Mary Bianco – Collywood – Bologna – 29 agosto 2026

Con i colli bolognesi a fare da sfondo, il 29 agosto 2026 ho assistito al concerto di Mary Bianco a Collywood, una location suggestiva e perfetta per uno show di fine estate. Durante il live, la cantautrice ha presentato i brani del suo nuovo EP “Rumore Bianco”, uscito il 20 marzo 2026 per l’etichetta indipendente romagnola Brutture Moderne, riservando spazio anche ad un paio di estratti dal precedente EP “Anche quando il mare è mosso”.

La formazione della band è la seguente: alla tastiera Stefano Cernetti, al basso Diego Ciccioni e alla batteria Giovanni Angeli.

“I have emotional motion sickness/I try to stay clean and live without/and I want to know what would happen/if I surrender to the sound” (Motion Sickness dall’album “Stranger in the Alps” di Phoebe Bridgers): la canzone con cui il live inizia, Disordine, personalmente mi ricorda questo verso. È notevole come il contesto dal vivo faccia apprezzare ancora di più le capacità vocali della cantante e quelle influenze jazz che l’hanno accompagnata nel corso dei suoi studi.

“In mezzo alla polvere/vedo meglio i contorni”: in questo verso emerge uno dei punti chiave dell’EP, ovvero la capacità di lasciarsi andare al caos per sfruttare le potenzialità intrinseche e le visioni ampliate offerte dal disordine. Notevole anche il supporto della band che, attraverso una precisione tecnica impeccabile, sostiene il concerto con arrangiamenti ben amalgamati all’atmosfera soffusa del live.

Fuego è la seconda canzone: “se tornassi all’improvviso pieno di guai/a spargere dei semi che non coltiverai”. Parlare di sé e del proprio vissuto era una delle intenzioni principali dell’EP e in questo brano possiamo ascoltare uno scorcio di vita quotidiana, una storia vissuta in tutte le sue contraddizioni. Si riesce a scorgere l’altro nella sua complessità, decidendo tuttavia di non averci a che fare.

Il live continua con Una birra e due anacardi, dove il ritmo ben scandito della melodia accompagna un racconto in cui tanti piccoli pezzi di vetro compongono una relazione fatta di “tendenza attuale/due metà che cercano di capirsi”.

“A volte scappo/ma giuro non mi perdo”: Marea è la quarta canzone, in cui il racconto quotidiano lascia spazio a pensieri sparsi sulla fine di un periodo della vita. Affacciarsi all’età adulta, lasciare la propria città e maturare nuove consapevolezze fa parte di un viaggio in cui mettere se stessi al primo posto diventa necessario per la sopravvivenza, senza dimenticare di fermarsi quando la corsa si fa troppo intensa. L’atmosfera rimane distesa, l’energia della band è palpabile e il pubblico risponde con grande entusiasmo ai vari brani.

“Cambiare casa è come cambiare pelle”: Sferisterio prosegue questo discorso tra incertezze e necessarie assoluzioni. Se da un lato c’è la nostalgia, dall’altro emerge la consapevolezza che “cambiare ancora/mi rende viva”.

“Non ti guardo/resto in attesa di capire qualcosa in più” (Lista d’attesa): questo verso ci introduce all’ultimo brano in scaletta tratto da Rumore Bianco. L’amore qui non è un sentimento semplice, ma viene analizzato nella sua accezione moderna, sempre più incerta e sfumata; prendersi il tempo per sentire e comprendere diventa così l’unica reale riappropriazione possibile.

Il live prosegue con Sogno vivido, tratta dal primo EP “Anche quando il mare è mosso”.

“Io come un’onda verso te/sei l’universo in cui affondo”, ma anche “scusa se sono distante/se mi ami e sono indifferente” (Goodbye, ciao): lo show si conclude con quest’energia sospesa tra due estremi. L’esibizione termina davanti a un pubblico accogliente e rilassato; il bilancio finale, complici la location suggestiva e l’ottima energia del live, è assolutamente positivo.

Setlist:

  • 01. Disordine
  • 02. Fuego
  • 03. Una birra e due anacardi
  • 04. Marea
  • 05. Sferisterio
  • 06. Lista d’attesa
  • 07. Sogno vivido
  • 08. Goodbye, ciao

Foto Alessia Palermo