Aura Q: La descrizione del suono

Uscito lo scorso marzo per Liminal Music, “Daylight” è il debutto degli Aura Q, un progetto nato nel 2025 dall’incontro di Marco Fagotti e Jacopo Matia Mariotti.
La loro proposta è un incontro/scontro tra sound classico e digitale giocata sul dialogo pianoforte e violoncello con l’elettronica. Il risultato, coinvolgente e suggestivo è un intreccio di chiaro scuri nel quale l’ascoltatore viene letteralmente immerso in un’esperienza di bagno sonoro.
Li incontriamo oggi per sapere qualcosa di più sulla loro suggestiva proposta.

Ciao Marco, ciao Jacopo, grazie per il vostro tempo. Inizierei con una domanda che ci aiuta ad introdurvi ai nostri lettori. Come nasce il progetto Aura Q? Come vi siete incontrati e come mai avete deciso di intraprendere questa collaborazione?

Grazie a te per l’opportunità. Ci siamo incontrati alla fine del 2022 durante l’ultimo concerto di Sacrale (un’opera musicale scritta da Marco Fagotti n.d.r.). Da lì abbiamo provato a suonare insieme e ci siamo accorti che c’era una buona intesa musicale, poi maturata nel lavoro successivo. Oggi Aura Q non è una collaborazione estemporanea ma un progetto che prevede uno sviluppo nel tempo.

La vostra musica è davvero evocativa e, a differenza di altri progetti strumentali, ho notato che le vostre canzoni presentano una caratteristica ben definita. L’ascolto dei pezzi dà l’idea di una semplicità che vuole dar spazio all’emozione; eppure, è evidente il lavoro di sviluppo che c’è dietro. È solo una mia impressione oppure questo aspetto è qualcosa di meditato?

Questo è uno snodo cruciale per capire come lavoriamo. I nostri pezzi, nella maggior parte dei casi nascono da sessioni di improvvisazione in studio. Accordiamo uno scenario da visualizzare e immaginiamo come quello scenario può essere raccontato con il suono, senza limitarci.
A volte non serve neanche lo scenario. Queste “trance” possono durare anche ore e vengono sempre registrate, poi, se ci sono idee valide da sviluppare, le isoliamo e ci lavoriamo sopra altrimenti passiamo oltre. Delle parti selezionate definiamo gli arrangiamenti in modo che non si perda il carattere originario ed acquisiscano maggiore profondità espressiva.
La semplicità è un carattere che ci siamo imposti dall’inizio perché ci aiuta a mantenere un linguaggio “accessibile” a tutti. Per rispondere alla tua domanda: non c’è nulla di meditato prima e c’è molto di meditato poi.

Quali sono le vostre influenze musicali? Vi faccio questa domanda perché sono davvero curioso di saperne qualcosa di più in tal senso. Non lo vedo da tanto tempo, ma la vostra musica mi ha fatto tornare con la memoria al film di Kieślowski, “La doppia vita di Veronica”, e ovviamente alla bellissima colonna sonora a cura di Zbigniew Preisner. Trovo che vi siano delle affinità. Cosa ne pensate?

Abbiamo un approccio cinematografico alla musica, se non è troppo banale metterla su questo piano. Non tanto perché amiamo scrivere soundtrack (ne stiamo realizzando una proprio in questi giorni) quanto perché, come abbiamo detto prima, partiamo sempre da immagini mentali per descrivere qualcosa con il suono e questo si avverte ascoltando i nostri pezzi. Quanto alle influenze non sapremmo davvero rispondere, abbiamo background diversi e anni di musica scritta e suonata alle spalle, è impossibile tracciare dei riferimenti precisi, sono troppi ormai.

Come nasce Sea? Senza nulla togliere a Sand, il vostro singolo apripista, trovo questa canzone davvero evocativa. Mi immagino in una città portuaria, nel tardo pomeriggio, mentre rientro a casa e osservo il gioco di luci creato dal cielo mentre si specchia con il mare. Qui l’elettronica è proprio ridotta all’essenziale e resta solo come una lontana eco.

Sea è il brano che si sgancia di più dal mood di “Daylight, in parte perché ha una ritmica elettronica più ricercata rispetto agli altri brani, in parte perché la sua struttura armonica è più vicina al nu jazz, quindi più articolata. Se ti ha suscitato certe immagini vuol dire che qualcosa è passato, alla fine, il bello della relazione tra l’artista e l’ascoltatore non sta nella presunzione di trasmettere a tutti lo stesso messaggio ma di fornire a chiunque la stessa possibilità di farne quello che vuole.

Come nasce il nome Aura Q? Mi fa pensare al collettivo Luther Blissett. Sono sulla strada giusta, oppure il nome ha tutto un altro significato?

Niente a che vedere con il libro del collettivo ma preferiamo non raccontare da dove proviene, è un nome che per noi ha una certa importanza, ci ricorda il motivo per cui stiamo facendo questa cosa e rivelarlo sarebbe come privarlo di questo ascendente. È un gesto scaramantico!

Potete raccontarmi qualcosa su Snow, la traccia collocata in chiusura? Credo abbia una forte componente evocativa ed è come se proseguisse nel silenzio una volta terminato il disco. L’incontro tra piano e violoncello è perfetto e mi riporta ad un’atmosfera calda, come ad esempio alcune parti strumentali presenti nel primo disco di Nick Drake, “Five Leaves Left”.

Snow non faceva parte del disco, non c’è sul video del primo concerto dello scorso anno (video che pubblicheremo prossimamente) e non c’era nella tracklist decisa inizialmente per “Daylight”. Poi un pomeriggio, cercando negli hard disk una vecchia registrazione delle prove, ci siamo imbattuti in questa improvvisazione che avevamo completamente rimosso e l’abbiamo inserita. Ci sembrava un’ottima chiusura per l’album, leggera, non conclusiva e ferma come chi guarda la neve cadere dalla finestra della propria casa senza aver bisogno di altro. Jacopo ha solo aggiunto gli armonici iniziali e finali a simulare i fiocchi che scendono, il resto è stato risuonato esattamente come si trovava nella ripresa originale.

In conclusione, oltre a ringraziarvi, vi chiedo questo, data l’alchimia che traspare in “Daylight”, è previsto che la vostra collaborazione prosegua? Avete in programma qualche concerto nei prossimi mesi?

Aura Q è appena sbocciato e stiamo lavorando per dargli visibilità. Abbiamo attivi diversi progetti che presto vedranno la luce ma principalmente stiamo mettendo in piedi il live, il primo è previsto per il 23 luglio nel cortile di un ex monastero. In autunno speriamo di essere in giro per l’Italia e il prossimo anno per l’Europa. Vediamo come andrà.