Articolo a cura di Tiziano Farinacci
I KLIMT 1918 sono una band piuttosto nota nel panorama musicale underground romano, nata nel 1999 dalle intenzioni dei fratelli Marco e Paolo Soellner, ispirati da gruppi come Bauhaus, The Cure e Joy Division, che scelgono per la band il nome del pittore simbolista austriaco e pioniere dell’Art Nouveau Gustav Klimt ed il 1918, anno della sua dipartita.
A distanza di dieci anni, questo Giugno 2026, vede il ritorno di una delle band sopravvissute al tempo, in barba ai profitti “relativi” che può generare la creazione musicale di un genere tutt’altro che mainstream, come il loro, tendente all’evoluzione verso shoegaze, dream pop e post-punk.
Il titolo del nuovo lavoro dei Klimt 1918, ”Àmor” (Prophecy Productions), è un sorta di nomen omen a presagio di cosa il disco andrà ad esplorare, ovvero l’amore, a 360°, nel suo essere contiguità, ma anche passione, accudimento e mancanza, aspetti acuiti dal fatto che il disco inizia a prender forma nel corso del recente lockdown, periodo durante il quale abbiamo potuto setacciare in ogni aspetto gli eccessi relazionali scatenati dal fenomeno pandemico, dalla costrizione all’assenza.

E allora i Klimt 1918 in questa nuova creazione non raccontano l’amore per il suo potere salvifico e benefico, ma per la sua capacità di consumare il corpo e l’anima, come a voler interiorizzare la propria incapacità di vivere con serenità qualsiasi rapporto di vicinanza, perché l’amore fa paura, può incendiare e distruggere qualsiasi cosa. Tuttavia, le loro band di riferimento sopracitate sono state sicuramente seminali nella narrazione del sentimento per le sue “controindicazioni”… mettiamola così.
Il vestito sonoro con cui la band romana avvolge le parole è un mantello etereo, profondo, che nasce dal reverbero delle immagini impresse nella memoria.
Ogni brano vuole essere una posa forte di unione tra noi e l’altro e un invito alla consapevolezza ed alla accettazione di essa, anche quando non siamo quel che volevamo, anche quando siamo quel che abbiamo sofferto o quel che pensavamo di aver superato.
Sebbene “Àmor” sia nato dal silenzio, dalla solitudine e dal distanziamento sociale, i Klimt 1918 fanno ruotare le loro nuove canzoni attorno alla concupiscenza, alla passione ed al contatto corporeo, oltre che all’urgenza del sentimento che provoca la veglia notturna.
La copertina di “Àmor” mostra una sagoma in fiamme su uno sfondo svuotato ed è talmente adeguata come rappresentazione immaginifica dei contenuti concettuali del disco che non saprei immaginarne un’altra.
“Àmor” è disponibile come artbook con copertina rigida di 48 pagine con 2 CD inclusi (più un CD bonus da 5 tracce), vinile blu 2LP in gatefold in edizione limitata, vinile nero 2LP in gatefold e CD in formato digipak.
Credits:
Marco Soellner – guitars, drones, synthesizers, vocals
Claudio Spagnuoli – guitars, rhodes, synthesizers
Davide Pesola – bass
Paolo Soellner – drums
Domenico Vellucci – alto saxophone on Eros
Testi e composizione: Marco Soellner
Registrazione: Claudio Spagnuoli (Room 1918 Studio)
Voci: Francesco Conte (The Shelter Room Studio)
Batterie: Giuseppe Orlando (The Outer Sound Studios)
Mix: Tony Doogan (Castle Doom Recording Studios)
Master: Frank Arkwright (Abbey Road Studios, London)
Label: Prophecy Productions
Artwork: Serifa
Tracklist:
01. Dream Core
02. Aventine
03. Nihil Vltra
04. Eros
05. Nexus
06. Un ètè invincible
07. Arcade
08. Amor
09. Petricore
10. Aftersun
11. Mountain


