Articolo a cura di Cristian Arnò
Il Dub in una stanza
I Gini Paoli vengono da Genova e dalla scuderia di Marsiglia Records, etichetta indipendente ligure con cui hanno già percorso un pezzo di strada prima di arrivare a questo EP.
Il collettivo è formato da Angelo Carta (chitarra e voce), Simone Aitara (dj, tastiere e synth), Gabriele Guerrini (percussioni), Carlo Silvestri (basso) e Mariasole Calbi (batteria): musica scritta da amici per futuri amici.
“Arriviamoci”, uscito il 17 aprile 2026, è il loro lavoro più diretto e nervoso: cinque brani che non cercano la perfezione levigata ma qualcosa di più utile, ovvero l’integrità.
Prodotto dalla band insieme a Mattia Cominotto e registrato, mixato e masterizzato da Cominotto al Greenfog Studio, la tracklist nasce da jam session disinvolte, con quell’energia da fine settimana che tiene in piedi più della disciplina, e si sente. Il suono è un dub iperattivo che non sta mai fermo, un ecosistema nervoso dove il ritmo tropicale convive con il funk e con una certa cattiveria mediterranea. L’eco e il riverbero non servono a smussare, servono ad espandere.

Il viaggio all’interno del disco inizia con l’energia travolgente di Le mani sulla città: qui il basso è incalzante e il ritmo così coinvolgente che, se non ti sei mai avvicinato ai Paoli, questo brano di apertura ti trascinerà dritto sulla loro dancefloor e non ti permetterà più di uscire. Eppure, tra i giri di basso, emerge una denuncia amara di una stasi politica allarmante, dove il potere fermenta pericolosamente e la società si rivela ingorda, con una tavola imbandita ma una tovaglia troppo corta per tutti.
Si prosegue poi con Cryptoguru, un pezzo che svela l’anima più profonda del gruppo: ok il dub, ma in questo brano c’è tantissimo rock nel DNA. Le percussioni guidano l’andamento con forza e il voiceover è una vera chicca, capace di arricchire il racconto di quel momento di disperazione in cui ci si affida a promesse di vite facili e isole idilliache vendute da guru digitali. L’andamento è potente, specialmente quando il cantato segue i riff di chitarra in un gioco di cambi di registro davvero azzeccato.

Con Cousteau le atmosfere si fanno inizialmente più morbide, per poi lasciare spazio a una chitarra che torna a portarci a ballare, ricordando vagamente certe sonorità care ai Phoenix. È un brano che sembra un regalo, dove ci si interroga se siamo alieni in questo mare o su questa terra, mentre la musica si muove come una marcia tropicale che descrive una specie aliena rizomatica capace di nuotare tra le onde senza mai annegare. Eh poi citare Cousteau? Meravigliosi!
Il cuore politico del disco pulsa però in Controra, dove si avvertono quelle vibrazioni dub-reggae che hanno reso iconici i Subsonica e cito la band torinese solo perché per me è la cosa più vicina a quel mondo li. I cantati sono perfetti, fluidi e mai noiosi, e culminano in quello slogan che ti entra in testa e non ti abbandona più: “Da ognuno secondo i suoi traumi, a ognuno secondo i suoi trigger nevrotici!” – “Da ognuno secondo i suoi traumi” Significa scoprirsi un po’ più “politici” e io non riesco a smettere di cantare la parte, un invito a riscoprirsi un po’ più politici proprio attraverso le proprie fragilità, mentre la città rifiata in un momento di necessaria inazione

Si giunge infine alla chiusura di questo meraviglioso EP con Siesta permanente. Un basso tondissimo introduce una session finale di cinque minuti, caratterizzata da un semplice vocalizzo che già si immagina capace di far esplodere il pubblico durante i live.
Il sound brasiliano e il sapore di una jam session pura, nata e cresciuta tra uno strumento e l’altro, lasciando spazio a ogni vibrazione, chiudendo il cerchio con l’immagine della band che occupa abusivamente la scena di una festa alto-borghese per un’ultima danza collettiva.
“Arriviamoci” non promette salvezza. Dice solo che bisogna arrivarci, stanchi e disillusi com’è lecito essere, portandosi dietro traumi, nevrosi e stanchezza. In un panorama che troppo spesso celebra la resa elegante, i Gini Paoli rispondono con il rumore. E il rumore tiene. Un Ep incredibile suonato in maniera magistrale, un disco che non stanca. Grazie.
Tracklist:
01. Le mani sulla città
02. Cryptoguru
03. Cousteau
04. Controra
05. Siesta permanente
Foto Mattia Meirana


