Queen of Saba, gruppo formato da Sara Santi e Lorenzo Battistel, nasce in Veneto e si muove fin dagli esordi lungo un percorso artistico che intreccia musica, attivismo e ricerca identitaria, rifiutando qualsiasi definizione rigida.
In un panorama spesso dominato da categorie e contrapposizioni nette, i Queen of Saba si presentano come “alieni in un mondo che spinge al pensiero binario”, trasformando la loro musica in uno spazio di libertà, contaminazione e sperimentazione. La loro cifra stilistica nasce dall’incontro tra elettronica e sensibilità analogica, in una miscela che assorbe influenze Neo-Soul, Alternative R&B, Disco Pop, Hip-Hop e Indietronica.
Le canzoni del duo si distinguono per una scrittura diretta e personale, capace di affrontare temi come identità di genere, transfemminismo, salute mentale, relazioni, desiderio e resistenza politica senza rinunciare alla forza del linguaggio contemporaneo. Dopo i primi singoli pubblicati in inglese e il debutto dal vivo nel 2019, i Queen of Saba attirano rapidamente l’attenzione della scena indipendente italiana.
Nel 2021 pubblicano il loro primo album in italiano, “Fatamorgana”, un lavoro che segna una svolta artistica.
Lo stesso anno il duo organizza autonomamente un lungo tour di oltre trenta date attraversando l’Italia e costruendo una relazione diretta con il proprio pubblico, fatta di concerti, comunità e partecipazione.
Nel 2022 entrano nel roster di Panico Concerti e portano in giro per il paese il Lingua in Fiamme Tour, condividendo il palco con artisti come Cosmo, Myss Keta, Pop X, Ditonellapiaga, Emmanuelle e BigMama. Parallelamente consolidano il proprio ruolo all’interno della scena indipendente veneziana attraverso La Colletta Dischi, etichetta di cui sono co-fondatori e che rappresenta un punto di riferimento per numerosi progetti emergenti.

Il 2023 rappresenta un momento decisivo nella crescita del progetto. Grazie alla selezione del programma europeo Keychange, i Queen of Saba si esibiscono alla Tallinn Music Week, una delle principali manifestazioni musicali del Nord Europa, segnando il loro debutto internazionale. Sempre attraverso Keychange nasce il progetto Music in the Gaps, con cui Sara Santi incontra attivisti, professionisti e comunità musicali in diverse città italiane per riflettere sul gender gap e sulle disparità presenti nell’industria musicale.
Nello stesso anno pubblicano “Medusa”, il loro secondo album. Il disco amplia ulteriormente l’universo sonoro e concettuale della band, proponendo una visione fluida, colorata e radicale del presente. Tra elettronica, pop alternativo e incursioni rap, Medusa ospita collaborazioni con artisti come Willie Peyote, BigMama e Ganoona, confermando la capacità del duo di dialogare con mondi musicali differenti senza perdere la propria identità. L’album è accompagnato da singoli come Cagne vere, Piccola Inutile, Rave in the Casba e ACAB (Amami Come Ameresti Bambi), brani che sintetizzano perfettamente la loro attitudine: provocatoria, emotiva, politica, trasformando ogni nuova uscita in un invito a immaginare mondi più inclusivi, complessi e liberi.
Ne vediamo un esempio con quest’ultimo album, “Bricioline”, in cui mondo adulto e infantile ben si intrecciano con la costruzione di un messaggio politico che va al di là del genere proposto, anzi con quest’ultimo che carica tutto di nuovi significati.
L’infanzia è una terra sconfinata in cui non c’è niente di rigido e definito, tutto è in trasformazione e la gioia e lo stupore non vengono soffocati da logiche produttive o dalla deriva tardo capitalista a cui costringe il mondo adulto (almeno così dovrebbe essere). Progetto con sonorità diverse da quelle a cui ci ha abituato la band, vediamo un intreccio di fiati, ukulele e cori che si uniscono nella costruzione di un immaginario fiabesco che anche con il sottotesto prevalentemente politico e metaforico non stona, anzi, rimanda a degli ideali che sono importanti nell’infanzia ed essenziali ma vengono via via messi da parte con il tempo che passa.

In Come una foglia tra un ukulele e la voce di una bambina che scandisce il ritmo e le frasi proposte vediamo un po’ un affresco di tutto l’album e dei suoi concetti principali. “Questa mattina al primo incontro con lo specchio/ faccio una smorfia al mio riflesso”, piccolo atto di ribellione, smorfia giocosa, rifiuto di lasciarsi definire da un’immagine che per il mondo attuale avrà sempre qualcosa di sbagliato? Da una parte questa musica giocosa dall’altra la consapevolezza, che però non abbandona mai un lato gentile, volto al cambiamento. I vestiti, i gioielli, le gonne, una riappropriazione del tempo dell’infanzia.
“Un limone è una scorza/la scorza sai cos’è/ è una protezione come la pelle delle persone” (Che cos’è un limone), qui l’altro è parte del mondo, è in connubio con il creato e va preso con cura, dolcezza e rispetto. “Dai un bacio a chi tu vuoi/prima chiedile se puoi”, frase che condensa in poche parole un concetto che purtroppo è ancora rivoluzionario, soprattutto nell’infanzia, in cui vengono normalizzati atteggiamenti di prevaricazione che sono caratteristici della deriva negativa che ha preso la nostra costruzione sociale in quanto persone appartenenti a una massa in cui sembra dobbiamo farci spazio sgomitando, combattendo con gli altri e pretendendo appunto le cose con la forza.
“Sono uno ma non sono solo” ma anche “con i bulbi compagni facciamo rete/come la tela dei ragni” (Rizoma). La musica diventa più intima e sognante tra cori e percussioni con richiami a terre lontane. Qui l’idea di una s-famiglia composta da persone scelte e affini per visioni della vita si fa più preponderante e viene nella sua ampiezza cantata e celebrata, con tocchi di melodia quasi magici, come se fosse un piccolo miracolo trovare quella tela, che richiama anche all’idea di costruire, piano e con attenzione, senza fretta o l’idea che esista una fabbrica interna che ci faccia pensare che bisogna creare ragnatele in serie o senza significato.

“Noi però siamo una banda e ci piace immaginar/se facciamo un girotondo/la pistola non può entrar” (Qui la guerra non può entrar) qui forse emerge un sottotesto politico finora già chiaro ma in modo ancora più preponderante. I compagni che ci scegliamo sono nostri alleati non solo nel quotidiano ma anche nella condivisione di ideali comuni che vanno contro tutto ciò che il mondo al di fuori della bolla protettiva rappresenta, guerra, cultura tossica, l’idea che siamo soli al mondo e non possiamo reagire.
Ma la consapevolezza creata e forse a volte anche incoraggiata dalla s-famiglia che ci siamo scelti diventa gioia liberatoria, come “il giorno che Caio il cavallo baio/ scoprì la campagna era un giorno di festa/scappò dall’arena voltando la schiena/correndo veloce come una tempesta” (Il rifugio degli animali). Si parte da una fuga sia dalla competizione sia dalle catene. L’idea di questo rifugio verso cui aspirare viene sottolineata anche dai fiati, come un pifferaio che rappresenta la libertà e conduce verso una vita senza l’illusione della libera scelta con intanto le manette che ci bloccano i polsi.
“Mi lascio andare per trovarmi ancora” il tragitto del pifferaio accompagna un percorso di crescita, perché in un mondo libero dovrebbe essere concesso essere insicuri e procedere piano piano, lasciando Bricioline che ci ricordano dove tornare e dove andare a dormire, “dove la mia mano stringerà la tua”, senza l’idea di farsi da soli e la prospettiva logorante di una vita di legami sterili e utili soltanto.
Album necessario in questa attualità che ben amalgama attraverso l’originale concept l’idea che l’utopia può essere realtà, solo che ce lo dimentichiamo lungo il percorso o siamo costretti a farlo. Consigliato
Tracklist:
01. Come una foglia
02. Che cos’è un limone
03. Rizoma
04. Qui la guerra non può entrare
05. Il rifugio degli animali
06. Dentini
07. Bricioline (ninna nanna per i saluti)
08. Bricioline (bonus track)


