Le contiamo sulla punta delle dita: 5 domande ai nostri artisti, il tempo di batter 5 et voilà, in 5 minuti le risposte.
Con un sound vivace e suggestioni rétro, Bacio piccolino racconta le emozioni altalenanti di una relazione giovanile, mettendo in musica le inquietudini e l’entusiasmo di un giovane amore.
Renato D’Amico è un cantautore, produttore e polistrumentista siciliano. In questo periodo è impegnato in studio nella realizzazione di nuovi brani, un lavoro che mette insieme sensibilità cantautorale e immediatezza pop, con sonorità che richiamano il passato e lo rileggono in modo attuale.
Nei suoi racconti musicali convivono leggerezza e profondità, immagini vivide e uno sguardo ironico sul presente, dando voce a un immaginario generazionale sospeso tra memoria e cambiamento, attraversato da un naturale spirito mediterraneo.
Gli diamo il benvenuto nel Batti 5 di oggi.

In Bacio piccolino percepisco un’anima fine anni ’70. Appena l’ho ascoltata, le mie sinapsi hanno fatto subito il collegamento con le produzioni di Enzo Carella: è un omaggio, un gesto d’amore o pura casualità?
Amo Enzo Carella e altri artisti di quel periodo lì, subisco molto il fascino di quei suoni. Diciamo che è un gesto d’amore: credo che nel mio cervello ci sia l’illusione che in quegli anni si vivesse con una spensieratezza diversa rispetto ai giorni nostri, e attraverso la musica sento passare questa serenità.
Il brano racconta una lezione di stabilità tra uno scoglio e l’infinito, ispirata alla filosofia di Gurdjieff. Quali libri del filosofo russo ti hanno influenzato di più nella scrittura di questo brano e in che modo?
La protagonista della canzone è una lettrice di Gurdjieff e me ne parlava molto spesso; tanto che, attraverso i suoi racconti, quasi potevo leggere l’autore sul suo viso. Molte delle chiacchiere fatte insieme a lei mi hanno portato a conclusioni che sono tuttora molto importanti per me.
L’equilibrio tra lo scoglio e l’infinito rappresenta la necessità di restare ancorati alla realtà senza smettere di sognare: trovare la stabilità tra questi due estremi significa vivere con i piedi per terra, ma con lo sguardo rivolto al futuro.
Il video di Bacio piccolino è ambientato in un balera, come quelle che vediamo nei film degli anni ’70. Hai scelto tu il setting e volevi mantenere anche visivamente il legame con quel periodo?
Abbiamo scelto questa location perché ci sembrava molto identificativa e coerente con le sonorità della canzone. Ovviamente ci siamo ispirati a quegli anni, tra il surreale e l’ironico: concetti base per il linguaggio visivo che stiamo sviluppando insieme al mio amico e regista Manuel Cernigliaro.
Com’è stata per te l’esperienza “dietro le quinte” di Sanremo Giovani?
È stata un’esperienza molto formativa sotto tanti punti di vista. Ti rendi conto che stai facendo televisione non appena metti piede in Rai; non so perché, ma nella mia testa avevo una visione un po’ più musicale dello spettacolo in sé.
Imparare a stare ai ritmi della TV non è semplice.
Ti sei trasferito da Erice a Milano: questo spostamento geografico ha in qualche modo influenzato il tuo modo di lavorare?
Per mia natura giro molto spesso; quest’anno mi sono trasferito nuovamente. Sono tornato in Toscana, che per me è una sorta di seconda casa.
Insieme a dei cari amici abbiamo aperto uno studio di registrazione in campagna, per poter far staccare il cervello agli artisti che ci vengono a trovare e per staccarlo anche noi.
Credo che girare mi influenzi , sentire un frullato di accenti e vivere la cultura di paesi e città diverse mi arricchisce molto.
BMG – Foto Damaride Arzà


