“IN:titolo” – Giulia Impache

Mi chiedo, talvolta, se un prodotto del tutto anti-convenzionale possa suonare contemporaneamente come rassicurante. La risposta che mi sono data, per quanto possa lasciare sorpresi, è assolutamente sì. Se dietro a esso c’è un progetto.
Vi racconto oggi di “IN:titolo”, uscito lo scorso 17 gennaio per Costello’s Records, lo splendido album d’esordio di Giulia Impache, che nonostante la sua indubbia anti-convenzionalità, racchiude un progetto ben definito e – per quanto “strano” possa apparire anche a un orecchio assuefatto a variazioni melodiche, generiche e ritmiche – ha tutte le carte in regola per essere definito un lavoro già maturo e con una forte, fortissima personalità.
Giulia Impache è docente di musica, musicoterapeuta, oltre che componente dei Pietra Tonale – interessantissimo collettivo torinese di musicisti che svolge un percorso di ricerca sull’interazione tra composizione musicale e improvvisazione: la fusione dei mestieri e dei ruoli di Giulia ha certamente plasmato la direzione del suo primo disco solista, nel quale emergono chiare come il Sole le peculiarità dell’artista. Ma non voglio svelare di più, estrapoleremo tutto tra poco, immergendoci nell’ascolto.

IN:titolo - Giulia Impache Parto dal curioso (e un po’ ironico) titolo del disco, “IN:titolo”: un nome che non ruba la scena a quel che ascolteremo, pertanto evita la distrazione un po’ preconcetta che le parole sulle cover dei dischi spesso causano. Meglio, sono ancor più libera da ogni informazione pregressa.
Leggo le tracce: i brani dell’album non hanno una connotazione linguistica univoca, spaziando dall’italiano all’inglese, riportano messaggi tra parentesi, quasi a denotare un’apparente mancanza di definizione; ma – e questo ve lo anticipo – l’effetto finale è assolutamente coeso e omogeneo, in realtà. Non so come ci riesca.
Il primo brano scritto da Giulia Impache solista e contenuto poi in questo suo primo disco è stato Life is Short: onirica, fluttuante, piacevole ed evocativa, ma anche “classica”, non in assoluto, ovviamente, ma in relazione alla “scatola” che la contiene. Sarò folle ma ci ho sentito qualche sperimentazione tastieristica anni Novanta, “alla Andy Fumagalli”, per intenderci. Piacevolissima.
“IN:titolo” è aperto da Oh, Girl!, atrio del mondo di Giulia, nel quale entriamo in punta di piedi, sussurrando, ma con un crescendo di armonie e disarmonie eteree che si fanno sempre più avvolgenti e ardite. Sono già rapita. Si prosegue con In The Dark, un canto di dolore e di sofferenza, dedicato al ricordo di George Floyd, il ragazzo afroamericano che nel 2020 fu ucciso da un poliziotto durante l’arresto; l’intenzione di Giulia è quella di non gettare nell’oblio quel caso di cronaca simbolo di un mondo ingiusto e diseguale, un canto funebre eclettico e psichedelico che, come ha raccontato l’artista, è stato il primo brano in assoluto a vedere la luce con il marchio Giulia Impache.
D’effetto e commovente, un canto che suona tanto rispettoso quanto lo è il silenzio.
Se proprio avete bisogno di un accostamento sonoro, pensate ai toni pastello della voce di Elizabeth Fraser (vocalist dei Cocteau Twins, e dell’indimenticata Teardrop dei Massive Attack), e non sarete lontani dalla bellissima evocazione di Giulia.
E’ la volta di (I’m) looking (for) life, testimonianza di come le parole spesso possano fare tranquillamente le veci di strumento: la voce di Giulia è questo, un mezzo che colora la base musicale, ma dove le parole sono anche veicolo di un disagio e cura dai fatti della vita che, se non tentiamo di prendere in mano e fermare, ci schiacciano.
(I’m) looking (for) life narra quella sottile e fastidiosa sensazione di essere presi in giro e di sentirsi impotenti, ma è anche la determinazione che finisca e non ricapiti mai più” ha raccontato l’artista.
E poi Occhi, che inizia con suoni futuristici, quasi rumori di laser, metallici e robotici; ma che, in seguito, ti spiazza, tramutandosi in un componimento fortemente legato alla tradizione, antico – come spiega la stessa Giulia “questo è il brano con cui mi sono avvicinata alla musica antica, al madrigale”.
Un pezzo che definirei quasi di “archeologia musicale” nel quale, però, gli elementi elettronici e sperimentali donano freschezza e contemporaneità senza snaturare il brano né l’artista, equilibrando tutta questa stranezza e quasi “chiudendo il cerchio”.
A riprova di questo dice Giulia: “sono da sempre affascinata dal mondo della fantascienza, mischiato agli anime giapponesi e alla passione per l’epoca medievale e la musica antica”
“IN:titolo” è costellato di veri esperimenti, a dimostrare la curiosità della sua autrice: Ogni cosa è uno di questi, un modernissimo (anzi, futuristico) divertissement, che rende evidente al mio orecchio quanto l’improvvisazione sia una parte preponderante del lavoro e della personalità di Giulia.
Ma non mancano le preghiere, come Please, rivolta a un ipotetico essere umano, che viene supplicato di riconnettersi con Madre Natura.
L’approdo del viaggio di Giulia e dei suoi compagni è Sailor (for fin), un’ode all’ausilio dei validi collaboratori (Jacopo Acquafresca e Andrea Marazzi) che, come marinai, hanno saputo condurre l’imbarcazione “e non c’è niente che più sentirò se poi cado”; un (quasi) arrivo cupo, ma sempre etereo e soave, leggero e plumbeo insieme dove una voce candida e pulitissima si sposa divinamente con le melodie metalliche, con i riverberi, gli echi e gli accordi che costellano come stelle in un cielo tutto questo lavoro.

Non ci sorprende più Giulia, ora che ci ha accompagnato (e rassicurato a sufficienza, sono sicura che anche voi siate d’accordo con me) nel suo psichedelico e plastico mondo vagamente dream pop, elettronico ma molto, molto libero da quella schiavitù del voler costantemente attribuire nomi ed etichette: nonostante l’approdo sia già avvenuto, troviamo un’ultima bonus track piuttosto svincolata stilisticamente e concettualmente dal resto del disco, When My Eyes, che però diventa quasi uno spin-off in cui l’artista vuole imprimere un sunto che fonde sperimentazione e tecnica.
La musica di “IN:titolo” è emozione, interpretazione e sensazioni, quasi un teatro nel quale la quarta parete è abbattuta, e tu che ascolti ne sei parte; pur non comprendendo tutto compi un viaggio mistico che ti fa vivere l’ascolto con curiosità costante, un viaggio che ti infonde quella calma che bilancia alla perfezione la novità. Tutto spiazza, nulla è fuori posto.
Il mondo è stanco della convenzione, e Giulia è pronta a prendersi il proprio meritato posto, in questo mondo: siamo certi che il suo lavoro non sarà una meteora.

Tracklist:

01. Oh, Girl!
02. In The Dark
03. (I’m) Looking (for) Life
04. Quello che (Outside)
05. Life Is Short
06. Occhi
07. Ogni cosa
08. Please
09. Sailor (for Fin)
10. When My Eyes

Costello’s Records