Quando si parla di musica emergente, soprattutto tra i più giovani, si nota come l’orientamento generale sia verso progetti solisti o digitali, anziché il tradizionale formato band. Ma gli Ordine Sparso, un quintetto di origine friulana, sono qui per dimostrare che l’impegno e la passione per la musica suonata resistono.
Guidati da una solida formazione musicale e da una rara affinità, la band ha da poco pubblicato il suo EP d’esordio, “202S.” Il lavoro condensa in pochi brani l’energia e la compattezza del loro rock, arricchito da contaminazioni che spaziano dal funk al rap, fino ad includere anche un brano per solo pianoforte e voce.
L’album è il risultato di un meticoloso processo di lavoro in studio, guidato da professionisti come Marco Olivotto e Marino De Angeli, che ha aiutato la band a forgiare la propria identità.
Abbiamo parlato con due dei pilastri della band, Simone Olivotto e Matteo Cannoletta, per capire cosa significhi credere nel proprio sound nel 2025, come la potenza del live e la coesione sul palco fungano da antidoto alla saturazione delle piattaforme online, e qual è la “molla” che li spinge a fare musica. Una forza che, in un panorama generazionale complesso, li rende un modello distintivo, mossa non tanto dall’ambizione, quanto da una profonda, quasi viscerale, necessità di esprimersi.

Per chi non vi conosce, chi sono gli “Ordine Sparso”?
Simone: Gli Ordine Sparso sono una band nata a Codroipo co-fondata da me, Aurora Giavedon e Gioele Stringaro che sono i due chitarristi. Abbiamo cambiato diverse formazioni e adesso siamo arrivati alla formazione più solida con la nostra bassista (Emma Bianchini) e Matteo alla voce.
Nel panorama dei giovani musicisti, notate un effettivo fermento musicale tra i vostri coetanei, o vi percepite come un’eccezione rispetto alla generale mancanza di propensione a formare una band e investire nella musica suonata?
Simone: per quanto mi riguarda, venendo da un padre e da una madre musicista, la strada era una sola, quindi quella è stata la direzione. In generale, notiamo un calo della passione nei ragazzi della mia età (17 anni, ndr), però abbiamo avuto la fortuna di trovarci anche grazie a Instagram e dopo diversi contatti siamo arrivati a questa formazione.
È appena uscito il vostro lavoro d’esordio, un EP dal titolo 202S: come si è sviluppato questo vostro primo progetto discografico?
Simone: tutto è iniziato con Facing danger, brano che è tuttora nel disco ma che nel frattempo è stato rivisitato. A quel tempo cantavo e suonavo la batteria. Successivamente la formazione è cambiata e il nostro è stato un lavoro di “modernizzazione” dei brani, passando da idee grezze a cose più concrete. Poi Marco (Olivotto ndr) ci ha suggerito di concentrare il lavoro per farne un EP e l’idea ci è piaciuta, così ci siamo messi al lavoro.
Per quanto riguarda il vostro background musicale, siete autodidatti, provenite da studi accademici, o siete un mix?
Simone: io studio musica a Codroipo, dove c’è una scuola di musica. Dopo le elementari ho iniziato un corso di batteria che prosegue tutt’ora. Ho fatto un anno di produzione musicale e un anno di canto. Sono studi che mi hanno aiutato tantissimo nel maturare competenze in entrambi gli ambiti.
Matteo: io ho una formazione musicale un po’ “travagliata”: ho iniziato da piccolo con la batteria, poi sono passato alla chitarra e canto solo da due anni e mezzo. Ho iniziato prendendo lezioni da Gloria Piccinin che è una cantante Pordenone e che mi ha portato a conoscere gli Ordine Sparso.
Qual è stato il contributo più prezioso che vi ha dato la produzione artistica di Marco Olivotto?
Simone: La collaborazione con Marco ci ha portato a un livello più alto ponendo una maggiore attenzione al dettaglio sia in produzione che nella realizzazione dei pezzi.
Non c’è stato un approccio padre-figlio ma un rapporto molto professionale. Marco ci ha aiutato a lavorare per trovare il nostro suono. Molto importante è stato anche il ruolo di Marino De Angeli, fonico di registrazione.
Matteo: io sono felice del grande lavoro fatto con Marino e lo ringrazio perché ha dato veramente un grande contributo. Il rapporto con lui è stato molto professionale in ogni parte di questo lavoro, sia in studio che in fase di mix dei brani e di editing. Anche con Marco abbiamo lavorato bene e sta facendo tuttora un grande lavoro di divulgazione dell’album per farci raggiungere a un pubblico maggiore possibile.
Qual è la molla che vi spinge a creare musica in questo momento della vostra vita?
Simone: Io ho 17 anni, ho alcune esperienze di vita, non ancora formate del tutto. Fin da piccolo mi sono sempre appassionato al mondo della composizione: ascolto ogni cosa e cerco ogni volta di catturare gli aspetti migliori o peggiori da un genere, un brano, una band. Amo comporre: avrò raggiunto circa un centinaio di canzoni almeno abbozzate, però continuo a studiare e a cercare di crescere.
Il mio idolo dei testi in italiano è Giorgio Canali, scrive cose fortissime – sicuramente perché le ha vissute. Io scrivo più per me stesso, perché mi fa stare bene e ogni volta che ho qualcosa da dover dire, la dico cantando. Quindi questa è più o meno la mia forza.
Matteo: ognuno di noi ha motivazioni diverse. Io per esempio ho iniziato a suonare per hobby. Non volevo neanche suonare in pubblico, volevo cantare, esercitarmi per conto mio. Poi, come dissero in Time i Pink Floyd, “va bene essere giovani, va bene perdere tempo, però poi ti svegli un giorno e sono passati 10 anni, cosa hai fatto?”. Così mi sono buttato e ho detto: facciamolo! E quindi cantare è diventata una cosa che mi piace fare ed è anche uno sfogo: un modo per uscire uscire dalla mia persona, io che di solito sono abbastanza timido.
I vostri testi sono in lingua inglese, da dove nasce questa scelta?
Simone: Negli Ordine Sparso i testi li scrive Matteo. L’inglese è una lingua molto musicale. L’italiano è una lingua in cui bisogna da far molta attenzione per avere il giusto risultato e vogliamo usarla quando siamo sicuri di valorizzarla nel migliore dei modi. Abbiamo bei pezzi in italiano però sono più semplici di quelli dell’EP e ci vogliamo lavorare ancora.

Avere vent’anni e fare musica oggi: quali sono le maggiori sfide che sentite o le opportunità che l’attuale panorama offre?
Simone: in Friuli Venezia Giulia notiamo un bel giro di musica dal vivo. In altre regioni alcuni amici musicisti mi dicono che spesso è difficile trovare locali in cui suonare.
Noi siamo fortunati perché siamo insieme da un anno e mezzo ma abbiamo già fatto diversi concerti e abbiamo avuto la possibilità di suonare anche in contesti importanti, in un’occasione anche come da open act ai Delta V.
Sul tema delle piattaforme on line, l’ambiente è più saturo di quello che si pensa: su Spotify farsi notare è difficile a causa della grande offerta. Resto a pensare che la vera soddisfazione non sia il numero di ascolti ma il fatto di essere fiero di aver fatto una cosa di cui sei contento.
Matteo: è vero, la zona in cui siamo è abbastanza favorevole alla musica suonata dal vivo e ora abbiamo la possibilità di espanderci anche online, quindi siamo molto contenti di questo.
C’è un messaggio che volete lasciare ai nostri lettori?
Simone: siamo una giovane band che ha voglia di farsi ascoltare e farsi conoscere dal pubblico e siamo aperti ad accettare consigli che ci permettono di crescere e migliorarci.
Foto Lorenzo Bianchini


