“The Bird in borrowed feathers” – Cheyenne

Articolo a cura di Tiziano Farinacci

È fuori dall’8 maggio 26, “The Bird in Borrowed Feathers”, il secondo album indipendente dei Cheyenne, band più unica che rara, nata nel 2024 attraverso un lavoro omonimo ed un tour europeo che già la diceva lunga sulla profondità sonora che rischiavano di raggiungere nel corso del tempo.

Ed infatti questo secondo disco ci racconta di riferimenti stabili in un oceano composto da jazz contemporaneo, in cui la liquida psichedelia anni ’60 e ’70, si dimena in libertà, manifestandosi senza preavviso alcuno ad ogni passo come a voler indagare NON materiche visioni, bensì intenti e sospetti aldilà dei moralismi.

“The Bird in Borrowed Feathers” sa essere un corpo informe ma estremamente definito in continuo deformarsi, si contorce su se stesso e altrove senza mai temere di uscire dai confini, perché di confini non ne ha.

E lo fa con un’eleganza di una fattura di inestimabile piacevolezza e coinvolgimento sonoro riportando, chi nato nel XX secolo, a colori filmici e atmosfere rarefatte che parrebbero note, se non fosse per le libertà concesse che vanno a scontornare i bordi.

Dopo l’ascolto dell’intero album non ricorderete un aspetto, un crescendo, una sferzata cangiante, questo disco è tutta una conseguenza di se stesso, del suo impulso di osservare, di approfondire il viaggio intrapreso, con la maturità conseguita che rende anche i colpi di coda saggi e sobri.

Questo secondo lavoro dei Cheyenne è stato registrato e prodotto sulle rive del Lago di Garda nel 2025 e prende il titolo da una favola attribuita ad Esopo, la cui morale invita a non indossare piume non proprie. Ma nelle mani dei Cheyenne questo insegnamento diventa materia viva, si espande oltre la morale per trasformarsi in un’indagine sonora sull’autenticità, sulla percezione di sé e sulla necessità di attraversare le proprie contraddizioni.

La band è formata da Patrizio Mimiola alla batteria, Michi Zait al basso, Zeno Merlini (C+C Maxigross) al sax e flauto, Lorenzo Amarri alle tastiere che agiscono come un unico corpo mutevole, capace di alternare tensione e abbandono, densità e rarefazione, costruzione e dissoluzione.

La copertina è un’immagine scattata negli anni ’90 e firmata da Francesca De Col Tana, fotografa originaria della provincia di Novara, con l’intenzione di affiancare all’ascolto sonoro l’ascolto visivo, magari a quell’ignoto che continua a chiamarci e in troppi fingiamo di non vedere.

“The Bird in Borrowed Feathers” dei Cheyenne è piacere puro e raro. Non rischiate di farne a meno.

Credits:

Patrizio Mimiola – Drums, percussions, Fender Rhodes, Farfiusa VIP345, Korg M500 and vocals.
Michele Marocchi – Classic and electric guitar, bass and vocals.
Zeno Merlini – Alto saxophone, flute, alto clarinet, Korg M500.
Lorenzo Amarri – Fender Rhodes, Farfisa VIP345.
Mixed and mastered by Andrea Recla.
Cover photo courtesy of Francesca De Col Tana.
Graphic design by Trashpipo.

Tracklist:

01. Clouds
02. Waiting Room
03. Oasis
04. The Curse
05. Summertime
06. Butterfly
07. Silk River
08. Polizeit
09. Myricae
10. Love me, goodbye