In molti conosceranno Saverio Lanza per la sua collaudata collaborazione artistica con l’incantautrice Cristina Donà, iniziata nel 2011, consolidata negli anni e tuttora proficua, tanto da renderli ormai due anime indissolubili sul palco e nella produzione.
Ma l’artista fiorentino è innanzitutto un direttore d’orchestra diplomato al Conservatorio, un produttore, autore e musicista poliedrico che ha collaborato anche con PGR, Sarah Jane Morris, Arisa, Irene Grandi & Stefano Bollani, Vasco Rossi e Piero Pelù.
La sua è una lunga carriera dove il suo straordinario talento si è prestato e misurato in più progetti, spesso tutt’altro che convenzionali, arricchendo ancor di più la sua sensibilità artistica e la sua fertile predisposizione alla contaminazione con differenti realtà.
Proprio su questa onda, nasce l’esigenza di interconnettere tutti questi mondi, riunirsi con sé stesso, collegare ogni esperienza per creare una forma, anch’essa plasmabile ed orientata alla trasformazione.
Da qui il titolo, perfettamente calzante, “Reunion” che ironicamente riflette la tendenza diffusa negli ultimi mesi che vede vecchie band riconciliarsi. Per Saverio però è un’esigenza di osservarsi e ritrovarsi.

Tra le sue dichiarazioni sul disco quella che più mi ha lasciato il segno è stata definire questa sua missione “senza pregiudizi”. Che espressione meravigliosa ! Necessaria come l’acqua di questi tempi e che riassume l’anima di questo straordinario lavoro.
Ed è proprio con questa predisposizione che occorre approcciarsi all’ascolto di queste splendide dieci tracce, anche se le percepisco anche come storie o visioni.
Già, perché ascoltandole a ripetizione mi sono sentita trasportare in una specie di teatro, dove sul palco vengono proiettate immagini, enfatizzate dalla musica, da figure narranti, da canti sublimi e dagli strumenti che sanno suonare e non semplicemente eseguire.
Tutti questi elementi, fusi tra loro con armonia, ti proiettano in un viaggio sensoriale, dove sono protagoniste tutte le arti più belle ed immortali della storia dell’umanità, il teatro, la lirica, la poesia, il canto, la danza, la musica. Incursioni di modernità fanno capolino molto spesso, come in James Webb, che ha un’intro che mi ricorda i CSI, un sussurrato in inglese ipnotico e una lieve elettronica da cui inaspettatamente sgorga una voce femminile che ricorda che “il futuro è ancora guardare nel passato”.
La drammaticità emotiva dei cori si fonde con l’intensità di suoni post-rock, fatta di crescendo lenti e distorsioni atmosferiche, generando un’esperienza sonora eterea ed emotivamente coinvolgente come in Hypatia, dedicata all’astronoma, filosofa e matematica dell’antica Grecia, martirizzata e simbolo della lotta per la libertà di pensiero.

La potenza di questo disco tocca l’apice in Benedictus, nato da un progetto di improvvisazione corale intitolato “Vocazioni” che Saverio porta avanti dal 2012 e che ripropose durante la Messa della Domenica delle Palme nella Basilica di Santo Spirito a Firenze nella cui occasione estrapolò la registrazione e la trasformò in questo brano, dedicato a suo padre Benedetto.
Qui la voce e l’interpretazione straordinaria dell’attrice e cantante Monica Demuru, che apre con un canto preghiera universale carico di spiritualità, riesce a superare qualsiasi confine, costruendo un’onda emotiva che trascende le parole.
In questo viaggio cosmico non poteva mancare Cristina Donà, inaspettatamente in veste di narratrice, ispirata dalle sue recenti letture dell’astrofisico Filippo Bonaventura che propone spesso nei suoi live.

In Altissimus, i cori mistici amplificano l’atmosfera sacrale del suo racconto, nel quale viene trascinata dalla luna “che le sfila le parole di bocca, che si agganciano l’una all’altra in una collana di note che salgono verso di lei”. Quella stessa luna che le ricorda “di ascoltare gli atomi del suo corpo impastati di materia celeste per sentire quella memoria di infinito, quel richiamo che trascina l’anima verso il cielo”.
In questa immersione catartica non si susseguono solo fusioni di voci tra liturgia, lirica e rock , ma anche suoni e registrazioni estrapolate dal quotidiano e registrate col cellulare, come nella toccante L’eco di un’epoca dove si sente la voce della madre di Saverio e che, confesso, mi ha fatto scendere le lacrime.
Saverio è un grande compositore dalla genialità straordinaria che sa creare incroci inaspettati in una coesistenza armoniosa di stili ed espressioni.
“Reunion” è un disco che non si limita ad essere solo ascoltato, ma vissuto.
Tracklist:
01. Rex Caelestis(intro)
02. James Webb
03. Hypatia
04. Uomo Sapiens
05. Benedictus
06. Altissimus
07. Storie di un pavimento
08. Un montagna di rifiuti
09. E niente potrà mai distrarci
10. L’eco di un’epoca


