“Watercress” – S. Carey

Nel panorama che oscilla tra l’Indie-folk più intimo e il Chamber Pop, Sean Carey -la mente dietro il nome d’arte S. Carey- è senza dubbio uno dei nomi più affascinanti emersi negli ultimi anni.
Le sue radici affondano nel cuore del Wisconsin, in particolare a Lake Geneva (Wisconsin). Tuttavia, il suo epicentro creativo è la vicina città di Eau Claire.
È questa contea, infatti, ad essersi trasformata da tranquillo centro rurale a vera e propria incubatrice vibrante per talenti di spicco, tra cui Bon Iver insieme ad altri notevoli artisti locali come la folk-singer Courtney Hartman e la cantante indie-pop The Nunnery.

Carey aggiunge ora un nuovo atteso tassello alla sua discografia con il recente EP, Watercress, per l’etichetta indipendente Jagjaguwar.
Sean è senza ombra di dubbio uno dei più talentuosi artisti degli ultimi anni e l’uscita di un suo nuovo lavoro merita tutta l’attenzione: la sua grandezza è tale da rendere ancora più evidente quanto sia ancora troppo poco conosciuto in Italia, dove non ha mai avuto l’occasione di suonare dal vivo.

Sebbene sia ufficialmente il batterista di Bon Iver, è nel suo progetto solista che Sean Carey mostra il suo vero spessore. Come artista solista si rivela un talento a tutto tondo: canta, suona la batteria, la chitarra, il piano e soprattutto scrive pezzi intensi da vero moderno songwriter.

La sua statura è cresciuta esponenzialmente grazie alle apparizioni nelle piattaforme di riferimento per l’indie-folk più importanti del web, come NPR Music (Tiny Desk Concerts), dove i suoi brani dimostrano ogni volta un sapore intenso e una profondità lirica rara: anche in una dimensione essenziale e “casalinga” come quella del suo Tiny Desk “Home” concert, la qualità resta immutata.

Questa qualità è supportata anche dalla sua fitta rete di collaborazioni: Carey si affida al solido sodalizio con l’ingegnere del suono e musicista Zach Hanson e il coproduttore Brian Joseph.
In questo lavoro, in particolare, le cantanti ospiti Gia Margaret e Hannah Hebl si fondono magnificamente nel tessuto sonoro confermando la cifra stilistica di S. Carey.

Questa solida sinergia creativa ha permesso al menestrello del Wisconsin di concentrarsi pienamente sulla sua visione, e l’attesa per i risultati di questo nuovo progetto è stata ampiamente ripagata.
Se il disco precedente era intenso e cupo, conseguenza di un periodo emotivamente difficile, “Watercress” è il suo perfetto proseguimento, come il giorno segue la notte. Concettualmente, è come se Break Me Open fosse ambientato in uno scenario notturno, e questo all’alba, quando le prime luci del sole accendono la vita nella natura e l’alba si rivela promessa di salvezza. Sean torna a risplendere con un lavoro di riconnessione e ritrovata luminosa introspezione.

Il titolo stesso, “Watercress” (crescione d’acqua), è la chiave concettuale di tutto l’EP.
Un termine che al pubblico italiano può suonare insolito, ma il cui significato è profondo e si ricollega alla capacità di quell’erba di crescere e rigenerarsi nell’acqua limpida.
Come si legge nella presentazione del disco: “E così, “Watercress” ci fa vibrare con il suono di una speranza duramente conquistata. È infatti solo nelle acque limpide e poco profonde che cresce il crescione d’acqua. E sono proprio questi i luoghi in cui Sean Carey, l’essere umano, torna ancora e ancora: per pescare, per riflettere e per crescere.”

Il viaggio nell’EP inizia quindi con il singolo omonimo Watercress, una traccia che si apre come un risveglio. L’atmosfera è intima e quasi sospesa, dominata dalla delicata pennata di chitarra acustica con cui Sean stesso si accompagna. Il testo stesso dipinge una scena di quiete e accettazione: (Sun-kissed tangerine / Sky that helps you grieve / In a field, it’s early fall).

La tematica del risveglio emotivo prosegue in modo lampante con Daylight.
Il brano si apre e si sviluppa attorno a un arpeggio luminoso di chitarra che fornisce la base per un ritornello evocativo (Here comes the daylight, daylight / We know it feels right, feels right / Here comes the daylight). Questo nucleo emotivo è la rivelazione di come la luce del giorno sia una promessa di rigenerazione interiore, collegando direttamente il brano all’idea che l’EP sia idealmente ambientato in un’alba che porta a superare il travaglio interiore della lunga notte.

Il viaggio nell’intimità si approfondisce con il terzo brano, Honey-eyed dove fin dall’inizio troviamo il lato più intimo dell’artista. La traccia si distingue per il suo inizio sussurrato e un lungo finale sospeso e intenso.
Il testo, (I’ll know it when I see you / That waves will never keep / Us from being a movie / And we will never sleep) cattura questo senso di unione e attesa. La chiusura strumentale è un chiaro richiamo all’album d’esordio “All We Grow”, dove le parti eteree e strumentali erano un tratto distintivo dei periodi in cui Sean frequentava territori più legati all’ambient e alla sperimentazione.

L’EP si chiude in modo magistrale con Anchorage, dove ritroviamo uno Sean melodico e romantico che abbiamo imparato ad amare. La traccia è incantevole e sospesa: le note lunghe e sognanti della Pedal Steel del fedele compagno di avventure Ben Lester si uniscono al ritmo lento scandito da una batteria soffice e spazzolata e a poche note di chitarra, creando una melodia delicata.
I versi iniziali del brano catturano perfettamente questo senso di resa e unione: Give yourself up to me / Like the river gives to the sea /Million salmon swim.

Questo lavoro, pur non ambendo alla grandezza viscerale di “Break Me Open”, convince a pieno e chiude il cerchio del disco precedente con un approccio riflessivo e una ritrovata serenità interiore.

Dal punto di vista della strumentazione, è infatti incentrato su sonorità acustiche, privo della parte elettronica che caratterizzava il precedente lavoro (va detto che in un brano compariva anche l’apporto del maestro dell’elettronica minimale Taylor Deupree, altra intrigante collaborazione di S. Carey).
Questo contrasto riflette in modo spontaneo la profonda connessione dell’artista con la natura, un legame evidente del suo stile di vita agreste durante le pause dagli impegni on the road con Bon Iver, tra scatti di alberi spogli come quelli in copertina all’EP, laghi cristallini, paesaggi solitari e pesci selvatici, un vero e proprio diario fotografico della sua dimensione più intima e autentica, visibile sulla sua pagina Instagram Scareypics.

È questa profonda immersione nell’animo e nella natura che alimenta la sua rara abilità di cogliere e trasportare in musica le emozioni più delicate, confermandone il talento.
I brani di Watercress sono vere e proprie esplorazioni naturalistiche dei paesaggi del cuore, viaggi emotivi sviluppati con la pazienza e la dedizione di un pescatore, unite alla raffinata sensibilità compositiva di uno dei migliori songwriter dell’indie-folk.

Tracklist:

01. Watercress
02. Daylight
03. Honey-eyed
04. Anchorage