Ritorna Beppe Cunico. Il musicista vicentino esce quest’estate con il suo nuovo e terzo album, il quale, sin dalla copertina, presenta una sostanziale novità.
Dopo l’esordio sulla lunga distanza in stile cantautoriale con “Passion, Love, Heart & Soul”, e il prosieguo di matrice prog rock “From Now On”, ecco ora “Flexible Chaos”, che esce a nome Cunico (senza il nome di battesimo), e presenta un giusto compromesso tra le opere precedenti. Il solo cognome nella ragione sociale definisce oggi un nuovo inizio; la band che oggi abbiamo è costituita da uomini di fiducia.
Sono della partita, oltre a Cunico, Roberto Artuso alla batteria, Matteo Padovan alla chitarra e Giacomo Canazza al basso. E il rock qui è il grande protagonista attraverso chitarre esplosive e ben supportate da una sezione ritmica inarrestabile.
Dopo una breve intro, suoni orientaleggianti di chiara matrice indie ci catapultano negli anni ’90 con The Dirt Under Your Feet. Il pezzo, potente, ricco di distorsioni e un assolo puntuale, ci parla delle follie dei governanti e delle infinite guerre che ci circondano.

Noi Che Creiamo Arte conserva la potenza iniziale ma sposta leggermente le coordinate verso un suono più vicino a quello degli anni ’70. Qui, la voce di Cunico è cangiante, e si sposa alla perfezione nei cambi di tempo e di umori della strumentazione. Il musicista, in merito a questa traccia dichiara che: “è dedicata a tutti coloro che ogni giorno creano arte e bellezza, per arricchire lo scorrere del tempo di una vita che valga la pena di essere vissuta”.
A seguire, Universo Parallelo, è una riflessione sull’amore che gioca sulla metafora della musica. I versi di Cunico sono perfetti e i seguenti ne sono solo un esempio: “Non ti fidi del nuovo suono, ma ti apri al nuovo ascolto… ti porta oltre confine, una dimensione che va oltre l’immaginazione”. La canzone ha un incedere lineare fino a quando non rallenta per creare il giusto ingresso all’assolo posto. La forza di questo pezzo sono i continui cambi di ritmo che disorientano l’ascoltatore e lo conducono in una dimensione psichedelica.
Al di là dell’Oscurità non si discosta molto da quanto messo in mostra fino a questo punto, ma è invece con Il Graffio delle Corde che si respira un’atmosfera differente, più intima e raccolta. Il piano in sottofondo si sposa perfettamente con la voce ed è evidente come questa canzone sia nata come un pezzo cantautorale arricchito in seguito dalla strumentazione al completo. Menzione particolare per il basso che si staglia a metà della traccia e che accompagna la chitarra solista, e l’organo in coda che crea un finale suggestivo e inaspettato. Simbolicamente si tratta della canzone che chiude la prima parte del disco.
Il cantato di Essere ricorda da vicino lo stile di Cristiano Godano anche se qui non è presente la componente noise che in passato ha fatto la fortuna dei Marlene Kuntz.
Di questo pezzo è disponibile anche un video girato da Antonio Campanella, il quale ha già avuto a che fare con artisti del calibro di Dente e del duo dei Lombroso.
La successiva Waiting for Dawn riporta il cantato all’inglese e ciò mi consente di effettuare un appunto. Dopo qualche ascolto devo dire di apprezzare maggiormente i pezzi in italiano. Difficile da spiegare, ma credo che Cunico li senta più ‘suoi’; è come se ci mettesse un pezzo di cuore in più e credo che, in futuro, puntare solo sulla lingua nostrana gioverà ulteriormente alla proposta del gruppo.
Sealner e Smile on a Child Face sono ulteriori cavalcate che iniziano in sordina per esplodere nella parte centrale. Il primo, un probabile omaggio ad un noto campione del tennis, mentre il secondo, è una dedica al futuro qui raccontata attraverso un contrasto tra l’innocenza dei bambini e l’orrore delle guerre.
Gli ultimi due attacchi sonici sono costituiti da Insane, canzone che mi ha ricordato molto da vicino i britannici Swervedriver per l’alternanza tra momenti distorti e veloci ad altri acustici e rallentati; e, infine, la title track, una canzone della durata di quasi dieci minuti che sintetizza l’opera e che scivola via senza faticare l’ascolto.
Il nuovo corso di Cunico è rappresentato da un album che va in controtendenza con le mode del momento e recupera quella forza rock dura e pura che qui in Italia sembrava essere stata accantonata. Da avere e ascoltare a ripetizione.
Tracklist:
01. Intrigue
02. The Dirt Under Your Feet
03. Noi Che Creiamo Arte
04. Universo Parallelo
05. Al Di Là dell’Oscurità
06. Il Graffio Delle Corde
07. Essere
08. Waiting for Dawn
09. Sealner
10. Smile On A Child Face
11. Insane
12. Flexible Chaos


