Martedì 21 luglio l’Arena Eden di Arezzo ha fatto da cornice a una delle serate dello SmARt Festival, rassegna multidisciplinare realizzata da Officine della Cultura, ospitando una delle ultime date del tour “Del mio cuore in fondo” di Andrea Chimenti. La serie di concerti è dedicata al primo volume dell’omonima raccolta (qui la recensione) che celebra quarant’anni di percorso nella musica. Il repertorio ripercorre la carriera dell’artista attraverso nuove riletture e arrangiamenti rinnovati, e mette in luce la profondità e l’evoluzione del suo universo espressivo.
Il tour si inserisce in un periodo particolarmente significativo della produzione di Chimenti. Alla pubblicazione dell’album si è infatti affiancata quella di “Senza fermata”, raccolta di dieci racconti (qui la recensione) che testimonia la naturale continuità tra la sua scrittura musicale e quella letteraria, entrambe animate dalla stessa sensibilità poetica e immaginifica. La tappa aretina ha così rappresentato un’ulteriore occasione per immergersi in un percorso artistico che continua a tessere musica, parole e visioni di rara intensità.
Dopo la data fiorentina, non potevo perdermi quella di Arezzo. Ogni concerto di Andrea Chimenti è un mondo a sé, con una sua anima; resta sempre una nicchia privilegiata in cui nutrirsi di musica e poesia. Andrea Chimenti (voce, chitarra e tastiere) è accompagnato sul palco da Francesco Cappiotti (chitarra, cori e tastiere), suo sodale di lunga data, al suo fianco dal vivo ormai da diversi anni. Produttore e polistrumentista, ha condiviso con Chimenti anche la realizzazione di “Del mio cuore in fondo”, curandone la produzione artistica e gli arrangiamenti. Cappiotti, inoltre, è il motore creativo e chitarrista dei veronesi The Last Drop of Blood. A rendere la serata ancora più significativa è stata anche la presenza di un ospite speciale a sorpresa, salito sul palco per un brano. Ma di questo parleremo più avanti…

Il concerto si apre fra le stelle, quelle stelle che “cadono e si incendiano” di Milioni, avvolgente brano contemplativo tratto dallo straordinario “Il deserto la notte il mare”. L’immensità del cielo lascia poi spazio alla luce diafana e ammaliante della luna e il suo bagliore accompagna l’ascolto di A Stain in the Moonlight. Il brano, scritto da Francesco Chimenti e pubblicato originariamente nell’audiolibro “L’organista di Mainz”, rivive oggi in una nuova veste su “Del mio cuore in fondo”, con la partecipazione della cantautrice americana Tori Sparks. Sul palco, l’incedere delle due chitarre avvolge l’inconfondibile voce di Chimenti, esaltandone le sfumature e delineando fin dalle prime battute il carattere intimo del concerto
I primi due brani schiudono una dimensione cosmica che conduce inevitabilmente alla poesia, parte integrante del percorso artistico e creativo di Chimenti. L’artista passa alle tastiere, e il timbro pianistico si fonde con le sonorità dense e sanguigne della chitarra di Cappiotti: un frammento di pura intensità. Prende così forma Garcia, libero adattamento di una poesia di Federico García Lorca dedicata al poeta spagnolo Antonio Machado, il cui mondo folle e visionario si fa canto: il poeta come sciamano della parola, che interroga il senso nascosto della vita. Da qui, come attratti da un vortice di intatto lirismo, ci si immerge nelle note di Cori descrittivi di stati d’animo di Didone: sono i tempi de “Il porto sepolto” (2002), quando Andrea mise in musica alcune poesie di Giuseppe Ungaretti. Come se l’universo rispondesse ad un arcano richiamo, proprio durante l’esecuzione di questi due brani un lieve e persistente vento accarezza il pubblico, rapito nell’ascolto.
Il percorso sonoro della serata ci conduce non solo nella storia creativa di Chimenti, ma anche in quella delle sue preziose e innumerevoli collaborazioni: incontri artistici e umani di grande valore. Prende così vita Ti ho aspettato (I Have Waited for You), intenso episodio musicale de “L’albero pazzo “(1996), valorizzata nella sua versione originale dal sodalizio con David Sylvian, una delle voci più autorevoli e affascinanti della musica internazionale. Un incontro artistico e umano di immenso spessore, racconta Chimenti, avvenuto nell’era in cui non c’era ancora internet, lui che viveva fra Arezzo e Firenze e Sylvian a Minneapolis, collaborare non è stato facile; si sono spediti il nastro per posta aerea ed il testo è stato coscritto utilizzando il fax. Era il tempo in cui ogni situazione si sviluppava con enorme lentezza, ma proprio quel tempo dilatato ha dato vita a una composizione immortale.

Per tutta la serata, l’Arena Eden alterna un silenzio quasi mistico, rotto soltanto da applausi generosi e interminabili.
Prima di eseguire il brano successivo, Chimenti racconta l’aneddoto del meraviglioso ed emozionante incontro con Mick Ronson, che curò la produzione di “Canto pagano”, secondo album in studio dei Moda, pubblicato nel 1987. Annuncia poi con entusiasmo: «Avremo il piacere di ospitare sul palco con noi un altro membro dei Moda e vorrei invitare Fabio Chiappini a fare Canto Pagano.» Accolto da un caloroso applauso, Fabio Chiappini raggiunge Chimenti e Cappiotti alle tastiere, riportando idealmente il concerto alle origini dei Moda. Il brano ritrova così uno dei suoi interpreti storici, in un momento dal forte valore simbolico oltre che musicale.
Dopo questo tuffo nel passato, il concerto torna quindi alle atmosfere de “Il deserto la notte il mare” con Allodola nera, brano che nella versione in studio vede la partecipazione di Ginevra Di Marco e che dal vivo conserva sempre intatta la sua intensa forza evocativa. Tra le collaborazioni più significative del percorso di Chimenti spicca anche quella con Gianni Maroccolo, che nel 1992 produsse “La maschera del corvo nero e altre storie”, sua prima opera solista, suggellando un sodalizio artistico destinato a protrarsi nel tempo. Da quel disco prendono corpo sonoro La chiave e Amani, due tasselli fondamentali per comprendere le origini del suo percorso da solista.
Dopo questo sguardo alle radici del suo cammino artistico, la scaletta si snoda tra le diverse anime della sua produzione, conducendo il pubblico verso un momento quasi di “rottura” con Ora o mai. Il brano racconta il desiderio di sparire, di fuggire da tutto: una canzone intensa e immediata, sorretta da un’atmosfera ineluttabile.
Da qui prende forma quello che Chimenti definisce, con un sorriso, “il trittico della morte”: tre brani in sequenza che, racconta, non parlano di morte ma mettono ogni volta lui e Cappiotti in crisi, al punto da non sapere se riusciranno ad arrivare fino in fondo. Con La cattiva amante, Bambino e L’albero pazzo il concerto raggiunge così uno dei suoi vertici emotivi. La cattiva amante apre questa intensa triade con un piano oscuro e cori che amplificano una tensione poetica palpabile. I suoni sembrano arrivare da un’altra dimensione, creando un’atmosfera misteriosa in cui la voce di Chimenti, intatta, rifulge per bellezza e profondità. In Bambino sono i volteggi vocali e i cori ad accompagnare una dimensione dolente, mentre la chitarra calda di Cappiotti, venata da tonalità quasi andaluse, avvolge la malinconia del testo e ne acuisce il senso di smarrimento e desolazione. Con L’albero pazzo la tensione raggiunge il suo apice: l’incipit sembra arrivare da un bosco lontano, quasi primordiale. Mentre continua a suonare le tastiere, Chimenti percuote il tamburello fissato di lato: il suo battito scandisce il tempo con severità e si fonde al pathos della chitarra di Cappiotti, austera e tagliente, utilizzata anche come elemento percussivo. Sono dettagli che conferiscono al brano una tensione inesorabile. Alla fine del trittico, Chimenti e Cappiotti sono ancora lì, sul palco, usciti indenni dalla tempesta sonora e pronti a dire di aver sconfitto la “morte, fino all’ultima goccia di sangue”.

Il concerto ci avvolge nel suo magico fluire; i brani eseguiti ci coccolano e fra le note Chimenti alterna momenti di racconto: ricordi, schegge di vita vissuta, riflessioni. È sempre così nei suoi spettacoli dal vivo; un modo per andare ancora più a fondo nella sua storia. Ci si addentra nel suo vissuto per cercare di cogliere la visione che ha generato ogni creazione. Sono parole rivolte a tutti noi, eppure assumono un tono confessionale, come in un ritrovo tra pochi amici. La dedica che precede questo brano arriva ogni volta dritta al mio cuore. La riconosco fin dalle prime parole: è uno di quei momenti che, concerto dopo concerto, continuano a emozionarmi. Ora è Maestro Strabilio a regalarci momenti preziosi; Chimenti e Cappiotti entrambi alla chitarra aprono un varco di pura commozione, con il Maestro Strabilio che continua a rivivere in questo toccante tributo.
Il pubblico dell’Arena Eden non sembra intenzionato a lasciar terminare la serata: gli applausi si fanno sempre più insistenti, Chimenti e Cappiotti tornano sul palco per i bis. Il primo prende vita con Yuri, con Cappiotti che passa dalla chitarra alle tastiere, aggiungendo una nuova profondità all’arrangiamento. È l’inizio del commiato di questo viaggio, con brani appartenenti a epoche diverse del suo percorso, da Sangue (Tempesta di fiori, 2010), L’uomo dei sogni (Canto pagano/Moda, 1987), fino all’immancabile omaggio a David Bowie con Lazarus.
Ma l’Arena Eden continua a chiedere ancora musica: richiamati nuovamente sul palco, i due musicisti concedono un secondo bis con A Stain in the Moonlight, riportando il concerto là dove tutto era cominciato e chiudendo la serata con un suggestivo ritorno alle sue atmosfere iniziali: magiche, autentiche e vivide.
Diciannove brani, un’ora e mezza di concerto in cui il tempo è volato via leggero e intenso, senza che il flusso musicale creato da Chimenti e Cappiotti conoscesse un solo momento di cedimento. Nessun inciampo, solo meraviglia.

Un grazie di cuore a Michela Fiorucci per gli scatti che accompagnano questo articolo, capaci di catturare l’atmosfera intensa della serata.
Setlist:
01. Milioni (“Il deserto la notte il mare”, 2021)
02. A Stain in the Moonlight (pubblicato per la prima volta nella prima edizione dell’audiolibro “L’organista di Mainz”, 2020)
03. Garcia (Il deserto la notte il mare, 2021)
04. Cori descrittivi di stati d’animo di Didone (“Il porto sepolto”, 2002)
05. Ti ho aspettato (I Have Waited for You) (“L’albero pazzo”, 1996)
06. Canto pagano (“Canto pagano”/Moda, 1987)
07. Allodola nera (“Il deserto la notte il mare”, 2021)
08. Ora o mai (“L’albero pazzo”, 1996)
09. La cattiva amante (“Vietato morire”, 2004)
10. Bambino (“Il deserto la notte il mare”, 2021)
11. L’albero pazzo (“L’albero pazzo”, 1996)
12. La chiave (“La maschera del corvo nero e altre storie”, 1992)
13. Maestro strabilio (“L’albero pazzo”, 1996)
14. Amani (“La maschera del corvo nero e altre storie”, 1992)
Encore:
15. Yuri (“Yuri”, 2015)
16. Sangue (“Tempesta di fiori”, 2010)
17. L’uomo dei sogni (“Canto pagano”/Moda, 1987)
18. Cover _ Lazarus (“Black Star”/ David Bowie, 2016)
Encore 2:
19. A Stain in the Moonlight


