Alessandro Fiori: L’incanto della bellezza tra musica e inchiostro
In una serata di fine estate, nel cortile di una scuola della provincia di Parma, è andato in scena uno di quegli eventi rari e preziosi, una data quasi “nascosta” e difficile da scovare anche nell’era dei social.
Al festival Parola Chiave – una giornata dedicata alle parole che vivono sulla punta della lingua – il tempo si è fermato per un reading-concerto di Alessandro Fiori, il cui nome, per molti amanti della musica indipendente, si lega indissolubilmente a quello di Paolo Benvegnù, che lo ha sempre citato come uno dei migliori cantautori, se non il migliore in assoluto.

Artista poliedrico, Fiori non è solo un musicista, ma anche pittore e scrittore e la sua carriera è un fiume in piena di creatività, che ha dato vita a progetti di culto come la band Mariposa, il duo Betti Barsantini con Marco Parente, e poi gli Amore, i Craxi, gli Stres, gli Scudetto. Un percorso artistico che dimostra come la sua genialità non conosca limiti.
Sul palco, lo spettacolo si è rivelato nella sua pura essenzialità.
Un reading-concerto intimo in cui Fiori ha incantato il pubblico leggendo brani dal suo libro “Gite – Libretto estivo per guarigione paziente”, tornato da poco in libreria in una nuova sgargiante edizione grazie ai tipi di fuori/onda, e presentando anche qualche testo inedito.
La sua performance, un travaso continuo di emozioni, si è svolta in un angolo di pace, sotto un maestoso albero, sopra un tappeto magico.

Con un tavolino, una chitarra, luce soffusa e un piccolo anfiteatro per il pubblico, il suo stile si è mosso in bilico tra il cinico e il surreale, in una sorta di cabaret dove follia e incanto convivono senza sosta.
L’atmosfera è stata subito definita dalla dedica del libro, che Alessandro Fiori ha raccontato essere nata dopo un sogno in cui l’amico Paolo Benvegnù gli diede l’ispirazione per scrivere “Gite”.
Il reading si è fuso così con la musica, in un’unica performance. Alessandro Fiori si è alternato tra piano elettrico e chitarra, svelando le due anime che convivono nella sua Arte.
L’intensità e la poesia raffinata della sua scrittura attraversano ogni brano, pescando da un vasto e profondo repertorio. Il suo approccio con la chitarra è a tratti quasi cantautorale – low-fi, ma l’artista ha rivelato anche un’anima più intima, come in brani tratti dai suoi lavori precedenti quali Ivo e Maria da “Plancton” e Giornata d’inverno (tratto da “Attento a me stesso”, disco recentemente ristampato in un bellissimo doppio vinile blu), un pezzo toccante e spiazzante (“Ti auguro una bella giornata d’inverno, di quelle con i parcheggi gratis”) brano dedicato al padre e scritto nel periodo in cui ha vissuto nella Val Tidone in occasione della nascita di sua figlia.
Un’anima più punk-cantautorale si è invece palesata in Puzza di Sangue, brano dei Betti Barsantini che Fiori ha introdotto con l’aneddoto di quando lo suonò in un locale dove apparve Carlo Monni e a cui, involontariamente, la dedicò.

In netto contrasto con l’apparente minimalismo della chitarra, i cui accordi nascondono sempre una complessità inaspettata, le sue mani sono corse sul piano, creando armonie ricche e sorprendenti, come in Mi Sono Perso nel Bosco.
Qui la melodia del piano e quella della voce si sono rincorse, costruendo una sensazione tesa e dolce al tempo stesso.
Molti dei pezzi al piano, tra cui le toccanti Una sera, Per il tuo compleanno e la struggente Estate (la mia preferita in assoluto), provengono proprio dal suo ultimo e bellissimo album, “Mi Sono Perso nel Bosco”, uscito per la 42Records.
A stemperare l’intensità della musica, le letture hanno offerto parentesi di umorismo surreale, in particolare quelle dedicate alla bizzarra coppia composta da San Francesco ed Elon Musk, un’accoppiata che da sola è già tutto un programma.

A precedere il gran finale, Alessandro Fiori ha proposto una toccante cover di Era una casa molto carina, un brano di Sergio Endrigo dalla semplice bellezza disarmante, che ha riportato il pubblico all’incanto della sua origine infantile, dedicandola a tutti quei bambini che in questo momento si trovano in zone di guerra.
Il concerto si è poi avviato verso la conclusione con l’esecuzione de Il Trasloco e di una delle sue canzoni più amate, Fuori Piove. Proprio sul palco ha rivelato che l’avrebbe cantata pensando a Paolo Benvegnù, un omaggio che ha chiuso idealmente il cerchio di una serata magica.
Foto LelaNonstudio



