Bryan Ferry rischia di diventare il metro di misura dello stato di salute della musica contemporanea.
La sua attività nell’ambiente è iniziata circa cinquant’anni fa con i Roxy Music e poi è proseguita attraverso una carriera solista ineguagliabile con la quale ha avuto la possibilità di esplorare il genere pop in ogni sua forma. Non solo, l’artista ha una peculiarità che lo contraddistingue.
Ha collaborato con tutti i nomi che contano ed è riuscito ad impreziosire ognuno di questi episodi.
Se già con i Roxy era riuscito a creare brani di rara bellezza attraverso il contatto diretto con musicisti del calibro di Andy McKay, Phil Manzanera e ovviamente Brian Eno, è soprattutto nel prosieguo della sua avventura che è riuscito a trasformare in oro metalli già appartenenti a leghe nobili.
Un esempio su tutti, quella Slave to Love entrata prepotentemente nell’immaginario collettivo come una delle canzoni più romantiche e passionali di sempre e che vedeva la partecipazione alle chitarre soliste di David Gilmour (Pink Floyd) e Keith Scott (Bryan Adams), oltre ad alcuni dei Dire Straits. Il metro di misura dello stato di salute della musica contemporanea, dicevamo all’inizio; sì perché quando credi che niente possa più stupirti, ecco che ti ritrovi tra le mani qualcosa di nuovo, di diverso e che va in controtendenza rispetto alla normale fruizione.

“Loose Talk”, la nuova opera di Ferry, è un lavoro a quattro mani condiviso con la scrittrice e pittrice Amelia Barratt e richiede pazienza e un mood particolarmente predisposto.
Il disco però è in grado di dare tanto e suona come la colonna sonora di un film ancora non girato e che forse non vedrà mai la luce perché racconta già una storia che è dentro di noi.
Ed è ad elevato impatto perché il fruitore si troverà spaesato sin da subito, dal momento in cui la puntina poggia sul vinile e ci rimanda le prime note di Big Things.
Il pezzo di apertura si fa strada attraverso un piano malinconico che emerge tra un canto di uccelli e qualche suono incomprensibile oltre alla voce limpida e profonda di Amelia. Stand Near me, la seconda canzone, ribadisce le coordinate di questo nuovo “Loose Talk”; si tratta infatti di un album nel quale Bryan si occupa della parte strumentale, mentre la scrittrice, recita i suoi testi in una collaborazione perfetta nella quale i pezzi vanno ad incastrarsi perfettamente. Bryan Ferry, a tal proposito, ha dichiarato: “L’intera esperienza della realizzazione di Loose Talk ha rappresentato un’eccitante novità. Sembra che abbia aperto un capitolo completamente nuovo nel mio lavoro. Il lavoro di Amelia costudisce un’atmosfera molto forte e sono stato attento a non intralciare le sue parole. Spero che insieme abbiamo creato qualcosa che nessuno dei due avrebbe potuto fare da solo”.
E questa collaborazione ha visto la luce l’anno scorso attraverso Star, una canzone arrivata circa dieci anni dopo l’ultimo disco e caratterizzata da un ritmo ipnotico e uno spoken word da parte della Barratt.
Il progetto di collaborazione è nato con l’intento di produrre un audiolibro e alla fine si è trasformato in qualcosa di più.
Come Nick Cave, che ha ritrovato nuova linfa per la sua carriera attraverso la collaborazione con Warren Ellis (Dirty Three), ecco oggi un altro mostro sacro della musica che si è rinnovato grazie ad una nuova compagna di viaggio.
E l’unione tra i due funziona, Florist, la terza canzone in scaletta ne è l’esempio più concreto. Qui il piano di Ferry si sposa perfettamente con il cantato di Amelia Barratt.
Gli artisti dialogano talmente bene che le mani di Bryan si muovono nei tempi giusti e attendono le labbra di Amelia e il suo parlato ricco di passione.
Il piano, quasi si ferma a metà traccia per poi riprendere con maggior vigore spinto dall’intesa creata dai due e dal mood notturno che crea un maggior coinvolgimento.
Cowboy Hat è una breve ballad più ritmata che non si discosta poi molto dalla precedente e si fonde con Demolition che ne diventa naturale continuazione ed evoluzione attraverso una base più vicina all’elettronica rispetto ai pezzi precedenti.
Orchestra è il singolo apri pista e biglietto da visita dell’opera.
Il cantato sussurrato di Bryan è una sorpresa e diventa un delicato supporto al parlato di Amelia. Le atmosfere restano intime e in questo episodio la fusione tra gli artisti è totale. La pittrice dichiara infatti che: “Loose Talk è una conversazione tra due artisti: un album collaborativo di musica di Bryan Ferry con testi narrati da me. È un’opera cinematografica; la musica viene abbinata alle immagini. C’è la possibilità di sperimentare all’interno di una cornice. E c’è la libertà di sapere esattamente quale è il mio ruolo e di poter passare il testimone per estendersi creativamente, sapendo che c’è qualcuno dall’altra parte che lo porterà avanti. Niente così è off limits”.
Holiday vede un cambio di atmosfera presentandoci qui un luogo soleggiato là dove poco prima aveva piovuto incessantemente. Ma è solo una breve pausa in quanto Landscape riprende il cammino lento nel quale l’ascoltatore è in stato meditativo e fa pace con sé stesso.
La melodia di Ferry poco alla volta va spegnendosi per cedere il passo alla più tribale e futuristica Pictures on the Wall. La chitarra in sottofondo sembra pronta ad esplodere e invece resta lì paziente fino a spegnersi definitivamente.
A seguire un canto di grilli anticipa White Noise e il suo giro di pianoforte polveroso ed ossessivo che si quieta solo per cedere il passo a Loose Talk. La title-track, posta in chiusura, è anche la canzone più ritmata e corposa del lotto e risulta essere la degna conclusione di una scheggia tanto impazzita quanto inaspettata.
Il potere della casualità si è qui manifestato in tutta la sua grandezza e ha visto come protagonista abbozzi storici di Ferry qui riesumati e divenuti canzoni grazie al contributo di scrittura sincera a cura della Barratt.
E’ presto per dire se questo viaggio porterà a un nuovo inizio, ma di sicuro è una ventata di aria buona che fa ben sperare in un ritorno all’ascolto paziente nel quale raccogliamo il nostro tempo e lo dedichiamo con piacere alla scoperta.
Tracklist:
01. Big Things
02. Stand Near Me
03. Florist
04. Cowboy Hat
05. Demolition
06. Orchestra
07. Holiday
08. Landscape
09. Pictures on a Wall
10. White Noise
11. Loose Talk
Dene Jesmond Records


