Articolo a cura di Michela Fiorucci
Luglio è sempre un mese molto denso di appuntamenti musicali.
Tra le date irrinunciabili e più attese dell’anno ci sono quelle dei concerti del MEN/GO Music Fest ( giunto ormai alla ventiduesima edizione) che si tengono nello storico Parco Il Prato di Arezzo.
Per me che sono di Città di Castello, Arezzo è la città delle partenze e dei ritorni in treno ma è anche, più di tutto, il primo punto di approdo per ascoltare ottima musica e avere uno spaccato eclettico e ricercato sulle novità musicali.
C’è una data che ho cerchiato più volte in agenda quest’anno ed è quella del 14 luglio.
Da un bel po’ di tempo avevo il desiderio di rivedere sul palco Francesco Motta e i suoi compagni.

L’ultima volta è successo due anni fa a Lido di Camaiore per La Prima Estate. L’energia ipnotica di quella serata ha portato la promessa di tornare a un suo concerto alla prima occasione.
Ed eccola qui l’occasione. Si è presentata con un anniversario importante da festeggiare:
il tour per il decennale de “La fine dei vent’anni” (qui la nostra recensione), il disco uscito il 18 marzo 2016 che ha segnato il suo esordio da solista e che è stato insignito della Targa Tenco come Miglior Opera Prima.

Ho deciso di arrivare già nel tardo pomeriggio per assistere ai concerti del bravissimo AKA5HA (qui la nostra recensione del disco “Rifiorirai” e qui quella del suo ultimo EP ) e per rivedere quella autentica meraviglia di Emma Nolde che seguo con grande interesse sin dal suo esordio. Contravvenendo a ogni mia abitudine, complice l’incontro con amiche che sono cintura nera di live, mi sono ritrovata in transenna. A conti fatti posso dire (facendo felici anche alcune persone di questa redazione) che è stato un bellissimo battesimo di fuoco.
Dopo alcuni minuti di attesa passati canticchiando su “La vie à 2” di Manu Chao, il concerto è iniziato con una forza dirompente e sulle prime note di Se continuiamo a correre Motta ha fatto il suo ingresso sul palco. Valicando la transenna (esattamente di fronte a me!), ha raggiunto il prato gremito di persone spiazzate e al tempo stesso divertite e coinvolte con grande energia nell’esibizione.
Un’ intro lunghissima e bellissima ha accompagnato il suo rientro sul palco e ha caratterizzato il secondo brano Del tempo che passa la felicità, uno dei miei preferiti dell’album.

Motta si è alternato alla chitarra acustica, alle percussioni e infine alle tastiere. Non sono mancati momenti più intimi e raccolti, come nel caso del quarto brano Mio padre era un comunista, preceduto da un ringraziamento “a due persone che mi hanno insegnato tante cose” e da una dedica emozionante alle “mie persone preferite a cui dedico il tour: mia madre e mio padre”.
Suonato con l’ acustica e con un tempo rallentato rispetto a quello del disco, è terminato con un inchino di ringraziamento verso il pubblico e un momento di emozione palpabile e condivisa.
La ritmica serrata ha contraddistinto i due brani successivi Una maternità e Sei bella davvero, brano scritto con Riccardo Sinigallia che – va ricordato – è stato anche il produttore artistico di questo disco senza tempo. La chiusura del brano, tra i classici del suo intero repertorio, è stata “passata” al pubblico che davanti a un Motta emozionato, compiaciuto e divertito ha intonato a gran voce l’ultima strofa “Per chi lo sa che anche stasera/hai gli occhi rossi/e che quando va via il sole vuoi ballare/ a tutti i costi/ sei bella davvero”.

Arezzo è stata un po’ anche casa per Francesco Motta e il disco stesso “è partito proprio da Arezzo”. Tra i ricordi che ci ha consegnato ci sono quelli di persone e momenti importanti “non avevo ancora la patente e andammo a suonare a Monte San Savino con la band che mi ha salvato la vita”: i Criminal Jokers (dei quali è stato cantante e batterista).
Ed ecco che in una scaletta interamente dedicata a “La fine dei vent’anni” hanno trovato posto due canzoni di allora ( “Tanto se non le faccio io non le fa nessuno”): la bellissima e ipnotica Fango – terminata con il lancio della bacchetta verso il pubblico – e Cambio la faccia, brano che amo molto e anch’esso tratto dall’album “Bestie” uscito nel 2012.
Tra i due brani è arrivato l’atteso momento di presentazione della band formata da musicisti bravissimi e molto amati da tutti noi presenti: Roberta Sammarelli (basso), Giorgio Maria Condemi (chitarra) Cesare Petulicchio “presente dal giorno -1” (batteria) e Francesco Chimenti ( tastiere e al violoncello).

Il concerto è ripreso con Motta alla chitarra e il pubblico coinvolto dal muro di suono e dal ritmo vorticoso e tribale di brani come Roma stasera, durante il quale è impossibile restare fermi, e la title track che definisce il momento di passaggio all’età adulta: ”La fine dei vent’anni/è un po’ come essere in ritardo/non devi sbagliare strada, non farti del male/ e trovare parcheggio…”.
Con Prenditi quello che vuoi Motta è di nuovo tornato in transenna a salutare ed abbracciare il suo pubblico, regalandoci un finale bellissimo e ad alta intensità.
Per la ripresa ha scelto di presentarci un brano inedito dal titolo Sopravvissuti, una fotografia contemporanea, uno spoken word dalla grande forza ritmica.
Uscirà a breve nel suo prossimo disco che – dichiara – “mi sta piacendo tantissimo”.
La chiusura del concerto è stata affidata ad una versione da pelle d’oca della durata di più di otto minuti del brano Ed è quasi come essere felice (album “Vivere o morire”, 2018) che, con la lunga intro con Motta alle tastiere e Francesco Chimenti al violoncello seguita da un crescendo che ha coinvolto tutta la band, ci ha fatto volare alto ed emozionare.
Durante il potentissimo finale Motta si è accovacciato sul palco chiudendosi a riccio per poi rialzarsi sulle ultime note e ringraziare il pubblico che lo ha sommerso di applausi.

L’uscita dal palco della band è stata accompagnata da ”Perfect day” di Lou Reed e mentre li guardo dalla mia prima transenna mi dico che sì: “when it gets dark we go home/Just a perfect day…”
Setlist:
01. Se continuiamo a correre
02. Del tempo che passa la felicità
03. Prima o poi ci passerà
04. Mio padre era un comunista
05. Una maternità
06. Sei bella davvero
07. Fango (Criminal Jokers)
08. Cambio la faccia (Criminal Jokers)
09. Abbiamo vinto un’altra guerra
10. Roma stasera
11. La fine dei vent’anni
12. Prenditi quello che vuoi
Encore:
13. Sopravvissuti (anteprima dal nuovo disco)
14. Ed è quasi come essere felice (da “Vivere o morire”, 2018)
Foto: Sara Coleschi Susanna Caperdoni Filippo Gatteschi Gianluca Bennati Michela Fiorucci



