Ọbáfẹ́mi: Re – Mi – Mi – Re.
Benedetto dal sovrano e dalla comunità.
Ọbáfẹ́mi, nella lingua Yoruba, significa letteralmente “Il Re mi ama”. Ma la parola “Re” travalica i confini della regalità: abbraccia il sacro, il clan, il senso profondo dell’appartenere.
È il nome di chi nasce benedetto dalla comunità. In una lingua fatta di note e frequenze, Ọbáfẹ́mi non è soltanto un nome o un augurio, ma un piccolo spartito inciso nell’aria — Re–Mi–Mi–Re —: una musica prima ancora di essere una parola, una melodia con cui il mondo accoglie chi lo porta.
Ọbafemi, ribattezzato “Sorriso”, è il migrante attorno a cui ruota questo romanzo d’esordio.
Intitolato proprio Sorriso, il libro di Diego Pani è uscito il 18 giugno 2026 per Augh! Edizioni (nella collana Frecce). Pani è anche un apprezzato cantautore indipendente, conosciuto con il nome d’arte Amado (qui la nostra intervista del 2025).
La storia è ambientata a Ventimiglia: leggendola si sente il sapore del mare, ma siamo distanti dai profumi delle creme solari al cocco e dai “lazy sunbathers” di cui canta Moz. Qui non ci sono turisti intenti a gustare la focaccia in spiaggia con le dita unte e salate, e siamo ben lontani dalle classiche case a pastello.
Siamo in un tiki bar, il Kontiki, un nome che evoca antiche divinità solari e leggendari capi peruviani costretti all’esilio.
Un bar che ha poco di esotico, distante dai cocktail con gli ombrellini colorati: la carta da parati del locale è velluto – catrame, gli avventori sono artisti notturni, spalloni, doganieri, villeggianti.
È proprio con questo groviglio di umanità che entra in contatto Sorriso, con la sua presenza quasi impercettibile, taciturna e sfuggente.

Ci sono persone silenziosamente luminose, persone che del proprio stare in disparte hanno fatto la loro forma di manifestazione.
Sarà proprio questa luce taciturna di Sorriso a incontrare le vite degli avventori e del padrone di casa.
Ognuno, con il proprio carico di umanità, pensieri ed emozioni, convergerà nell’idea di attuare un piano per far giungere Sorriso all’estero, dove gli sia possibile ritrovare un contatto con la terra e i suoi frutti, e riappropriarsi di un senso di appartenenza.
La messa in atto del piano metterà in luce la follia burocratica e la crudezza delle istituzioni.
Un obiettivo comune che di partenza accenderà un entusiasmo straripante, ma che parallelamente metterà in risalto i valori personali di ognuno, sfociando in tensioni nei rapporti e costringendo a mettersi a nudo e a leggere i propri limiti: come davanti a uno specchio che riflette ciò che non piace, ma che si è costretti a riconoscere.
Settanta pagine che si leggono tutto d’un fiato, storie di vita per niente patinate, nessuna immagine instagrammabile, solo la realtà che, intrinseca al suo valore fondante, diventa bellissima, ricca di significato umano.
Non mancano risate fragorose sapientemente miscelate a momenti di potente commozione. Perfino il tempo e il suo scorrere diventano un valore, evidenziato a metà racconto dalla comparsa delle date.
Accomodatevi al Kontiki, sintonizzatevi con la realtà: troverete verità di vita, emergeranno immagini ben definite e vi sentirete profondamente amici di questa banda notturna che vi accompagnerà fino all’ultima pagina.


