Le contiamo sulla punta delle dita: 5 domande ai nostri artisti, il tempo di batter 5 et voilà, in 5 minuti le risposte.
Una performance multiforme quella di Navëe (Camilla Violante Scheller) nel suo spettacolo teatrale “Rêve-olutiòn!” andata in scena a Campoteatrale di Milano. Non facciamoci ingannare dalla parola “teatrale” non incaselliamolo in un ambito, perché la sfera è fortemente e piacevolmente allargata alla dimensione di un live, di un happening.
Mi sono fatta accompagnare in questo viaggio, dove la purezza delle parole di una bimba sgorgano senza censure, lo sguardo completamente aperto verso orizzonti storici, sociali, con trovate comicissime ed una voce catalizzatrice.
L’EP di esordio di Navëe, intitolato “io rêve/tu rave!”, è parte integrante dello spettacolo teatrale.
Un lavoro che esplora diverse lingue (italiano, inglese, francese e dialetto milanese) e generi musicali.
Il progetto è il frutto di una stretta collaborazione con il sound designer e compositore Gianluca Agostini, che ha curato la produzione e gli arrangiamenti.
L’EP, composto da cinque tracce, tra cui una cover, spazia con naturalezza tra il dream pop e il cantautorato, mescolando elementi di techno.
Con Navëe, un’attrice, performer e compositrice milanese diplomata all’Accademia dei Filodrammatici, ho scambiato con piacere 4 chiacchere, eccole qui!
Ci sono diverse angolazioni, diversi personaggi sul palco, c’è una bimba con le sue tradizioni famigliari, c’è una visione sociale, politica, ci sono canzoni, il sogno… io sono rimasta piacevolmente sorpresa da tutto in Rêve-olutiòn! Incantata dalla tua voce, divertita dalle trovate sceniche.
Ho apprezzato l’approccio diretto, la vena umoristica ed il grande senso di libertà evocato.
Da dove sei partita, come sono nate queste piccole storie che hai portato in scena?
Lo spunto musicale di partenza sono i cinque brani dell’EP che rappresentano diverse sfaccettature, spesso opposte tra loro, della mia identità. Ho voluto mischiarli ad altri pezzi inediti e ad elementi teatrali partendo quindi da un’esigenza di espressione personale, veicolata da un’energia naïve e bambinesca, che mi ha fatto un po’ da guida nello specifico di questo progetto.
Questa performance è un continuo viaggio onirico-psichedelico dal privato al pubblico, dall’intimo al plateale! Il punto di partenza sono appunto le memorie di una bambina, la cui energia libera, a volte dissacrante e vitale fa da filo conduttore lungo tutto lo spettacolo, che infatti segue una logica anti-narrativa, un principio di libera associazione di immagini, come fosse una playlist psichedelica di ricordi, di sogni; un flusso di coscienza di canzoni.
Assistiamo a un susseguirsi di piccoli o grandi tentativi di rivoluzione, che cominciano e si esauriscono nella durata di una canzone, di uno sketch, di un ricordo…
I codici spaziano volutamente dal grottesco al drammatico. Penso che il tragicomico sia una chiave di lettura del mondo molto più stratificata, e poi mi piace un sacco giocare e passare da un registro a un altro!
C’è un messaggio principale a cui tieni particolarmente, qualcosa che auspichi possa arrivare al pubblico, più degli altri?
In questo progetto specifico mi auguro di comunicare quanto sia importante, almeno per me, riappropriarsi di una forza bambina per dire liberi quello che si pensa, mettere in discussione i retaggi storico-culturali violenti da cui proveniamo, come ad esempio il fascismo.
Alla tossicità malsana della violenza, contrapporre un’energia radicale e radicata.
Alla rigidità dell’ideologia e l’incomunicabilità, opporsi con l’amore come strumento di lotta!
Come ti prepari emotivamente per una performance così variegata ed intensa?
Sono abituata a fare fatica (sana) in scena. Nello specifico però mi sono esercitata tanto con la voce e ho dovuto prendere anche le misure con la mia resistenza fisica perché nell’insieme uso tutto il mio strumento (corpo) in maniera piuttosto articolata. La strada per raggiungere un buon equilibrio è ancora lunga, ma accetto la sfida.
E’ recente la tua uscita discografica ‘io rêve/tu tave!’. Elegante elettronica dream pop, alcuni brani li abbiamo ascoltati nello spettacolo. Naveena mi ha incuriosito per la scelta dialettale, il milanese sta sparendo…. Un legame di biografico, legato alle tue origini o un gesto di custodia di un patrimonio culturale in estinzione?
Il legame è sicuramente biografico.
Mio nonno parlava milanese, sua madre veniva dal ticinese e il milanese era la sua prima lingua. Nonostante questo non lo parlo e non lo capisco nemmeno tutto. Ma dentro di me risuona la sua musicalità e la sento svincolata da quella che associamo per esempio all’imbruttito.
Per questo, ho chiesto a Daniele Gaggianesi, attore e poeta milanese contemporaneo, di tradurre in questo dialetto una poesia di mia nonna, apertura e chiusura del brano Naveena, perché si prestava alla pasta ritmica del brano e riscattava in qualche modo il dialetto meneghino da una forma che non fosse solo quella del “cummmenda” ma più femminile, radicale e radicata.
La poesia, infatti, di cui nel brano uso solo un estratto, parla del rapporto con le anime antenate e la forza che è data “dalla catena di materni mitocondri che unisce e ci dà forza”.
Per presentare questo tuo debutto hai scelto di proporre in video Quando c’era il nulla, tante immagini di bimbi in bianco e nero, ci parli di questa clip musicale?
Questo videoclip musicale nasca dalla collaborazione con Marta Violante, che ha curato montaggio e ricerca d’archivio. Marta fa parte di un collettivo di filmmakers, La Bandita film, con sede a Palermo, ed è molto brava nel found footage.
Il videoclip si compone quindi di miei video d’infanzia e di altri video di repertorio d’archivio: in un susseguirsi apparentemente randomico e psichedelico di immagini, il viaggio è ancora una volta dal personale all’universale, un po’ fuori dal tempo. Volevo che il video, così come il pezzo riguardasse tutti noi e non fosse solo autoreferenziale!
Foto di EMM Erica Mela Magagnato


