Articolo a cura di Cinzia Nalci
“Rio Ari O”: tre parole che danno il titolo al nuovo tour di Luca Carboni e che racchiudono un mondo di ricordi ed emozioni, di gioventù e sorrisi. L’appuntamento a Villa Bertelli — per me il secondo in pochi mesi dopo la tappa di Bologna — si rivela in una location incantevole ed elegante. Il contesto perfetto dove, in una notte d’estate, lasciarsi cullare da una voce delicata e intima, ritrovata dopo quarant’anni e sopravvissuta anche al dolore della malattia.
Protagonista assoluto della scena cantautorale italiana fin dagli anni Ottanta, con album pietra miliare come “Persone silenziose” e “Carboni”, l’artista bolognese torna ad abbracciare il suo pubblico dopo un lungo e delicato periodo di stop lontano dai riflettori. Un ritorno attesissimo che non è solo una ripartenza personale, ma il cuore di un tour speciale nato per festeggiare quarant’anni di grande musica e carriera: una vera e propria festa antologica che ripercorre le tappe e i successi che hanno segnato intere generazioni.
Accompagnato sul palco da una band di otto elementi — Antonello Giorgi alla batteria, Mauro Patelli alle chitarre, Ignazio Orlando al basso, Antonello D’Urso a chitarra e direzione musicale, Fulvio Ferrari a pianoforte, tastiere e sequenze, Gabriele Miceli alle chitarre, Fabrizio Luca alle percussioni e Andrea Ferrario a fiati e tastiere —, Luca Carboni apre lo spettacolo con Primavera: un brano evocativo che parla di risveglio, nuova vita e rinascita.

Da lì in poi è un vortice di emozioni continue lungo due ore, costellato da quasi tutti i suoi brani più famosi: da “i vuole un fisico bestiale a Farfallina, passando per Silvia lo sai, Mi ami davvero, Inno Nazionale, fino al duetto di San Luca (uscito a fine 2024 nell’album “Alaska Baby” di Cesare Cremonini, presente sullo schermo con immagini e cori) e naturalmente Mare Mare.
C’è spazio anche per un velo di malinconia condivisa sulle note di Chicchi di grano, uno di quei brani capaci di dare voce ai ricordi più intimi del pubblico e di mantenere intatta la sua carica emotiva.
Sulle note de Le ragazze il parterre si accende: si vedono tante storiche fan scatenarsi sul lato destro del palco, spensierate e leggere come la Farfallina che reclama affetto e «qualcosa che non c’è».
Ad accompagnare la musica ci sono anche i disegni dell’artista —si possono ammirare figure umane stilizzate, disegni di donne erotiche e procaci, opere già apprezzate nel 2024 al Museo Internazionale della Musica di Bologna —, tra dipinti, schizzi e sculture che confermano la sua creatività a tutto tondo, raccontata anche nell’autobiografia “Luca non parlava mai” (maggio 2026).

Luca interagisce col suo pubblico presentando brani come “Le storie d’amore”, scritto su una panchina del lungomare di Riccione in una notte d’estate, e raccontando quanto sia emozionato di essere su quel palco dopo un periodo veramente buio della sua vita.
Il momento più intenso della serata arriva sulle note di Fragole buone buone: ritrovare l’artista grintoso e felice in mezzo alla sua gente è una pura gioia per il parterre.
Il finale è una grande festa collettiva dove si balla tra condivisione e nostalgia. Poi, a luci spente, l’immancabile rito del retro palco: un piccolo gruppo di fedelissimi si raduna vicino al cancello nella speranza di un autografo sul libro o di un saluto. Quell’uomo timido e sensibile è ancora lì per la sua gente, dimostrando che, a distanza di anni, è rimasto davvero “Luca lo stesso”.
Tracklist:
01. Primavera
02. Sto pensando
03. Ci stiamo sbagliando
04. Fragole buone buone
05. Sarà un uomo
06. Solarium
07. Ci sei perché
08. Caro Gesù
09. La mia città
10. Chicchi di grano
11. Inno Nazionale
12. Mi ami davvero
13. L’amore che cos’è
14. Le storie d’amore
15. Le ragazze
16. Farfallina
17. Silvia lo sai
18. Luca lo stesso
19. Bologna è una regola
20. Vieni a vivere con me
21. Mare mare
22. Ci vuole un fisico bestiale


