“Senza fermata” – Andrea Chimenti

È un percorso artistico che parte da molto lontano quello di Andrea Chimenti e che abbraccia molteplici discipline: musica, narrativa, poesia, teatro, cinema, fino alla regia e alla sonorizzazione di installazioni museali e progetti concepiti per mostre ed eventi culturali. Con “Senza fermata”, raccolta di racconti uscita per Ronzani Editore, Chimenti torna alla narrativa, rivelando ancora una volta la natura profondamente trasversale del suo universo espressivo. Il libro è stato pubblicato poco prima di “Del mio cuore in fondo – Collection Vol. 1”, primo volume della raccolta con cui l’artista ha celebrato quarant’anni di percorso nella musica (qui la recensione).

Negli anni, Andrea Chimenti ha costruito anche un percorso letterario visionario e di spessore, sviluppato parallelamente alla musica. Nel 2005 esce il suo racconto Il fiume perduto, incluso nella raccolta “Voci di fiumi”, quel fiume che, in un certo senso, torna anche nella recente raccolta; nel 2014 pubblica il primo romanzo, “Yuri”, sviluppato l’anno successivo anche nell’omonimo disco.
Nel 2020 vede la luce “L’organista di Mainz”, raccolta di cinque racconti proposta inizialmente in una preziosa edizione a tiratura limitata, accompagnata da una scatoletta di metallo contenente piccoli oggetti simbolici legati all’infanzia, una chiavetta USB con la lettura di due racconti e il brano inedito A Stain in the Moonlight. Il volume verrà poi ristampato nel 2022 in una nuova edizione. “Senza fermata” si inserisce in questo percorso, ampliandone ulteriormente traiettorie narrative e immaginari poetici.

Ogni volta che mi appresto a leggere un libro o ad ascoltare un disco, mi concedo un attimo di riflessione per osservare la copertina e soffermarmi sul titolo, fantasticando su dove potrà condurmi quella nuova esperienza. In questo caso le due entità appaiono intimamente connesse.
L’immagine di copertina, realizzata da Giorgio Cedolin, compagno di musica di Andrea Chimenti, raffigura il reticolo dei fili del tram su uno sfondo blu intenso: linee che si intrecciano, suggerendo direzioni diverse e nuovi percorsi possibili.
È una rappresentazione urbana ma anche quasi astratta, che si connette immediatamente con il titolo “Senza fermata”, evocando un movimento continuo, una sorta di deriva fra luoghi, memorie, epoche e stati d’animo.
L’idea che balza subito alla mente è quella di un transito permanente, dove ciò che conta non è tanto l’approdo quanto il fluire stesso del percorso. Quello stesso scorrere evocato fin dall’incipit del libro, affidato a una frase di Leonardo da Vinci : “L’acqua che tocchi dei fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene, così il tempo presente”.

Senza fermata” raccoglie dieci racconti ambientati in epoche differenti, dal 10.000 a.C. al 2300 d.C., che si sviluppano seguendo una struttura temporale non consequenziale ma sfalsata, capace però di creare continui collegamenti fra una storia e l’altra.
La conclusione di ogni racconto, salvo un’eccezione, introduce infatti quello successivo, dando vita a un flusso narrativo ininterrotto. Ne emerge così una sorta di tempo circolare, un movimento in cui esistenze, memorie e destini si intrecciano nel continuum di epoche e trasformazioni. Siamo dentro un tempo senza fermata, il grande viaggio della vita.
Quel tempo che è il vero leitmotiv del libro: un filo invisibile che tiene insieme racconti, personaggi ed epoche differenti.

Entrando nei singoli racconti emergono nuclei narrativi distinti, ognuno con una propria densità di immagini e atmosfere.
La tenacia e il coraggio di Kush, “coperto di pelli”, ai margini di un mondo primordiale. Monocromie blu e la liberazione del colore nel vuoto. Una botola che si apre per la salvezza e il perdono. Infanzia e fuliggine. Percorsi boschivi come in un film di David Lynch. Prospettive magiche di ricordi osservati dall’alto. La risorgiva, l’immanenza e la meraviglia. I Lanternari e l’esercizio dello stupore. Visioni notturne e la vertigine che spezza il cerchio. Una donna parla con la sé stessa del futuro e si incontrano in un’immagine. Il climax visionario tocca il suo apice nell’ultimo racconto: siamo dentro la densità del realismo magico.
Molti dei personaggi incontrati lungo il percorso finiscono così per ritrovarsi in un ultimo viaggio condiviso, a tratti kafkiano, cullati dalla melodia de “Il canto dell’Universo”. Un viaggio al quale, arrivati a questo punto, viene voglia di unirsi.

A legare ulteriormente questi racconti c’è anche una Milano cangiante che cambia volto nel tempo, attraverso epoche passate, presenti e futuro immaginario, fino a diventare essa stessa parte integrante del viaggio.

I personaggi di “Senza fermata” si distinguono per una forte caratterizzazione narrativa, che si costruisce attraverso dettagli minimi, gesti, pensieri e movimenti. La loro definizione passa attraverso una scrittura che li osserva da vicino, quasi con un taglio cinematografico, capace di fissarne la fisicità, le micro-azioni e i mondi interiori senza mai perdere la tensione narrativa.
Affiorano anche presenze che rimandano a immaginari storici e culturali, come Yves Klein, Giotto, con il richiamo a quel blu Klein della copertina del libro che “può ricordare […] una tensione verso l’infinito che Giotto ha voluto dare con quel blu”. Accanto a loro fanno capolino anche Sergei Rachmaninoff, Renato Carosone, Fred Buscaglione, Totò, Dino Buzzati, Diego Fabbri, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Mikhail Bulgakov, Sándor Márai e William Turner per citarne alcuni; presenze che si inseriscono nel tessuto narrativo ampliandone ulteriormente le stratificazioni culturali. Ma il centro di tutto rimane la quotidianità dell’essere umano, dentro la quale irrompono improvvisamente il magico e l’elemento surreale.

È un’umanità in viaggio nel fluire del tempo, che vive epoche passate, presenti e future, portando con sé le stesse ancestrali emozioni ed esperienze: la paura, l’amore, la gioia, i sogni, la vendetta, il perdono, l’indifferenza, la speranza, il desiderio di riscatto e la creatività. Esseri umani fallibili nelle loro fragilità e nei loro timori, ma capaci anche di slanci di coraggio. Nel fluire dei secoli l’uomo continua così a rimanere profondamente uguale a sé stesso pur trasformandosi continuamente, nella relatività del tempo. L’esperienza umana è unica e allo stesso tempo universale: in quell’attimo evocato dalla frase di Leonardo da Vinci sembra condensarsi l’intero fluire del tempo e, con esso, la sua idea di eternità.

Come la mano dello scultore dà forma alla materia grezza da forgiare, così la penna di Chimenti scolpisce pensieri e immaginazione, trasformandoli in parola scritta. Il linguaggio esplora così molteplici possibilità espressive, muovendosi continuamente fra realtà e dimensione visionaria. Una lingua capace di passare con naturalezza dal quotidiano all’onirico, mantenendo sempre un’attenzione poetica per dettagli, atmosfere e sfumature di ogni genere. Una scrittura che ammalia, inchioda e porta lontano, proprio come la sua musica: realtà, in fondo, intimamente connesse.

L’arte, in ogni sua forma, custodisce la rara alchimia di risvegliare e abbracciare la parte più intima e recondita di noi stessi. L’arte ti porta lontano, sempre. Con “Senza fermata” Andrea Chimenti rivela ancora una volta il suo talento e la straordinaria capacità di creare mondi, atmosfere e sensazioni. È un libro che si vorrebbe non finisse mai: continuare a leggere infinite storie, esplorare altre realtà e viaggiare senza sosta, proprio come quei fili che si intrecciano sulla copertina senza indicare una direzione precisa, aprendosi continuamente a nuovi percorsi possibili.

Foto Gianni Ballini