“Tremore nelle selve del mio cuore in fondo
io siedo accovacciato, beduino in cima al mondo
un cammello fatto a pezzi passa a forza nella cruna
è una partita a scacchi al chiarore della Luna”
“Tremore nelle selve del mio cuore in fondo”, canta Andrea Chimenti in una delle sue canzoni più visionarie, Dove ho posto il mio amore, contenuta nell’eccelso “Il deserto la notte il mare” (2021). Un riflesso che riaffiora nel titolo della raccolta “Del mio cuore in fondo – Collection vol.1”, con cui il cantautore toscano celebra quarant’anni di percorso artistico nella musica, dal suo esordio con i Moda, storica formazione della scena new wave fiorentina, fino a oggi con il suo cammino nella canzone d’autore.
Nato a Reggio Emilia ma toscano d’adozione, Chimenti è una delle figure più singolari e dotata di integrità artistica del panorama musicale italiano. Fin dagli anni Ottanta, prima con i Moda e poi attraverso una lunga e personalissima carriera solista, ha costruito un universo espressivo in cui musica, narrativa, poesia, teatro e arti visive dialogano continuamente. Cantautore, scrittore e artista multidisciplinare, negli anni ha affiancato alla produzione discografica anche un’intensa attività nel campo delle arti visive, firmando sonorizzazioni, regie di installazioni museali e progetti performativi per mostre ed eventi culturali. Un percorso coerente e profondamente autoriale, in cui la canzone diventa spesso solo uno dei possibili linguaggi attraverso cui esplorare il suo prezioso immaginario poetico e la sua creatività.
Nelle note che accompagnano il supporto fisico di “Del mio cuore in fondo – Collection vol.1”, c’è un pensiero scritto dallo stesso Chimenti che ci aiuta a entrare nel senso più profondo di questo lavoro: l’immagine di una lunga camminata in montagna, e del momento in cui ci si volta indietro per osservare il punto di partenza, ormai lontano. È da questa “distanza”, emotiva e temporale, che nasce il primo capitolo di questa raccolta; un disco che non celebra solo il passato ma si configura come un amorevole gesto di rilettura consapevole, in cui le canzoni vengono impreziosite da nuova luce, arrangiamenti, trame sonore e ospiti. Fra le presenze che adornano il disco troviamo compagni di viaggio di lunga data e nuove affinità sonore, dalla complicità storica del sodale Gianni Maroccolo al timbro inconfondibile della voce di Mauro Ermanno Giovanardi, fino all’apertura internazionale con la cantautrice Tori Sparks e il contributo del musicista e produttore Shawn Lee. Accanto a loro, ritornano anche figure legate alle origini, come gli ex Moda, Fabio Galavotti e Fabio Chiappini, insieme a collaboratori come Massimo Fantoni, Giorgio Cedolin alla batteria e una presenza più intima e significativa, quella del figlio Francesco Chimenti.

La produzione artistica e gli arrangiamenti sono curati da Andrea Chimenti insieme al produttore e polistrumentista Francesco Cappiotti, motore creativo, chitarrista e fondatore dei veronesi The Last Drop of Blood. La registrazione realizzata presso gli studi Sotto il Mare di Luca Tacconi restituisce ai brani un equilibrio raffinato, capace di donare nuova profondità senza tradirne l’essenza. Il disco, pubblicato da Vrec Music Label e distribuito da Audioglobe, si inserisce così in un percorso che coniuga cura artigianale e visione autoriale.
Il percorso sonoro si apre tornando alle origini, con due canzoni tratte dal secondo album dei Moda, “Canto pagano” (1987): il brano eponimo e L’uomo dei sogni. In Canto pagano troviamo Fabio Chiappini e Fabio Galavotti, rispettivamente al pianoforte e al basso elettrico. Lo stato d’animo new wave si sincronizza con le metamorfosi portate dal tempo: l’atmosfera dark resta intatta, ma si sviluppa in sonorità più pensose e malinconiche, lasciando al passato l’immediatezza ironica e sanguigna che caratterizzava il brano originario. L’uomo dei sogni vede nuovamente la presenza di Galavotti al basso e si presenta in una versione dalle orchestrazioni più organiche, mantenendo però intatto il senso di un messaggio ancora oggi attuale: quello di una condizione sempre più difficile per i sognatori, destinati a soccombere alla società del “re dei porci”.
A Stain in the Moonlight è uno spazio di poesia, malinconica e lunare. Il brano, con testo di Francesco Chimenti, originariamente contenuto nella prima edizione dell’audiolibro “L’organista di Mainz”, si tinge qui di nuove sfumature grazie alla partecipazione della cantautrice americana Tori Sparks. Le voci, maschile e femminile, si intrecciano nelle onde sonore del brano, dando vita a un equilibrio sfumato tra luce e ombra, che ne amplifica il potere evocativo.
La scaletta ci riporta poi al 1996, l’anno de ”L’albero pazzo”, meraviglioso capitolo autoriale, con Ora o mai: un brano attraversato da una sottile urgenza espressiva, sorretto da arrangiamenti caldi, corposi ed eleganti.

Il viaggio continua con Yuri, impreziosita dalla presenza di Mauro Ermanno Giovanardi con la sua voce dalla forte identità espressiva. Un titolo che porta con sé un concept potente e carico di metafore, un universo intensamente attuale e visionario. Yuri è il nome del brano e dell’album omonimo del 2015, ma anche del primo romanzo di Andrea Chimenti, pubblicato nel 2014 e da cui nascono le canzoni del disco. Qui la composizione si veste di un’elegante raffinatezza, con atmosfere jazzate in cui la sezione ritmica si fa soffio vitale, mentre il pianoforte scorre inesorabile, abbracciando le voci di Chimenti e Giovanardi che si incontrano in una malinconia senza fine.
A seguire, la meravigliosa Garcia, tratta da “Il deserto la notte il mare”, ci conduce in una dimensione più dinamica e surreale. La presenza di Shawn Lee alle percussioni contribuisce a definire un tessuto ritmico più materico; mentre pianoforte e chitarra acustica, avvolgenti e ipnotici, uniti a richiami sonori di matrice etnica, accompagnano il brano verso un altrove difficile da definire.
Le lancette del tempo si muovono di nuovo a ritroso, e ci ritroviamo nel 1992 con Amami, estratta da “La maschera del corvo nero e altre storie”, opera prima da solista di Andrea Chimenti, prodotta da Gianni Maroccolo, qui ospite al basso. Il brano si muove in una dimensione essenziale e istintiva, tra richiami naturali e immagini quasi rituali, in cui la tensione emotiva si consuma in un gioco di equilibri tra desiderio e perdita, tra un’ultima volta e qualcosa che potrebbe durare per sempre. Un brano del primo album era necessario: un punto d’origine da cui si dipana il percorso che conduce fino a oggi.

Ad ogni spettacolo dal vivo a cui ho assistito, ci sono due canzoni sempre presenti, che custodiscono una loro aura speciale e che si impreziosisce con il trascorrere del tempo: Maestro Strabilio e Ti ho aspettato, entrambe da “L’albero pazzo”. Qui le ritroviamo in alchemica sequenza, ed è una meraviglia abbandonarsi all’ascolto. Maestro Strabilio, accompagnata dal basso di Gianni Maroccolo, è una crepa nel cuore, una dedica che si fa omaggio delicato e amorevole nel descrivere un gesto estremo. Una dedica che ad ogni ascolto si tinge di un lampo di eternità. Continuiamo a fluire nello spazio magico con Ti ho aspettato, brano simbolo dell’incontro e collaborazione con l’icona e “sciamano” della musica: David Sylvian. Qui il duetto della versione originaria cede il passo alla sola voce di Chimenti; magnetica, vibrante e poliforme, accompagnata dal sublime tocco di Massimo Fantoni con la sua chitarra elettrica. La bellezza non è poi così lontana.
Il commiato è affidato a La cattiva amante, torniamo al 2004 con l’album “Vietato morire”; altro capitolo discografico di straordinaria intensità. Il brano, già vestito di crepuscolare ricercatezza nella sua versione originaria, qui si trasforma nuovamente in uno spazio di cangiante incanto. La bellezza che non perisce con il trascorrere del tempo è qui impreziosita dai violoncelli di Francesco Chimenti, che tessono trame di infinita e struggente nostalgia.
Non oso nemmeno immaginare quanto sia stato difficile per Chimenti scegliere i brani da includere in questo disco: lungo il suo cammino, di perle sonore ne ha seminate davvero tante. Al termine di questo viaggio, dopo aver ascoltato ogni nota, ci ritroviamo idealmente al suo fianco, a percorrere insieme tappe di vita e di musica. Dieci brani, dieci momenti che raccontano un percorso da ricordare, ma che continua a trasformarsi. Perché Andrea Chimenti è, da sempre, l’uomo dalle mille sorprese: la sua creatività è inarrestabile, semina nutrimento e bellezza per le anime pronte ad accoglierne il valore… e non posso che augurargli che ci siano sempre più persone pronte a riceverne la magia.
Tracklist:
01. Canto pagano (Moda – ospiti Fabio Chiappini e Fabio Galavotti)
02. L’Uomo dei sogni (Moda – ospite Fabio Galavotti)
03. A Stain in the Moonlight (ospite ToriSparks)
04. Ora o mai
05. Yuri (ospite Mauro Ermanno Giovanardi)
06. Garcia (ospite ShawnLee)
07. Amami (ospite Gianni Maroccolo)
08. Maestro Strabilio (ospite Gianni Maroccolo)
09. Ti ho aspettato (ospite Massimo Fantoni)
10. La cattiva amante (ospite Francesco Chimenti)


