Ci sono assenze che sanno farsi presenza attraverso la cura di chi resta.
A un anno esatto da quel 31 dicembre che ha segnato profondamente il panorama della musica d’autore italiana, abbiamo voluto ascoltare la voce di chi, con devozione e silenzio, ha custodito e diffuso il verbo di Paolo Benvegnù.
Sono Cinzia e Giacomo, i fondatori del Paolo Benvegnù Fans Club .
Cinzia, Giacomo, hanno fondato e guidano tuttora il Paolo Benvegnù Fans Club, diventando nel tempo i custodi di una comunità che ha saputo stringersi attorno alla sua Arte con passione e discrezione.
A un anno dalla sua scomparsa, il 31 dicembre 2024, la mancanza di Paolo trova conforto nell’intensità della sua musica, nella poesia che ci ha sempre donato e negli eventi nati spontaneamente per onorarne la memoria.
Oggi, nel ricordarlo, vorrei ripercorrere con Cinzia e Giacomo il senso del loro viaggio accanto a lui.

Conoscendo la naturale ritrosia di Paolo verso le celebrazioni — quel suo essere artista schivo e sfuggente per natura — com’è stato il processo per portarlo ad accogliere con favore l’esistenza di un club ufficiale? Come siete riusciti a “convincerlo” che ci fosse realmente bisogno di uno spazio dedicato a lui?
In realtà lo abbiamo messo di fronte ad un fatto compiuto e, quando glielo abbiamo annunciato nel novembre 2012, ci ha risposto con la sua solita ironia “ma siete matti? Ora ci intercetterà la Guardia di Finanza”.
A parte le battute, il suo atteggiamento era identico a quando qualcuno gli faceva un complimento, come se non fosse degno di meritare tanto riconoscimento, sebbene gli facesse sicuramente piacere. Gli avevamo fatto notare che la sua pagina facebook non era poi così attiva, non era certo come negli ultimi tempi.
E se ci pensi, ciò era perfettamente in linea col suo modo di essere ma, secondo noi, era giusto gestire una pagina esterna che lo celebrasse dal basso. In quel periodo, gli unici spazi social attivi eravamo noi e “Le migliori frasi di Paolo Benvegnù”, gestita da suo nipote Andrea, col quale ci sentimmo per chiarire la nostra posizione e collaborare per mettere in evidenza la sua arte ma anche diffondere gli eventi ai quali avrebbe partecipato, anche con l’intento di far accorrere ai suoi concerti quanta più gente possibile.

Voi lo avete seguito da tempi non sospetti, ben prima della consacrazione con il Premio Tenco 2024 come miglior disco in assoluto: in che modo avete visto cambiare l’uomo e l’artista attraversando le sue diverse ere creative?
Lo seguiamo sin dai tempi degli Scisma e lo abbiamo apprezzato in maniera ancora più vicina da “Piccoli fragilissimi film” in poi, assistendo semplicemente ad un suo percorso.
L’ unico cambiamento significativo è stata la sua voce, che ha subito una trasformazione in crescendo in questi anni per arrivare a divenire ancora più calda ed avvolgente, vibrante e matura.
Per tutto il resto, artisticamente, Paolo è sempre stato un illuminato, che ha studiato, letto e composto musica e canzoni di un livello ben sopra la media. Non vi è stata una vera e propria sublimazione; in ogni sua produzione si può ritrovare una scrittura densa, lirica, ricca di tensione metafisica e trascendenza.
Consideriamo ogni suo album, un piccolo pezzo del suo universo racchiuso in dieci o undici brani, come fosse un capitolo del suo sapere e delle sue riflessioni che sentisse la necessità di esternare.
Qual è la soddisfazione più grande nel gestire il Fans Club: un riconoscimento da parte sua, la creazione di nuovi legami tra i fans o il veder crescere la consapevolezza attorno alla sua opera?
Fino alla fine del 2024, ci dava gratificazione vedere sempre più adesioni e partecipazione a tutto ciò che pubblicavamo di lui. Ma dal capodanno scorso, abbiamo toccato con mano l’affetto vero che da sempre lega le persone a lui e il fanclub è diventato uno spazio comune di abbracci collettivi, pianti e risate, un cantuccio sicuro di condivisione del dolore dove nessuno di noi si è sentito solo.

Tra lui e i suoi ammiratori c’è sempre stato un legame quasi confidenziale: quelli che lui definiva, con la sua ironia sottile, non semplice “pubblico” ma “tanti piccoli privati’. Dal vostro osservatorio, percepite nei suoi “piccoli privati” una sensibilità peculiare, un modo di stare al mondo più “esposto” rispetto a quello che si incontra altrove?
La maggior parte degli estimatori di Paolo, seguono e conoscono profondamente la musica italiana “underground” e sono stati assidui frequentatori di club, circoli ARCI, locali che ormai sono in estinzione.
Te lo diciamo perché ci conosciamo personalmente, ci siamo incontrati negli anni in giro per concerti, non solo di Paolo.
La sensibilità sta nel ricercare e fruire di musica qualitativamente alta, stando ben distanziati dagli stereotipi del mainstream. Tutti noi Matteo, siamo eterni ricercatori della bellezza e con Paolo questa bellezza toccava il culmine.
C’è un lato della sua Arte che colpisce subito per la bellezza della sua voce o la musica dei brani, e un altro che va cercato più in profondità. Qual è l’incanto che attira i nuovi ascoltatori e quale, invece, quello che tiene legati voi “conoscitori profondi” da così tanto tempo?
Credo sia piuttosto soggettivo, dipende da cosa una persona vada cercando nella musica. Paolo ha un repertorio piuttosto vasto e ci sono brani apparentemente più facili, altri più ingombranti sia stilisticamente che in contenuti. Siamo comunque sicuri che chi si è fatto incantare dalla sua musica, abbia sentito il desiderio di approfondire, soprattutto a chi è capitato di assistere a un suo live.
Abbiamo raccolto molte testimonianze di persone che, pur non conoscendolo, per una serie di coincidenze, si sono trovate a un suo concerto e sono rimaste letteralmente stregate da lui e dalla sua musica, sentendo poi la necessità di seguirlo più a fondo per non lasciarlo più.

Paolo Benvegnù è conosciuto come un artista e un uomo di rara generosità. Qual è il tratto più profondo che vorreste venisse riconosciuto alla sua figura? Quale immagine, o quale insegnamento umano, sperate resti custodito come sua firma indelebile nel cuore di chi lo ha amato?
Questa è una domanda molto difficile. Chiunque sia entrato in contatto con Paolo conserva dentro di sé sensazioni molto forti. Alcuni ci hanno raccontato di essere stati consolati da lui, dopo un concerto sotto il palco, dopo aver manifestato di attraversare un momento impervio.
Altri, di aver avuto il suo aiuto come produttore per la realizzazione di un disco, a titolo completamente gratuito in periodi in cui non versava in condizioni economiche proprio brillanti e che usava mezzi di fortuna per raggiungere questi giovani emergenti, dal nord al sud dello stivale.
Ma questo rispetto ed incontro verso l’altro si esprimeva anche sul palco. Quante volte vi è capitato che un artista, finito il tempo a disposizione, pur di regalarti l’ultimissima canzone oltre ai bis di rito, ti suona un brano a impianto spento, solo voce e chitarra, regalandoti un momento così intimo?
Insieme alla profondità della sua opera di musicista, Paolo ha sempre saputo essere incredibilmente ironico e sorprendente. C’è un ricordo particolare o un aneddoto vissuto insieme a lui che vorreste condividere con i nostri lettori?
I ricordi più comici e gioiosi sono sicuramente legati alle sue battute in bresciano, durante le quali costruiva racconti legati a stereotipi della valle o del lago. Quando incontrava Giacomo, non importa in quale provincia o regione accadesse, si divertiva a scherzare con lui in dialetto creando vere e proprie gag.
Un aneddoto invece commovente è legato al mio compleanno del 2021. Giacomo gli chiese di farmi gli auguri in maniera particolare e lui, che in quel momento era in studio a Magione, ci registrò “Cerchi nell’Acqua”, di cui conserviamo una versione inedita.
A testimonianza della sua grandezza e della traccia profonda che ha lasciato, in quest’ultimo anno sono nate molte iniziative spontanee per onorarne la memoria. Quali sono stati gli eventi o i gesti che vi hanno più colpito o commosso per la loro sincerità?
Di tutti gli eventi a sua memoria ai quali abbiamo partecipato, quello che più ci ha commosso è stato quello “non ufficiale”, nato e voluto dai meravigliosi ragazzi che organizzano a Brescia ogni anno la Festa della Musica.
Il 20 Giugno, vigilia della Festa che coinvolge l’intera città, è stato creato uno spazio con un palco sul quale sono saliti decine di musicisti, in gran parte giovani ed emergenti, ciascuno portando un brano in ricordo di Paolo.
Un tributo sincero e silenzioso, imperfetto ma proprio per questo toccante più di tanti nomi importanti che si sono esibiti in contesti ufficiali.
Un altro concerto che non dimenticheremo mai, è stato il tributo al Festival Sant’Emiliano, in una cornice suggestiva affacciata sul lago di Garda, sul palco gli Scisma, accompagnati dai Corimé e da un’ospite speciale, Cristina Donà.
Quel lago dal quale tutto è partito negli anni 90, quella sera è stato spettatore della chiusura di un cerchio.

Da custodi della sua memoria, per chi volesse avvicinarsi oggi alla sua figura di musicista e di intellettuale, da quale capitolo del suo percorso suggerireste di partire e quale brano scegliereste come sintesi della sua essenza? Ci sono poi dei momenti o degli interventi “ritrovati” nel web che consigliereste di recuperare a chi vuole scoprirlo ora?
Se dovessimo far approcciare un novizio all’opera di Paolo, gli consiglieremmo di affidare tutto alla sorte e di ascoltare il brano che il fato vorrà fargli conoscere.
Da lì, sarebbe tutto una scoperta. Se dovessimo comunque fare una scelta razionale e con dovere di cronaca, faremmo ascoltare Bombardano Cortina degli Scisma, disponibile in full album su you tube, per far scoprire gli albori di un genio artistico che si manifestava in altre forme, ancora acerbe, ma che si stavano avviando verso la propria naturale collocazione.
Sarebbe interessante per tutti, non solo per i nuovi ascoltatori, intraprendere un viaggio globale dagli anni 90 al suo lavoro solista ed introspettivo di “Piccoli Fragilissimi Film” , passando per quel capolavoro che è e resterà sempre “Hermann”.
Consapevoli che la bellezza che Paolo ci ha donato è un’eco destinata a non spegnersi mai: quale progetto sognate di veder fiorire per onorare la sua eredità artistica negli anni a venire? Cosa sentite sia necessario realizzare affinché il suo universo creativo continui a risuonare e a essere celebrato con la profondità che merita?
Ci piacerebbe vedere accanto al Premio Ciampi e al Premio Tenco, un Premio Paolo Benvegnù, magari dedicato ad artisti misconosciuti.
Visto che l’uomo contemporaneo non è un ricercatore e viene a conoscenza delle cose quando gli vengono “servite” mentre è seduto sul divano, ci auguriamo che, come nel “Provinciale” di Federico Quaranta trasmesso in RAI in tempi non sospetti, si accodino anche altri, inserendo i brani di Paolo nei propri programmi e documentari tv.
Ma ciò che più ci auguriamo, è che i giovani musicisti lo prendano ad esempio e possano in qualche modo perpetrare il suo modo di approcciarsi alle cose, come un insegnamento, una scuola di musica e di pensiero.
Grazie Cinzia, grazie Giacomo per le vostre risposte, ho toccato con mano ancora una volta l’importanza del Paolo Benvegnù Fan Club e di come Paolo abbia il potere di arrivare dritto al cuore di ciascuno di noi e di connetterci tutti con la sua Arte e con la sua generosità.
Sapere che oggi si uniscono così tante sensibilità vicine mi fa pensare che la sua vera eredità, custodita nella sua musica e nelle sue parole, sia viva proprio qui: in questo affetto sincero che continua a circolare tra di noi.
Grazie di cuore per aver condiviso i vostri ricordi con noi e per curare con così tanta passione questo spazio: la vostra dedizione ha aggiunto un tassello prezioso a questo grande mosaico che è il suo universo.


