“Dancing Like An Idiot” – October

Articolo a cura di Tiziano Farinacci

October nascono a Milano nel 2024 e sono Gianluca Villa (chitarra e voce), Dario Giordano (basso), Paolo Soffientini (batteria) e Davide “dEbE” Debenedetti (synth), quattro musicisti provenienti da esperienze variegate in band come Grandi Animali Marini, Il Fieno, NOA, EgokidEgokid e collaborazioni con Veracrash e I Ministri.

L’album d’esordio degli October, “Dancing Like An Idiot”, fuori dal 20 Marzo 2026 per Waddafuzz! Records, registrato a Casamedusa Campanozzi e al Frigo Studio da Francesco Ferrari e mixato/masterizzato da Paolo Mauri presso pma0db Studio, raccoglie 9 tracce e come nella più classica delle circostanze del genere, racconta quei momenti in cui ci si guarda da fuori e ci si sente degli idioti avvinti della fatica che si investe nel tentativo quotidiano di raggiungere una qualche forma di felicità.

I testi degli October, raccontano dell’incapacità, della frustrazione provata nel sentirsi eternamente fuori contesto e di conseguenza sospesi in un qui ed ora bloccato dal dubbio, dalla sofferenza e dall’autocritica.

Aggiungerei, ce ne fossero di umani con la tendenza all’autoanalisi critica… il mondo sarebbe certamente migliore.
Questa raccolta di sensazioni e pensieri si trasforma in canzoni, perché per alcuni la musica resta il modo migliore per sentirsi un po’ meglio.

Il vestito che accoglie le parole degli October in “Dancing Like An Idiot” riporta certamente a qualcosa che (per gli amanti del genere) è tutt’altro che sconosciuto.

La britannica malinconia, le chitarre taglienti wave in combo con i tempi interpoliani di For Elizabeth, le atmosfere con sfumature (anche) Stonerosesiane di Nerves Part I, singoli che (insieme a Yantoo) avevano anticipato l’uscita del disco attirando non poco l’attenzione su questo progetto, avevano preannunciato che quella degli October sarebbe stata un’uscita fuori dal tempo, assolutamente in disaccordo con i suoni che ci inseguono quest’oggi nei bar mentre prendiamo un caffè o nel gabbiotto di prova di un negozio di abbigliamento mentre proviamo un capo.

Per qualcuno questo potrebbe risultare come una critica negativa. E invece no. Questa è semplicemente la riprova che gli October fanno musica per necessità interiore, quindi liberi da richieste commerciali a scopo di lucro che rendono il fare musica una pratica che nulla c’azzecca con l’Arte.

Le contaminazioni assorbite dagli October e riflesse nelle loro creazioni musicali potrebbero apparire come un limite, nel tempo, a quella critica musicale che tende a valutare una band ed il suo creato come una multinazionale quotata in borsa.

Mi piace pensare che gli October siano consapevoli delle loro aspettative in funzione della loro necessità di raccontare in musica e parole chi sono e cosa vogliono trasmettere, come hanno fatto con questa prima uscita discografica, tarata su stili e paesaggi ben precisi, in una coerenza ben plasmata da un brit-wave moderatamente incalzante a livello percussivo, una chitarra che sfregia, una voce piacevole che sa trattare il britannico linguaggio (altra cosa tutt’altro che scontata), il tutto arricchito da un synth essenziale e chirurgico.

Oltre ai singoli, il brano che mi ha coinvolto di più dell’intero disco è stato il brano di chiusura, Nocturne, semplice arpeggio di chitarra acustica, voce narrante e cori lontani, in contesto reverberato che sembra provenire da una stanza della mente che raccoglie memorie appoggiate lì per non gettarle… all’ascolto di Nocturne provo sempre un brivido. E allora sì, gli October funzionano!

Tracklist:

01 – For Elizabeth
02 – Nerves, Part 1
03 – Sick Rose
04 – Specials
05 – Universe
06 – Yantoo
07 – Dancing Like an Idiot
08 – Nerves, Part 2
09 – Nocturne

Foto Lucia Sabatelli