Batti 5 – 5 domande in 5 minuti: Grazian

Scontro Frontale - Alessandro Grazian

Le contiamo sulla punta delle dita: 5 domande ai nostri artisti, il tempo di batter 5 et voilà, in 5 minuti le risposte.

Il nuovo singolo di Grazian – cantautore, musicista e polistrumentista – è intitolato “Scontro Frontale” ed anticipa un nuovo lavoro in uscita nei prossimi mesi.
Il brano porta la firma di Alessandro Grazian per testo, musica, arrangiamenti e produzione. Oltre a cantare, Grazian ha suonato pianoforte, basso e chitarra acustica 12 corde nel pezzo.
Le registrazioni sono state realizzate ad Arezzo da Davide Andreoni che ha anche ideato e suonato le parti di chitarra elettrica. La batteria è stata suonata e registrata a Milano da Emanuele Alosi e i sax sono stati suonati da Enrico Gabrielli e registrati presso il WaveRec Studio di Vedano al Lambro da Riccardo Carugati. Mixaggio e Mastering sono stati realizzati da Carlo Madaghiele presso i Laboratori Testone Studio di Milano. (Distribuzione Believe Music Italy).
Grazian è il graditissimo ospite del Batti 5 di oggi, ecco le sue risposte.

Ciao Ale, felice di fare di nuovo qualche chiacchera con te! “Scontro Frontale” è il tuo più recente terzo singolo dopo i precedenti “Nonostante” e “L’amore che non va”.
Il titolo evoca una collisione, un crash violento, simbolicamente mi fa pensare a due visioni che possono solo scontrarsi.
Una vittima dell’urto è la canzone d’autore, l’altra?
L’altra protagonista dello scontro (non so se vittima sia la parola giusta) potrebbe essere quel tipo di canzone che muove le proprie scelte solo sui binari della strategia, del mercato e del consenso. Ora come ora, tra algoritmi e intelligenza artificiale lo scenario appare schiacciante per chi fonda la propria ricerca su ispirazione e trasversalità.
Io comunque non sono un nemico della musica di consumo in generale, semplicemente non ne sono appassionato per ragioni estetiche e in fondo trovo stancante il meccanismo che la governa.
Quello che mi dispiace è che non ci sia spazio per tutti, anche se per esempio il recente podio di Sanremo fa sperare perché sembra dimostrarci che in fondo il
pubblico è pronto ad apprezzare qualcosa di interessante quando ha la possibilità di scoprirlo.
‘Scontro Frontale’ può prestarsi a fraintendimenti nel momento in cui le si dà una lettura che abbia a che fare con la mia carriera ma in realtà è una canzone che ho scritto per raccontare quello che vedo ovvero due mondi, quello del contenuto e quello del consumo, che sono sempre più avvitati su se stessi, ciascuno con le proprie ragioni e io sono lì all’incrocio dei venti che osservo e cerco di capire che cosa sta succedendo.
Anche se il testo è ‘duro’ non è un caso che abbia scelto di abbinare a queste parole una musica così, apparentemente scanzonata. Inoltre per me parlare di
morte della canzone d’autore oltre che una provocazione è un po’ una metafora di una crisi, una crisi anche dei sentimenti. C’è un killer anche dietro l’amore.

Credo che attualmente la musica d’autore rappresenti una resistenza silenziosa e tenace, che resiste semplicemente uscendo dal concetto di “sfida”, preservando il suo valore e mantenendo viva una tradizione di qualità artistica, senza confrontarsi con le logiche di mercato. Forse la musica d’autore è morta unicamente nell’ottica mainstream….
La musica d’autore, intesa come approccio che cerca di mettere al centro contenuti musicali e testuali a costo di farsi dei nemici, in qualche modo ha perso il suo ruolo di grande aggregatore sociale e culturale per le nuove generazioni e conseguentemente il suo peso nel ‘mercato’. Ma il suo ruolo non deve essere per forza quello di fare i numeri del mainstream, quello che conta è che abbia le condizioni per esistere e che sia in fase con il proprio tempo, non solo nostalgia e passatismo.
Poi dovremmo stabilire cosa sia canzone d’autore, se sia la combinazione di testo & musica incastonati dentro determinati codici stilisti rassicuranti o se può essere, come io credo e voglio, anche un po’ destabilizzante.

Trovo sempre – anche nei singoli precedenti – una raffinata eleganza, un armonia sonora. Qualsiasi sia il tuo approccio stilistico, emerge equilibrio tecnico e sensibilità artistica.
In “Scontro Frontale” Il sax di Enrico Gabrielli evoca un’atmosfera anni ’80 in un contesto musicale che richiama i fine anni ’70, questo crea un interessante contrasto nel tuo arrangiamento. Mi racconti della produzione?
Volevo esattamente evocare questo mondo, ovvero la musica di un certo classico cantautorato di fine anni ’70, un po’ AOR.
Naturalmente l’ho fatto a modo mio, il ritornello infatti è anomalo visto che in qualche modo si ferma ritmicamente. Il pezzo è nato al pianoforte e l’ho subito suonato dal vivo qualche giorno dopo averlo scritto e in quell’occasione ho realizzato che ‘Scontro Frontale’ era una canzone, almeno per me, importante.
Inoltre da subito ho pensato che l’alter ego della voce dovesse essere il sax, così ho scritto la parte strumentale e poi mi sono confrontato con Enrico per sapere cosa ne pensasse e se avesse voglia di suonarla lui. Come sempre si è dimostrato fantastico e così l’ha incisa un giorno di settembre in studio.

“L’età più forte” il tuo ultimo album risale ad una decina di anni fa. Il tuo progetto Torso Virile Colossale ha dato alla luce tre dischi, hai collaborato con innumerevoli artisti (Nada, Orchestrina di molto agevole, Cesare Malfatti, Giulio Casale, Edda e Gianni Maroccolo per citarne alcuni). Possiamo sperare che tre singoli possano essere il germoglio per l’uscita di un nuovo disco?
Sì, il disco esiste, sto finendo i mix in questi giorni! Non so però come e quando uscirà, si naviga un po’ a vista.

Il mondo musicale è ancora scosso per la perdita di Paolo Benvegnù, un artista molto amato, che spargeva bellezza, poesia. Parlando degli autori italiani di rilievo, indicava anche il tuo nome. Che ricordo hai di questo poeta?
La notizia della scomparsa di Paolo è stata anche per me un fulmine a ciel sereno. Io ed Enrico Gabrielli quella sera avevamo uno spettacolo e non è stato facile, l’abbiamo ricordato dal palco e gli abbiamo dedicato il concerto, è stato un piccolo gesto che ci è servito per affrontare questo dolore che c’ha preso improvvisamente.
Naturalmente ho tanti bei ricordi anche personali legati a Paolo perché ho avuto l’onore di conoscerlo proprio nel 2005 quando stavo pubblicando il mio primo album e da allora è sempre stato intenso incontrarlo.
Ho perso il conto del numero dei suoi concerti visti e in alcuni casi mi è capitato anche di aprire alcuni dei suoi spettacoli.
E poi sì, aveva questo raro dono di infondere entusiasmo, di sostenerti, di farti sentire speciale e meno solo. Incontrare Paolo era sempre un’iniezione di energia vitale e di profondità, trasmetteva complicità.
Mi dispiace tanto, abbiamo perso un grande autore proprio ora che stava cominciando a raccogliere quello che aveva seminato. I suoi dischi dovrebbero diventare patrimonio di tutti gli italiani.
Con me è sempre stato gentile e prodigo di belle parole, un dono raro in questo ambiente. Non lo dimenticherò mai.