“Apples For Isaac“ – Echo and the Bunnymen

Articolo a cura di Cinzia Nalci

Gli Echo and the Bunnymen prendono forma a Liverpool nel 1978 dall’incontro tra il cantante Ian McCulloch e il chitarrista Will Sergeant, mente e cuore del progetto. A loro si affiancano presto il bassista Les Pattison e, un anno più tardi, il batterista Pete de Freitas.
Il loro è un debutto col botto: “Crocodiles“, pubblicato nel 1980, conquista subito pubblico e critica, aprendo la strada a una stagione d’oro coronata da capolavori come “Ocean rain” e l’album omonimo “Echo and the Bunnymen“, che consacra il loro successo oltreoceano.

Dopo la parentesi solista di McCulloch negli anni novanta e una temporanea pausa di riflessione, la band ritrova la sintonia in studio nel 1997. Nonostante il successivo addio di Pattison, il percorso prosegue con “Flowers” nel 2001, fino alla grande ripartenza del 2005 firmata “Siberia“, accompagnata da un lungo tour mondiale. Seguiranno il disco dal vivo “Me, i’m all smiles“, il lavoro in studio “The fountain” nel 2009, una tournée celebrativa dedicata ai primi due storici lavori e “Meteorites” nel 2014.

Nel 2018 il gruppo torna a far parlare di sé con “The stars, the oceans & the moon“, una raccolta in cui rilegge tredici tra i suoi brani più iconici affiancandoli ai due inediti The somnambulist e How far?.
È il preludio perfetto per arrivare fino a oggi, 18 settembre 2026, data che segna il loro attesissimo ritorno con “Apples for isaac” (BMG), il primo album di materiale completamente inedito a dodici anni di distanza da “Meteorites“.

Si tratta del tredicesimo album in studio della band, composto da undici brani, prodotto direttamente da Ian McCulloch e affidato al mix di Alan Moulder e Andrea Wright.

La cosa più emozionante riguarda la line-up: in dieci brani su undici c’est alla batteria il grande Clem Burke dei Blondie, che era amico storico di Mac. È morto proprio durante le registrazioni e la band gli ha dedicato il disco, riconoscendolo come parte integrante del lavoro.

Si tratta di un disco dalla scrittura più scarna, caratterizzato da chitarre secche, voce vissuta, ritmo diretto e una maggiore consapevolezza.

Passando all’ascolto e soffermandosi sui passaggi chiave del lavoro, la scaletta regala momenti di forte impatto:

Take me by the hand: una ballata dolce da ascoltare in solitudine in una giornata di pioggia sottile, un invito a lasciarsi andare e a riporre fiducia nei legami genuini e sinceri.

Can’t be sold: subito dopo l’apertura, arriva il riff tagliente, ritmo serrato alla Clem, McCulloch quasi sprezzante. Un manifesto d’integrità: ci sono cose, come questa band, che non si possono comprare.

Brussels is haunted: soddisfa la promessa delle prime aspettative, sospeso tra memoria e scommesse future.

I’ll be your sunshine: mostra il lato più fragile della scrittura di McCulloch. Brano delicato e intimista. Una tenera promessa, delicata e fragile. Una viva speranza ad aver fiducia nell’affetto che ci sorprende.

The light that surrounds you: uno dei momenti più luminosi del disco. Un abbraccio sonoro, caldo e avvolgente, dove la chitarra di Sergeant disegna luce intorno alla voce.

Asimov: riporta ispirazioni post-punk contemporaneo.

We prayed in the dark: chiusura perfetta e commovente. Una preghiera oscura dedicata a chi non c’è più. Un finale che resta addosso.

Tracklist:

01. Take Me By the Hand
02. Can’t Be Sold
03. Brussels Is Haunted
04. I’ll Be Your Sunshine
05. Hijacked
06. The Honey
07. Unstoppable Force
08. The Light That Surrounds You
09. Lab Rats Ran
10. Asimov
11. We Prayed In The Dark

Foto Fritz