“Carneplastica” – Asianoia

Articolo a cura di Cristian Arnò

Il viaggio degli Asianoia inizia a Ravenna nel 2021, un progetto che vede l’unione di Valerio Runa Mordenti alla voce e chitarra, Leonardo Viviani, Mattia Mingarini e Silvio Pece.

Dopo essersi fatti notare due anni fa con l’EP “Abbiamo ceduto alle more”, la band approda al primo LP sulla lunga distanza definendo un territorio sonoro che loro stessi chiamano “post-noia”. È un territorio dove il post-punk più nervoso incontra la tradizione della canzone d’autore italiana, non per consolare ma per dissezionare, con la freddezza di un patologo, il distorto e il violento della società contemporanea.

L’esordio “Carneplastica”, uscito per Costello’s Records e registrato presso il Morphing Studio con la sapiente cura di Cristiano Santini al mix, è un organismo vivo che ti accoglie,

Il disco parte con una dichiarazione inequivocabile, qui i suoni sono centrali, nulla è lasciato al caso, così mentre ti perdi tra la batteria che parte solitaria e riverberata, mentre ti perdi ad ascoltare i panning e le atmosfere di Sangue x4 che sottolineano il dubbio centrale — ovvero se ogni malattia abbia davvero una cura — scatta l’urto punk-rock di Raskolnikov. È forse il momento più diretto del disco, dove i fill di batteria di Mattia Mingarini e un basso prepotente  di Silvio Pece accompagnano la voce di Valerio in quello che appare come un brano d’impatto ma mai banale. I suoni di Leonardo Viviani ma in generale quelli di tutti il gruppo sono sempre, sempre giusti, non perfetti ma esattamente dove devono essere.

La capacità del gruppo di “arredare” le stanze sonore è evidente in Per un’idea, dove l’intro del dinamico duo “Pece-Mingarini”, profuma dei Cure di Just like Heaven ma poi il brano vira e ti trascina lentamente in atmosfere dilatate, vicine al post-rock dei Giardini di Mirò o dei Mogwai.

Non c’è mai stasi, i ragazzi riescono a creare canzoni i cui panorami non sono mai uguali. Caterina è l’ennesima prova della qualità di questo disco e di quanto la produzione sia stata attenta ai suoni riuscendo magistralmente a enfatizzare il lavoro degli Asianoia.

La marcia prosegue con Un Impostore, caratterizzata da un basso fuzz spettacolare e una chitarra dal vago sapore “messicano” che gioca con riverberi e continui cambi di tempo.

Ma è con Irene Cura l’Informale che il testo e l’intreccio delicato delle voci  di Valerio e Uriel mordenti prendono il sopravvento, qui il testo e il modo, l’interpretazione  delle due voci, prende il comando intrecciandosi delicatamente circondate da suoni distorti e da dissonanze, qui il cantato diventa recitato quasi parlato degno di un disco degli Editors come dei Massimo Volume ed è un dualismo che mi è piaciuto particolarmente e soprattutto tutto questo prepara il terreno alla ferocia di Nuova Fabbrica.

Questo brano potremmo usarlo per accompagnare una puntata di Black Mirror, la distopia e l’alienazione in un racconto disturbante sul bisogno di funzionare, di aderire a standard sociali, essere quello che vogliono e non ciò che siamo. Musicalmente è un gioiello di noise, con un riff di chitarra devastante che evoca i primi Editors e un cantato parlato che ricorda la scuola dei Massimo Volume, chiudendosi in un downtempo ossessivo che non dà scampo.

Arriviamo a Il punto preciso dove ti hanno accoltellato che riassumerei nella semplice frase “quando è buio siamo tutti uguali…quasi” e voglio lasciare voi a scoprire anche qui la fantasia, la qualità di Mattia Mingarini.

Pomeriggio banale ci accompagna verso il finale di questo disco d’esordio che rivela davvero dei musicisti bravi nel creare delle atmosfere varie e aperte.

Chiudiamo il viaggio con Nascosta dalla luce con quel suono iniziale alla Korn ma che poi nei modi recitati di Valerio trova spazi diversi.

“Carneplastica” mi ha conquistato subito, i suoni sono notevoli, tutta la produzione del disco lo è, e se questo è un disco d’esordio non immagino cosa i ragazzi possano creare in futuro.

In definitiva, “Carneplastica” non è solo un disco d’esordio, ma un manifesto “post-noia” che osserva il reale attraverso la lente del paradosso. Gli Asianoia hanno creato un’opera che resiste mentre si incrina, un lavoro dove ogni nota è esattamente dove deve essere per raccontare l’assurdità del nostro quotidiano.

Tracklist:

01. Sangue x4
02. Raskolnikov
03. Per un’Idea
04. Caterina
05. Un Impostore
06. Irene Cura l’Informale
07. Nuova Fabbrica
08. Il Punto Preciso Dove ti Hanno Accoltellato
09. Pomeriggio Banale
10. Nascosto Dalla Luce