricordo di Taylor Hawkins rimane sempre vivo.

Rubin condivide il palco con Dave e si scambia di ruolo: imbraccia la Gibson RD di Dave e si lancia anche nell’assolo di Heartbreaker degli Zeppelin.
Con Run e Monkey Wrench, su richiesta di Grohl, nel pit si forma immediatamente e misteriosamente, esattamente come i cerchi nel grano, un grande vuoto circolare per scatenarsi in un pogo liberatorio.
Dave continua il suo show con la sua aria sorniona da vecchio amico dei tempi andati e rallenta rispettosamente la sua esibizione, lasciando la musica in sottofondo per permettere ai soccorsi di intervenire per qualcuno tra il pubblico che si sente poco bene, per poi riprendere con la sua solita energia inarrestabile – che trasmette anche nella sua lunga e dinamica chioma alla Sansone.
Dopo la versione acustica di Wheels, Dave incanta ancora una volta introducendo Marigold: “Questo è un brano che scrissi tanti anni fa, quando ero nei Nirvana, era la B-side di Heart-Shaped Box”. E ne ha fatta di strada quel ragazzo alto, magro e sbarbato che si nascondeva dietro al ritmo delle sue bacchette ai tempi dei Nirvana, dalla primavera del ’91 – quando i Nirvana entrarono in studio per registrare l’album Nevermind che divenne un enorme successo a livello mondiale – fino al ’94, quando la morte di Cobain segnò il primo lutto importante nella sua vita.

C’è spazio anche per momenti di commozione con Aurora, dedicata al suo amico Taylor, tragicamente scomparso e mai dimenticato.
La serata comprende pezzi come All My Life, The Pretender, My Hero, Learn to Fly. E ancora Big Me, Times Like These, La Dee Da, Best of You, These Days e l’immancabile Everlong.
Ci scateniamo, balliamo, urliamo sempre più forte proprio come vuole il nostro carismatico Dave; le due ore e mezza scorrono veloci e ci caricano sempre di più, tra una canzone e una sua battuta ironica. Lui è veramente uno di noi, con quell’aria da amico di mille scorribande. Una semplicità e un carisma che incantano, e non solo me a quanto pare.
Setlist:
01. All My Life
02. The Pretender
03. Times Like These
04. Rope
05. Stacked Actors
06. My Hero
07. Learn to Fly
08. These Days
09. Walk
10. This Is a Call
11. No Son of Mine
12. Wheels
13. Marigold
14. Big Me
15. La Dee Da
16. Run
17. Invincible / Seven / One Headlight/ Manimal / Tap Dancing in a Minefield
18. Monkey Wrench
19. Breakout
20. The Sky Is a Neighborhood
21. Aurora
22. Best of You

Immagini utilizzate a fini editoriali e di commento critico


