Metti che un giorno cinque musicisti stimati, con un percorso artistico potente alle spalle – provenienti da mondi diversi ma anche più simili di quanto sembri – si incontrino, si parlino, e realizzino di avere tante cose da dire. Ma proprio tante. No, non è un racconto inventato. E’ una storia concreta e tangibile, che ha un nome che è tutto un programma, tre affermazioni forti, perché non bastava una: SI! BOOM! VOILÀ!
Non potevamo aspettarci un’anagrafica convenzionale, del resto, da uno dei progetti più interessanti su cui abbia messo le orecchie e la testa in questi giorni; sono alla loro prima opera, omonima, in uscita il 16 gennaio, ma già super attesi. Già attesi, logico, perché la band in questione è composta da Roberta Sammarelli, Davide Lasala, Giulio Ragno Favero, Giulia Formica (in arte Julie Ant) e Michelangelo Mercuri (meglio conosciuto come N.A.I.P.): una garanzia.
Ma facciamo un passo indietro: quello dei SI! BOOM! VOILÀ! è un progetto tanto fresco quanto radicato e pronto a sbocciare da anni. Precisamente dal fertile lockdown del 2020, anno in cui Roberta, Davide e Giulio, in videochiamata, si parlavano, prima, e si scambiavano idee e arte, poi. A ricordare l’inizio della storia c’è l’ultima traccia del disco, “Da Zero”, il primo brano scritto da Roberta (e cantato dalla sua dolcissima e timida voce), nonché “puntata pilota” del progetto.
Prima di arrivare alla voce di Michelangelo, la formazione ne ha cambiate diverse, nessuna convincente fino in fondo; e in effetti non riuscirei a immaginare nessun altro al suo posto. Perchè N.A.I.P. è un filosofo un po’ “alla Nicolò Contessa” ma più politico e con molto più sarcasmo. Una voce e una presenza tanto versatile quando perfettamente incasellata: proprio quello che serviva, il famigerato ultimo pezzo del puzzle.
Prima ancora dell’uscita del disco è stata comunicata una serie di appuntamenti live che inizieranno il 16 gennaio, da Livorno: quello che posso dirvi prima ancora di descrivervi l’album pezzo per pezzo è che questo super gruppo – i cui membri nella dimensione live sono cresciuti e si sono formati – certamente deve essere ascoltato dal vivo.

Il disco esordisce con il botto: la prima traccia, Vivere Così Così(Non si può più) inizia con un breve spaccato del nostro Paese – dove si parla di feste, gite, fashion – con intonazione teatralizzata ed eccessiva. Ma emerge presto come il disagio profondo che ci affligge in realtà non possa più essere ignorato: “sto cercando di capire perché IO mi trovi qui/ ma non so proprio che dire /non si può più vivere così/ non si può più vivere così così”.
E’ sottile ma anche enorme la differenza tra queste due espressioni: non si può più vivere in questo modo, ma non si può nemmeno più vivere così così, ovvero “a metà, non fino in fondo”. Il finale del pezzo esplode disperato, e mentre finora il titolo era un po’ anche la frase fatta usata per inciso nei discorsi quotidiani di un popolo stanco e che arranca nel vivere quotidiano, dimostra che la faccenda è forse ancor peggiore di così: “quando ti rendi conto che ciò che hai fatto ti ha portato qui nel posto in cui non puoi stare più, ti dici che non si può più vivere così, non si può più vivere così così”. Una poetica nichilista ma che contemporaneamente non ci sta, e innesca una scintilla per portare un paese stanco alla reazione.
Non saprei come altro catalogare Santi Numeri se non come “un brano dark metal al servizio dell’anarchia aritmetica”: un’elogio/denuncia del Dio Numero che scandisce la nostra vita. Nel senso che “se non li nomini tu non sei niente” oppure “stanno arrivando, li senti anche tu, sono tantissimi, un esercito di sold-out!”.
Pinocchio è stato il primissimo singolo di lancio, l’esplosione con cui il progetto si è presentato: un divertentissimo teatrino rock in perfetto stile N.A.I.P., un gioco che, divertendo e divertendosi, ti schiaffa in faccia fredda realtà e crudo nonsense: “Rido di gusto, rido e disgusto, sono impazzito, è tutto sbagliato, tutto confuso, sono impazzito impazzato un po’ illuso”.
N.A.I.P. lo conosciamo già per la sua marcata attitudine sarcastica e scanzonata, ma che è in realtà null’altro che un tramite per arrivare a comunicare concetti e assunti ben più profondi e filosoficamente essenziali di quel che parrebbe.
A metà del brano, una virata ritmica inaspettata, ed evidenziata dalla stupenda voce di Roberta, stoppa per un secondo quest’opera concitata e affannosamente ansiosa: “solo al mondo”, dice Roberta con voce angelica.
C’è una frase particolarmente significativa ed emblematica nel pezzo (presa da una poesia di Paul Klee): “Solo ridendo mi sto elevando al di là della bestia”. Ridere è il gesto che fa da anticorpo a una società che ti opprime, contro la pesantezza del vivere.
Voilà! è il secondo singolo rilasciato, dichiaratamente il brano più politico del disco, dove la politica arriva come uno schiaffo, è vero, ma non riesce ad appesantire il senso di tutto, pur con concetti forti, fortissimi: ci vuole una buona dose di spavaldo sarcasmo per citare la depressione a braccetto con l’intrattenimento da scroll, e il ritorno (anzi, la ricomparsa) di stragi, nazisti e fascisti, paragonandoli a un gioco di magia, e realizzare un manifesto contemporaneo che più di così non si può.
C’è una fotografia nostalgica di un momento presente che senza vergogna cita le debolezze del passato in Lavori in corso; una splendida ballata di tristezza, giochi di parole e immagini che, pur sussurrando, urlano fortissimo il disagio di vivere oggi: “e non posso che notare l’immensa sofferenza dei lampioni sempre curvi sulla strada: mi ricordano me alle feste”. Ma anche “certo, le grandi imprese ognuno le fa a suo modo /chi scala il monte Fuji/ chi gira il mondo in bici/ chi respira”. Più il disco prosegue più mi innamoro di questa scrittura spiazzante ed estremamente vera.

Non so se l’avete notato, ma aleggia in questo mio articolo un sottile timore reverenziale anche solo a descrivervi il progetto a livello sonoro, tanto che finora non vi ho lasciato molto intendere su dove si voglia andare a parare – musicalmente parlando. La questione è proprio questa: c’è talmente tanta libertà di espressione e assenza di regole, binari e caselle, che certamente non c’è nessuna direzione premeditata nei SI! BOOM! VOILÀ!. C’è molta, moltissima dell’energia del Teatro degli Orrori (certo, una presenza così mastodontica nell’identità non si può ignorare, né può passare in sordina) in brani come Mentre succhiamo e la già citata Voilà, ad esempio.
C’è la sperimentazione, c’è addirittura l’autotune. Ci sono persino passaggi da salmo ecclesiastico (giuro, sentitevi il finale di Lavori in corso).
Ma ogni definizione e ascrizione a un qualche genere di sorta è assolutamente riduttiva. E’ per questo motivo che non ci accaniremo a trovare una qualche casella sonora nella quale sistemare uno per uno i brani, non è necessario, e neppure possibile.
Tutti siamo incoerenti. Tutti recitiamo parti che non sentiamo veramente nostre, che rubano tempo a quel che vorremmo fare davvero. Questo e altro dice Mentre Succhiamo, e dice anche “la tragedia non è che il tempo finisce, la tragedia è buttare quello a disposizione/ mentre fingiamo, mentre nascondiamo, mentre posticipiamo per fare cose delle quali ci pentiamo…ad esempio per me uno dei momenti in cui mi sembra che non butto niente è quando grido, quando grido davanti a un microfono: lì trovo un senso, qui finalmente non penso”. Un assunto di filosofia contemporanea.
E poi Gogna ragazzo gogna: una perfetta e ironica denuncia alla ricerca ossessiva di approvazione ed elogio da parte degli altri, ricerca sterile che inghiotte le vite di tanti, di troppi. Ammoniscono quindi N.A.I.P. e soci: “vai piano, che se ti becchi i complimenti ti becchi il vaffanculo”. Un mantra da ricordare più spesso.

Se c’è un limite all’utilizzo delle parole e al piegarle al proprio volere artistico, i SI! BOOM! VOILÀ! lo ignorano, questo limite: a tal proposito Un pezzo degli Swans – no, non è un errore di virgolettato, questo è proprio il titolo del pezzo – meriterebbe la nomea di figura retorica da aggiungere a quelle studiate a scuola.
Il senso è che, come in un pezzo del gruppo musicale Swans, in base all’identità che ti hanno affibbiato continui a fare e rifare quello per cui sei definito (“i cantanti contano i dischi…i falliti falliscono tristi/ i vincenti ti dicono insisti”). A ripeterlo all’infinito. Proprio come fanno i pezzi degli Swans che, per chi non lo sapesse, basano gran parte della loro produzione su ripetizione lenta e progressiva di motivi, che crea un effetto quasi di “trance” e coinvolge nelle variazioni progressive del suono. E lo stesso fa Un pezzo degli Swans, che suona allo stesso modo, a reiterazione, oltre che parlare di questo. Geniale, oltre che musicalmente fighissimo.
Ascoltando questo disco sono pervasa dagli stessi pensieri che mi hanno assalita ascoltando “Post Mortem”, ultima opera meritevolmente elogiata de I Cani: pensateci, c’è un gran bisogno di filosofi moderni che sanno suonare e scrivere come loro, per imparare a memoria e segnarsi annotazioni come “ti venderei mia mamma pur di far successo, ti venderei l’immagine di me sul cesso, ti regalerei Dio, o il mio gatto …e poi comprerei tutto ciò che ti ho venduto perché ne ho bisogno, ho bisogno di un aiuto” ( da Saldi di fine tutto).
Le parole sono centrali nella narrazione dei SI! BOOM! VOILÀ!, anche nelle canzoni che parlano di sentimenti: Dio come ti odio è un inno al sentimento e alle sue espressioni verbali colorite, ma è anche un esperimento costellato dei brillanti giochi di parole, la loro punta di diamante ( “ho un odio che se ci fosse un contest di odio sarei su tutti i gradini del podio e anche gli altri che perdono sarei io…ormai bestemmio più te che Dio”); ma anche una riflessione su come sia assurdo passare dall’amore e dall’affetto più profondo al risentimento più bieco.
I SI! BOOM! VOILÀ! picchiano fortissimo, attendetevi un muro di suono compatto e potente ai loro live; ma aspettatevi anche tutta la dolcezza di cinque amici che, con sincerità e con il cuore in mano, suonano perché suonare ha salvato loro la vita. Ha dato loro un posto nel mondo.
Gli ascolti che mi prendono cuore e testa mi insegnano sempre qualcosa. E questo bellissimo esordio dei SI! BOOM! VOILÀ! mi ha insegnato che forse ascoltare i propri desideri reali, e non i desideri delle altre persone, a volte è l’unica cosa che ti mantiene vivo.
Tracklist
01- Vivere Così Così(Non si può più)
02- Santi Numeri
03- Pinocchio
04- Voilà!
05- Lavori in Corso
06- Mentre Succhiamo
07- Gogna Ragazzo Gogna
08- Un pezzo degli Swans
09- Saldi di Fine tutto
10- Dio come ti odio
11- Da Zero
Woodworm


