Madisine: “Slow Down”, cura e conforto dal mondo

Madisine: “Slow Down”, cura e conforto dal mondo

Non mi stanco mai di ascoltare storie di persone che scelgono, anzi, hanno l’estrema necessità di rifugiarsi in un’Arte, per sopravvivere al mondo di oggi.

E quando scopro che questo accade anche a ragazzi giovanissimi che, oltre al talento, hanno anche una spinta fortissima verso quella nobile espressione artistica chiamata Musica, ascolto le loro storie con ancor più piacere, e altrettanta speranza che non tutto sia perduto.

E’ con questi sentimenti, quindi, che vi presento un giovane artista bolognese, classe 2001, che risponde al nome di Matteo Zanotti, ma in arte ha scelto di farsi conoscere come Madisine: esce in questi giorni il video del suo ultimo singolo Slow Down, brano che precede l’album d’esordio, che ascolteremo entro la fine del 2025.

Ho avuto il piacere di rivolgere a Matteo qualche domanda per scoprire i retroscena di Slow Down e le motivazioni che l’hanno portato a fare il musicista.

Ciao Matteo, e benvenuto su The Beat! Siamo molto contenti di dare spazio al tuo video e al tuo brano Slow Down. Vuoi raccontarci come è nato questo pezzo?
Il pezzo è nato subito dopo un’esperienza lavorativa a Barcellona. Li ero stato molto male, non avevo mai provato un’ansia tale e per vari motivi realizzai che qualcosa per forza di cose doveva cambiare, appena tornato scrissi Slow Down.

A livello di regia, di narrazione e montaggio il video di Slow Down è davvero molto bello: lo descriverei come un piccolo e raffinatissimo cortometraggio musicato. Come è nato, e come è avvenuta la sua connessione con il pezzo, avevi già l’idea visiva oppure è nata in seguito?
Avevo già in mente la storia di Slow Down, volevo esplorare qualcosa di diverso dal testo vero e proprio della canzone e creare una piccola storia in un mini mondo a sé.
La storia che avevo in mente era creare un misto tra “Requiem for a Dream” per i temi trattati ma con i colori e la modernità di “Euphoria”. Spiegai l’idea al mio caro amico regista Louis Conte Bourges con cui avevo girato un paio di anni prima un cortometraggio in Francia assieme: lui ne fu entusiasta e così ci siamo messi ad assemblare i pezzi assieme.

Sei prossimo al tuo esordio discografico: dopo diversi singoli e un EP, che cosa ti ha fatto dire “sono pronto”?
Non penso mai al “sono pronto” anzi forse sono sempre ad avere costanti dubbi su tutto ma semplicemente c’era una forte esigenza di esprimersi e buttare fuori.
Ho iniziato a suonare nel mio primo gruppo a 12 anni e dopo vari progetti di band che non vanno avanti per mille motivi mi ero stancato e ho deciso di creare Madisine e di fare tutto ciò che volevo fare a 16 anni con una band ma che non sono mai riuscito. Quindi ho registrato un album ed è pronto sia che lo sia io o meno.

Quali sono i tuoi ascolti di riferimento e per che cosa li hai scelti? Ti svelo che, appena ascoltato il tuo ultimo pezzo, mi sono piacevolmente tornati in mente i My Vitriol, band che adoravo da ragazzina!
Intanto ti ringrazio, non conoscevo i My Vitriol ma me li sono andati a recuperare e mi piacciono molto.
All’epoca mi ricordo che stavo ascoltando molto i Nothing but Thieves e infatti il riff di Slow Down è nato mentre giocavo coi pedali  suonando If I get high.
Non so se si senta la somiglianza con il pezzo ma loro sono una band molto importante per la mia crescita quindi è un piccolo tributo a loro. Ora invece è un periodo in cui sto in fissa con Julie e il nuovo album dei Men I Trust.

La musica non è l’unica arte che persegui: quanto peso ha nella tua vita l’espressione artistica e il poter comunicare su un palcoscenico chi sei? E’ sempre stato un tuo desiderio oppure c’è stato qualcosa che l’ha fatto nascere in te?
Non saprei, sono sempre stato un ragazzino timido da piccolo ma con sempre questo forte desiderio di dimostrare chi sono. Crescendo ho trovato diversi modi per farlo e sono certo che il me undicenne sarebbe contento.

Quali sono i temi o i sentimenti che vuoi trasmettere a chi ti ascolta?
Conforto: la musica per me è terapia e gli artisti che amo mi hanno sempre aiutato nei momenti peggiori. Se riesco ad essere di aiuto a qualcuno pure io direi che ho raggiunto il mio obiettivo.

C’è una curiosità che hai voglia di raccontarci, e che non ti è mai capitato di raccontare, a proposito della tua musica?
Posso dire che tutto l’album è stato scritto e registrato a Roma, in un periodo molto strano e transitorio della mia vita e in esso ci ho messo di tutto, ho avuto la libertà di sperimentare e diversificare quindi sarà un disco pieno di contaminazioni e stili diversi.