Le contiamo sulla punta delle dita: 5 domande ai nostri artisti, il tempo di batter 5 et voilà, in 5 minuti le risposte.
Gli In June sono trio dal sound dark e intenso formato da Daniela “Dan” Mariti (voce e chitarra), Mara Graziano (batteria) e Pierpaolo Iulianello (basso).
Attivi dal 2018, hanno costruito passo dopo passo un’identità sonora profonda e intensa, tra melodie alternative e testi emotivamente carichi.
Dopo gli esordi con l’EP “Common Grounds” e diverse esperienze live in Italia e all’estero, la band ha pubblicato nel 2024 “Collapse”, il loro secondo EP.
Il nuovo singolo Dust Off segna l’inizio di una fase ancora più potente e viscerale: un brano che fonde elettronica cruda ed elementi rock, in una veste più oscura e coraggiosa, nata anche dalla collaborazione con Steve Lyon (The Cure, Depeche Mode, Subsonica).
Con Dust Off, gli In June affrontano il tema della vulnerabilità senza filtri, trasformando il dolore in un grido liberatorio, contro una società che tende a ignorarlo.
È un vero piacere accogliere oggi gli In June in questo nuovo Batti 5.

Dust Off segna l’inizio di una nuova fase, un passaggio dall’alternative rock ad un sound più oscuro e potente. Come è nato questo cambiamento e cosa vi ha spinto a esplorare un’atmosfera più dark e cupa rispetto ai vostri lavori precedenti?
Dust Off è certamente il risultato di un’evoluzione. Non è stato un cambiamento preannunciato o premeditato.
Più che altro, ci siamo ritrovati sempre più in connessione con questo lato più oscuro e dark che ci accomuna, e abbiamo capito — e, in qualche modo, inconsciamente riversato nelle nostre nuove canzoni — che le nostre radici affondano proprio in questa sfumatura che, sebbene avessimo già mostrato in parte nei lavori precedenti, ora abbiamo confermato come il colore più intenso del nostro “nuovo” sound.
La produzione del brano è stata curata da Steve Lyon, noto per aver lavorato con band iconiche come The Cure e Depeche Mode. Qual è stato il suo impatto sul vostro suono e come ha influenzato la vostra visione del brano?
Steve è stata un’altra colonna portante nel processo di evoluzione rispetto alla novità del sound. E’ stato proprio lui a permetterci di pensare più ampiamente ed abbracciare maggiormente le nostre caratteristiche più cupe e complesse.
Lavoriamo con Steve ormai da un paio d’anni, quindi ancor prima di ultimare la scrittura del brano, sapevamo che sarebbe stato perfetto da lavorare con lui. E avere avuto la possibilità di farlo è stato davvero un sogno che diventava realtà.
Siamo sempre stati molto allineati rispetto alle idee di produzione, quindi il suo apporto è stato un arricchimento rispetto al brano e un’influenza che ci legittimava ad esagerare rispetto alle atmosfere più dark con cui lui è tanto affine.

Dust Off sembra invitare a fare luce sui sentimenti, ma parallelamente emerge l’impossibilità di farlo, come a seppellirli in una scatola.
C’è un senso di disconnessione, di essere fuori tempo, mentre tutto sembra crollare.
Mi sembra che il testo tocchi i temi della vulnerabilità e della protezione, può essere letta in un ambito personale o universale. Com’è nata nei vostri intenti?
Questa è proprio la chiave di lettura fondamentale del testo: la necessità e l’importanza di tirare fuori ciò che è seppellito dentro, ma allo stesso tempo la difficoltà nel farlo a cuor leggero e liberamente, in quanto mancano i modelli a cui far riferimento, manca la rappresentazione nella società e manca ancora l’accettazione rispetto al dolore e alle situazioni di sconforto, che per troppe generazioni sono state ignorate e non considerate e che quindi hanno creato un trauma generazionale davvero difficile da superare.
Quindi anche in un mondo che sembra letteralmente crollare, le persone sono spinte a far finta di nulla e andare avanti come se tutto fosse normale, accettabile e gestibile senza l’aiuto di nessuno.
Sicuramente Dust Off è nata da una personale lettura del trauma generazionale soprattutto nell’ambito familiare, in un momento in cui confrontarsi ad esempio sulla necessità di cercare aiuto per gestire il disagio mentale era davvero difficile. In fase di scrittura però lo spettro e la riflessione si sono allargati nella nostra mente, pensando a quanto sia questa una esperienza universale ed applicabile a tutti gli ambiti, e in particolare alla società intera.

La tensione crescente nel brano culmina con un’esplosione di intensità, sia ritmicamente che vocalmente, a sottolineare quell’avviso pubblico che dice “tutto sta crollando” Penso a come potrebbe essere il climax in un live, con tutta quella carica emotiva e sonora. Manterrete anche nei live questa esplosione, che immagino possa essere ancor più amplificata o prevedete di modificarla nella performance dal vivo?
Certo! Manteniamo il climax e l’esplosione che, nella performance live, diventa estremamente catartica. Abbiamo già avuto la possibilità di suonare Dust Off dal vivo e la canzone è molto adatta al palco, con le sue dinamiche e il suo pathos.
Dopo l’uscita del vostro EP “Collapse” nel 2024 e di questo singolo, quali sono i vostri progetti?
Al momento abbiamo numerose canzoni pronte, abbastanza da essere raccolte in un album, ma per ora vogliamo pubblicarle una alla volta.
Uscirà un altro nuovo singolo a breve e vorremmo mantenere un po’ di costanza con le uscite, per poi, magari, raccoglierle tutte insieme.
Ci piace l’idea di mostrare i nostri passi uno alla volta.


