La fabbrica C+C=MAXIGROSS non osserva giorni di ferie. Quest’anno, dopo la pubblicazione di “Nuova Era Oscura – Vol 1” (avvenuto a marzo- qui la recensione), e del secondo capitolo che ha visto la luce qualche settimana fa, eccola produrre una ristampa di un “classico” della loro discografia che merita attenzione.
Facciamo però un passo indietro e raccontiamo qualcosa su di loro.
Gruppo sperimentale, si costituisce a Verona nel 2008 e compone tre dischi sui Monti Lessini, di cui “Fluttarn” corrisponde all’epilogo, prima di rientrare nella città di Montecchi e Capuleti.
È un disco importante ed è per questo che oggi ha ricevuto un trattamento di riguardo; si tratta infatti della prova che ha aperto loro la strada dell’internazionalizzazione.
Nell’anno successivo, (siamo nel 2016), i C+C iniziarono le loro partecipazioni a kermesse importanti, come ad esempio il Primavera Sound, in compagnia di artisti quali Radiohead, PJ Harvery, Sigur Rós e Tame Impala.
Italy. Verona 2015. C+C=Maxigross
Il mezzo minuto di intro di You Won’t Wait At The Arrival, ci immerge in un mood plumbeo risolto nell’apertura della successiva e beatlesiana Born Into It, nella quale il folk entra prepotente e si dipana attraverso una melodia delicata di chitarra acustica supportata da un piano solenne.
Bruce Skate è spensierata solo nella melodia poiché si parla di una storia d’amore che non prevede un dolce epilogo.
Il ritmo ricorda qualcosa dei Wilco, peraltro con un timbro vocale molto simile a quello di Jeff Tweedy. Questo però vale solo per la prima parte della canzone; nella seconda, infatti, lo spirito che viene evocato è quello di Syd Barrett, il quale s’impossessa della strumentazione per condurre l’ascoltatore attento in un mondo psichedelico e fluttuante. Every Time I Listen To The Stones, ci riporta invece a qualche anno prima, per la precisione in quegli anni ‘60 del binomio Beatles – Rolling Stones, questi ultimi citati anche nel titolo. Il protagonista parla della forza della musica e di come essa influenzi le nostre vite e le nostre scelte. Gli Stones qui rappresentano però qualcosa di universale e possono essere sostituiti a piacimento da parte dell’ascoltatore, il quale potrà tranquillamente affermare: Ogni volta che ascolto…, faccio il pieno di energia.
Let It Go, il pezzo successivo, presenta invece delle marcate influenze garage, con un basso in prima linea ultra-distorto che si interrompe di colpo per dar spazio ad una chitarra pulita e ad una voce limpida che ricorda molto da vicino i Flaming Lips.
Chiude bene il quadro sul finale il piano e l’intreccio di voci che regalano al pezzo delle pennellate sognanti.
Ma il mood è mantenuto anche con il successivo breve strumentale intitolato All That I’ve Done To Be So Lonely; pensato in principio come la coda di un’altra canzone (An Afternoon With Paul), è stata poi promossa sul campo e qui proposta come legante alla successiva folk song Est 1973.
Nell’appena citata An Afternoon With Paul, il mood è chiaro fin dal titolo. Il protagonista immagina di trascorrere un pomeriggio come (o con?) Paul McCartney, che sforna melodie pop orecchiabili come quelle che fecero la fortuna dei Fab Four. Qui però abbiamo qualcosa di più. La canzone à la Beatles termina circa a metà del pezzo, mentre i restanti tre minuti sono un’altra canzone fatta di loop, ambient e funky. Genio e sregolatezza che ben si amalgamano in questo “Fluttarn”.
Moon Boots riporta la proposta nei lidi folk, anche se si tratta solo di una pia illusione; la traccia, infatti, diventa sempre più impalpabile fino ad esplodere in una coda shoegaze imprevedibile e preziosa.
Nella versione originale l’album si concludeva con la successiva Rather Than Saint Valentine’s Day Part III, canzone che, come indicato dal titolo stesso, rappresenta il terzo episodio di una trilogia iniziata con le prime due parti inserite nell’EP Singar (del 2011). La traccia, della durata di circa sette minuti, è una summa e sintesi di quanto proposto in precedenza. Nel brano, infatti, coesistono felicemente melodie pop sixties, folk e psichedelia, fino alla naturale conclusione, dove la voce si mescola con un sax e si interrompe bruscamente. In questa edizione dell’album però le sorprese non sono finite.

Questa ristampa si intitola “Fluttarn (delusso edition 2015-2025)”, e racchiude in coda quattro pezzi di cui tre inediti, i quali appartengono tutti al periodo di uscita del disco, nel biennio 2014/2015.
Jesus Christ Super Prog, come si può intuire dal titolo, è una cavalcata progressive della durata di otto minuti caratterizzata da un ritmo sincopato e da una sezione ritmica perfetta che consente a tutta la band di spaziare.
Non avrebbe sfigurato all’interno del disco, ma forse è stata scartata solo per una questione di omogeneità.
Il livello resta alto anche con la successiva Cream Crimson. Introdotta da una campana da chiesa, il brano ha un incedere epico, quasi siderale, che si risolve dopo mezzo minuto attraverso una soluzione più pop. L’organo qui è in veste di conduttore mentre la batteria, posta in primo piano, si occupa della gestione dei cambi di tempo.
Maracuja è più che altro un divertissement che un pezzo vero e proprio.
Dura un minuto e mezzo nel quale sentiamo per metà una prova giocosa che si conclude con una voce che dice “questo potrebbe essere…”, mentre la seconda ha un tratto ambient che svanisce nel silenzio.
Meglio sicuramente la successiva 31D, canzone che non rappresenta un vero e proprio inedito in quanto già presente nella compilation per i vent’anni di Trovarobato 2024 “Musica, Troppa Musica vol 2”. Questa cavalcata psichedelica è una degna conclusione di un disco importante.
Un regalo per i fan ma anche e soprattutto per la band che in questo istante ha visto cambiare la propria vita. All’epoca, infatti, come raccontato direttamente da loro, venne su in alta quota ai Vaggimal Studios, un allora per noi semi sconosciuto Miles Cooper Seaton. Con lui, in quell’occasione, registrarono un altro disco che rimase nel cassetto per nove anni (uscito l’anno scorso col nome di “Vaggimal Sessions”), ma quel tempo trascorso insieme servì per confrontarsi e per piantare i semi dei raccolti futuri.

Dieci anni fa i Maxigross scendevano dai Monti Lessini dopo aver fatto esperienza, e aver dato una centratura alla loro proposta. Le idee e le intuizioni di allora sono diventate istituzione e oggi possiamo riascoltare “Fluttarn” con orecchie diverse, più esperte, ma anche più nostalgiche.
Lunga vita ai nostri eroi psichedelici.
Tracklist:
01. You Won’t Wait At The Arrival
02. Born Into It
03. Bruce Skate
04. Every Time I Listen To The Stones
05. Let It Go
06. All That I’ve Done To Be So Lonely
07. Est 1973
08. An Afternoon with Paul
09. Moon Boots
10. Rather Than Saint Valentine’s Day Part III
11. Jesus Christ Super Prog
12. Cream Crimson
13. Maracuja
14. 31D
Trovarobato – Foto Ana Blagojevic


