Sulky Rock Festival – Arena Fenicia di Sant’Antioco – 18 agosto 2026

Articolo a cura di Cristian Arnò

Le strade in Sardegna sono infinite, lunghi rettilinei circondati da macchia mediterranea, il mio tragitto dal centro Sardegna al Sulcis-Iglesiente sembra proprio così, infinito, uliveti a perdita d’occhio, le indicazioni turistiche delle miniere che scorrono ai lati della strada, fino all’orizzonte blu del mare. Questa sera al Sulky Rock Festival suonano i Mogwai ed io non me li voglio perdere.

Arrivo all’Arena Fenicia giusto per l’apertura dei cancelli, non sembra esserci molta gente ma in realtà arriverà man mano. Il palco è grande ed è pieno di ampli, considerando che le band oggi sono 5.

Aprono gli Ilienses, progetto nato nel cuore della Sardegna nel 2018 dall’incontro tra Mauro Medde e Natascia Talloru, il nome arriva dalle tribù che popolavano la Barbagia in epoca nuragica e post-nuragica. Il loro è un dark folk che intreccia strumenti sardi arcaici e contemporanei, ancora oggi vivi in riti come il Carnevale barbaricino, in un lavoro di ricerca che affonda nella storia, nella lingua locale, nei poeti sardi e nella saggezza degli anziani.Gli Ilienses sono davvero sperimentali, uniscono la tradizione e la modernità intrecciando il tutto in loop, sono scuri e il loro sound è davvero ipnotico, sono sicuramente la band che si avvicina di più al sound degli headliner di serata, non per genere e stile ma per poesia e quel fare musica sospesa e aperta.

A seguire i Gentilesky, band post-punk/garage punk di base a Cagliari, nata nel 2021 come voce autentica della scena indipendente sarda, con dentro ex membri di Rippers, Loveboat e Oops. Dopo l’esordio “Ways of Seeing!” (2023, Hozac Records) e un tour europeo, arrivano nel 2026 con “Dream”, uscito il 3 aprile per Slovenly Recordings.
E qui l’atmosfera si scalda: i cagliaritani Gentilesky hanno un sound energico, un’ottima sezione ritmica a capeggiarli, c’è la voce di Yaprak Kırdök che danza per l’intero live set della band. Se ti piace il post-punk, ascoltali.

I Sick Tamburo nascono nel 2007 dall’idea di Elisabetta Imelio e Gian Maria Accusani, già uniti nell’avventura dei Prozac+, la band simbolo del punk-pop italiano anni ’90 nata a Pordenone. Scelgono il nome — pensato in origine per un progetto di percussioni noise di Accusani — e pubblicano i primi brani direttamente su Myspace.
Nel 2020 Elisabetta Imelio viene a mancare, e la band sceglie di proseguire il proprio percorso, portando avanti quella sincerità diretta e quella vulnerabilità che ne hanno sempre contraddistinto il linguaggio.
Nel 2026 arriva “Dementia”, concept album sul tema del disagio mentale che prosegue idealmente il discorso aperto già ai tempi dei Prozac+, qui con una scrittura ancora più asciutta.
Sul palco di Sant’Antioco la band si presenta nella formazione che porta in tour il nuovo album: Gian Maria Accusani a voce e chitarra, Carlo Bonazza alla batteria, Alice Chiara alla chitarra ed Elettra Pizzale al basso.

I Sick Tamburo entrano acclamati da tutti, e mi stupisce che non siano loro la band prima degli headliner. Tra il pubblico diverse persone indossano la loro t-shirt, logora dai concerti vissuti sotto il palco. Accusani è in gran forma, anche se continua a salutare il pubblico con “Ciao Cagliari” — siamo a Sant’Antioco, ma sorrido pensando che alla fine non sia davvero importante.

Il live parte con Quando bevo, poi si passa al nuovo singolo Ho perso i sogni, davvero un bel brano. I Sick sono ben amalgamati, in sintonia, sul palco si muovono bene, il loro suono è scarno e secco, così come deve essere. Con Betty tossica partono le danze, e il pogo alle mie spalle.
Silvia corre sola, altro brano estratto da Dementia, ha un andamento più malinconico, molto più new wave rispetto al resto della scaletta. Personalmente ho apprezzato davvero molto l’intero live, che con brani come La mia mano sola e A.I.U.T.O. ci saluta — immancabile la presentazione di tutta la band. Grazie Sick.

A seguire i Ditz, quintetto di Brighton nato nel 2016 da Cal Francis (voce) e Caleb Remnant (basso), poi allargatosi a Anton Mocock, Jack Looker e Sam Evans. Il loro noise rock tagliente, tra post-hardcore e post-punk, ha trovato la sua consacrazione con “The Great Regression” (2022) e “Never Exhale” (2025, City Slang). Dal vivo, la band vive sul filo tra caos e controllo.

L’ingresso dei Ditz è un’esplosione, e mi rendo conto di essere uno dei pochi a non conoscere già la band inglese. Cal Francis, regina queer del palco, crea spettacolo scavalcando le transenne e venendo a cantare tra il pubblico, arrampicandosi sulle strutture del palco in stile Eddie Vedder: il loro noise rock piace molto, e il pubblico canta i brani del quintetto. Tecnicamente, una sezione ritmica davvero impressionante; i chitarristi, dall’estetica molto Sonic Youth, creano un noise che funziona. Se ti piace il genere, sono una band interessante — comunque, un bello show.

Sono circa le 23:45 quando sul palco entrano i Mogwai: Stuart Braithwaite, Dominic Aitchison, Martin Bulloch e Barry Burns, i quattro che da trent’anni portano avanti il progetto nato a Glasgow nel 1996 — trenta primavere festeggiate anche dalla loro etichetta, la Rock Action Records, e da un tour mondiale che li porta per la prima volta in assoluto in Sardegna.Il sound di God Gets You Back apre il live, e non resta che chiudere gli occhi e farsi trasportare dalle loro session: qui non ci sono testi da cantare, il post-rock degli scozzesi di cantato ne ha poco.
Il pubblico alle mie spalle non balla più, ondeggia, trasportato da un incastrarsi di melodie, loop e un sound inconfondibile. Durante tutto il live i componenti della band si alternano ai vari strumenti, invertendo il loro posto sul palco.
A seguire Hi Chaos, Kids Will Be Skeletons, Ithica 27ø9, New Paths to Helicon, Pt. 1, Cody, Ritchie Sacramento: brani che hanno fatto la storia e il sound di un genere che ha fatto della sua geometria sonora una religione
Il gruppo fa i saluti finali per poi tornare sul palco per due encore: Auto Rock e Mogwai Fear Satan, a salutare il pubblico di Sant’Antioco.

Il Sulky Rock Festival è davvero una perla nel panorama musicale estivo qui in Sardegna. Ci vediamo il prossimo anno, magari portateci gli Editors.