L’addio a Francesco Guccini : Il ricordo dei colleghi

Francesco Guccini: la voce, i libri e la lezione di un intellettuale senza tempo

Nato a Modena il 14 giugno 1940, pochi giorni prima dell’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, Francesco Guccini si è spento il 6 agosto all’età di 86 anni a Pavana (PT), dopo aver attraversato e raccontato oltre mezzo secolo di cultura italiana.
Cresciuto tra le montagne dell’Appennino — luogo del cuore a cui dedicherà il suo primo romanzo, “Cròniche Epaftàniche” —, ha vissuto un’infanzia segnata dall’assenza del padre Ferruccio, internato per due anni in un campo di concentramento tedesco per essersi opposto al regime nazista.

Il suo percorso professionale inizia a inizio anni ’60 da cronista per la Gazzetta di Modena. Proprio dopo un’intervista a Domenico Modugno compone il suo primo brano, L’Antisociale. La musica, nata quasi per gioco mentre proseguiva gli studi universitari, si trasformò presto in una vocazione e in un mestiere, anche se Guccini ricorderà spesso con ironia come il padre fosse probabilmente più orgoglioso della sua produzione letteraria che di quella musicale.

Intellettuale poliedrico, oltre alla musica Guccini è stato scrittore, attore e docente di lingua italiana presso la sede bolognese del Dickinson College. La sua discografia vanta 30 album (di cui 17 in studio), costellata da capolavori senza tempo come Canzone per un’amica (1968), La Locomotiva (1972, L’avvelenata (1976)  e Autogrill (1983). Tra i suoi ultimi lavori in studio compaiono l’album “Canzoni da intorto” del 2022 e l’incisione nel 2023 di un 45 giri contenente due interpretazioni di Bella Ciao, una solista e una in duetto con Tosca.

Negli ultimi anni, la sua salute e una grave forma di ipovisione lo avevano allontanato dalla scena pubblica e dalla lettura — un limite che definiva con profondo dolore —, costringendolo a lunghe degenze casalinghe. Una delle sue ultime apparizioni pubbliche resta la visita alla mostra a lui dedicata, “Canterò soltanto il tempo”, allestita ai Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia. (Qui il nostro articolo)

Di seguito, le testimonianze, gli aneddoti e il cordoglio dei colleghi che hanno voluto ricordare Francesco Guccini.

«Con Francesco Guccini se ne va una delle più importanti figure del dopoguerra italiano. Ha raggiunto Fabrizio, Franco, Pino, Ivan e troppi altri che hanno segnato un’era storica straordinaria per la canzone popolare italiana».

Eugenio Finardi

 

«Ciao Francesco, un abbraccio grande alla tua famiglia e buon viaggio a te. Sarai sempre qui, anche se in un’altra dimensione. Continua a scrivere!».

PFM – Premiata Forneria Marconi

 

«Francesco, sei stato un libero pensatore e il testimone di un’Italia che sa ancora rispecchiarsi nelle proprie radici, senza perdere di vista l’orizzonte.
Mostrarsi coerente per decenni, fedele alla propria coscienza, è la lezione più nitida che ci consegni. La tua voce burbera, che da stamattina, mi risuona costantemente nella testa e nel cuore, ci ricorda che l’indipendenza di pensiero non è una posa, ma un esercizio quotidiano da difendere a ogni costo.
Il tuo tragitto, Amico mio, testimonia una rara coerenza nell’arte e nella vita.
Le tue strofe vive, uno sguardo acceso sul mondo vicino e lontano. Sei sempre stato capace di passare con naturalezza dai dettagli minimi della vita di provincia, alle grandi vicende storiche.
Il tutto stemperato da quella goliardia schietta fatta di tavole imbandite, vino sincero, dove l’amicizia si faceva racconto.
Buon viaggio Francesco, una carezza a te ovunque tu sia».

Mauro Pagani

 

«Sono uno dei tanti musicisti che hanno incontrato Francesco mentre faceva ciò che forse amava di più: suonare e cantare. Sono quel Franco da lui citato ne “L’isola non trovata”. Quello dell’isola è un tema affascinante e suggestivo per il mondo dell’arte e della Musica in particolare. Anch’io, negli anni della PFM, mi ero confrontato con un’isola, quella de “L’isola di niente”. Ogni isola, si sa, ha qualcosa di speciale nel suo delimitare un territorio. La mia con Francesco fu una di quelle occasioni nate quasi per caso. Ero stato convocato alla Sax Record, uno studio di registrazione nel quartiere Isola — e anche questa, col senno di poi, sembra una piccola coincidenza — per una sessione con la chitarra acustica. Mi trovai davanti Francesco, per me allora un essere indecifrabile. Accadde tutto in un lampo, in diretta, buona la prima. Tre ore di lavoro e poi via, a registrare altra musica, altri generi. Erano tempi in cui convivevano tanti mondi e generi musicali diversi. C’era chi, come Francesco, con suoni e parole sapeva attraversare il cuore e la mente con riflessioni ispirate, racchiuse in filastrocche costruite su atmosfere country, canzoni da ascoltare a cuore aperto, concetti da passare di bocca in bocca. Accanto c’erano tante altre tipologie di voci, rauche, soul, e anche tenorili, capaci di scuotere “fisicamente” il sistema emotivo della gente. Ma il lavoro di un musicista è proprio questo: lavorare con le emozioni. E le emozioni non si giudicano, si rispettano. Con Francesco ci reincontrammo a metà degli anni Novanta. Fu un incontro bello, nel quale ebbi modo di manifestargli tutta la mia stima. Una stima, prima di tutto, umana ed etica. Forse anche per via della mia storia personale ho sempre sentito in Francesco qualcosa di familiare. Sono cresciuto tra una dimensione politica e una religiosa cattolica: distribuivo l’Unità davanti alla chiesa del quartiere e frequentavo l’oratorio, dove incontrai un secondo padre, Don Gianfranco. Con un po’ di ironia potrei definirmi una sorta di sintesi tra Peppone e Don Camillo. Forse per questo, osservando l’Isola di Francesco, l’ho sempre immaginata come un’isola laica e religiosa al tempo stesso, di cui era custode e governatore. Governatore di un senso di giustizia capace di smascherare l’arroganza dei “furbi di professione”. Un’isola dove vive l’indignazione per il sopruso e soffia il vento di un senso di libertà in cui si esprime il rispetto per le diversità. In cui al posto delle vigne si coltiva l’amore e la compassione per le fragilità dell’uomo, che la sua Musica ha spesso raccontato con sincerità e franchezza. Un’isola utopica che ho sempre percepito senza stato né religione. Mancherai Francesco, eccome mancherai».

Franco Mussida

 

«Con la scomparsa di Francesco Guccini se ne va una parte fondamentale della storia del cantautorato italiano. Come mio padre, ha rappresentato una voce libera, capace di raccontare il nostro Paese con poesia, impegno civile e spirito di resistenza. La sua è una perdita immensa per la cultura italiana e per tutti coloro che nelle sue canzoni hanno trovato uno sguardo lucido, umano e vero sulla realtà. Ciao Francesco. Che la terra ti sia lieve.».

Cristiano De Andrè

 

«Per noi del Club Tenco Francesco Guccini non era solamente un cantautore. Era un punto di riferimento assoluto, uno dei primissimi che ha creduto nella forza visionaria dell’idea di Amilcare Rambaldi: presente già prima della rassegna e della nascita del Premio Tenco, molto generoso in tutti questi anni.
Con alcuni di noi il rapporto era diventato un legame profondo e fraterno.
Dell’intellettuale e del cantautore sappiamo tutto: ha rivoluzionato la direzione della canzone italiana, ha creato una dignità letteraria che prima era messa in discussione, perché la canzone sembrava un’arte di serie B.
Francesco Guccini è stato un artista straordinario, che ha abbracciato tutte le potenzialità della canzone: da quella di lotta a quella intima, dagli americani ai francesi, lui è stato un raccordo e un caleidoscopio di capacità artistiche.
Il Club Tenco non sarebbe stato lo stesso senza Francesco Guccini: La nostra gratitudine è immensa, il nostro dolore incolmabile».

Il Club Tenco

 

«Oggi è un giorno triste per i tanti che hanno ascoltato e vissuto con i versi di Francesco Guccini. Tra le centinaia, forse migliaia di messaggi a lui dedicati dai visitatori della mostra, molti raccontano di come in alcuni momenti importanti della vita ci fosse un verso di Guccini a cui ritornare per cercare un senso, forse una consolazione. Ci mancherà la sua voce, una delle più autorevoli e profonde, un punto di riferimento per comprendere il nostro presente. In questo momento di lutto, ci uniamo tutti intorno alla famiglia, cui esprimiamo il nostro più sentito cordoglio».

Stefania Carretti, Lorenzo Immovilli ed Erika Profumieri, curatori della Mostra attualmente in corso “Francesco Guccini. Canterò soltanto il tempo” allo Spazio Gerra di Reggio Emilia